Processo affiliati clan Zonno, 13 condanne. Tra le piazze di spaccio c’era Bitonto

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Nascondendo le dosi nei muretti a secco in campagna e minacciavano i "clienti" per imporre pagamenti regolari
Il gup del Tribunale di Bari Giovanni Abbattista ha condannato 13 persone a pene comprese fra i 14 anni 4 mesi e i 10 mesi di reclusione e ne ha assolte 6 al termine del processo con rito abbreviato nei confronti di presunti affiliati al clan Zonno, accusati di traffico di droga da Albania e Campania verso la Puglia. Le centrali di spaccio erano i comuni dell'hinterland barese, in particolare Toritto, Binetto, Grumo Appula, Bitonto e Palo del Colle. A capo della presunta organizzazione criminale c'erano, secondo l'ex pm Antimafia di Bari Ciro Angelillis, il pluripregiudicato di Toritto Cosimo Zonno e suo figlio Vincenzo, condannati rispettivamente a 14 anni e a 13 anni e 10 mesi di reclusione. Secondo i carabinieri, gli imputati controllavano lo spaccio di droga sul territorio nascondendo le dosi nei muretti a secco in campagna e, in alcuni casi, non esitavano a fare ricorso alla minaccia delle armi per garantire la regolarità dei pagamenti da parte dei "clienti".
Condanna a 14 anni e 4 mesi di reclusione per il pregiudicato Trifone Derosa e a 14 anni per Michele Paccione, ritenuti dagli investigatori componenti del "gruppo dirigente" del clan. Per i presunti spacciatori condanne tra i 6 anni e 6 mesi di reclusione e i 10 mesi.
Oltre 40 gli episodi di spaccio contestati, tutti risalenti al 2011. Tredici dei 19 imputati furono arrestati l'11 febbraio 2014. Tra loro anche Giuseppe Angiola, accusato di essere il custode delle armi del clan e oggi assolto «per non aver commesso il fatto». Una perizia disposta dal Tribunale ha infatti stabilito che nelle intercettazioni che lo avevano incastrato, la voce non appartenesse a lui. È stato scarcerato alcuni giorni fa, dopo un anno di custodia cautelare.
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