Nessuna risposta a 15 interrogazioni, il consigliere Intini si rivolge al prefetto

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La legge e i regolamenti comunali impongono al sindaco o agli assessori da lui delegati di rispondere entro 30 giorni
Quindici in meno di due anni: sono le interrogazioni a risposta scritta presentate dal consigliere comunale Paolo Intini, il quale in una lettera al prefetto di Bari Antonio Nunziante lamenta la mancata risposta da parte del sindaco o degli assessori da lui delegati.
Sette interrogazioni riguardano i cimiteri di Bitonto e frazioni (protocollate fra aprile 2013 e dicembre 2014), una il Centro Commerciale Narurale (settembre 2013), due la piscina comunale (settembre e novembre 2014), una l’Imu (dicembre 2014), una la Iuc (dicembre 2014), una il Cosap (dicembre 2014), una il valore delle aree fabbricabili (gennaio 2015) e una il verde pubblico e l’arredo urbano (gennaio 2015).
In premessa, Intini precisa di aver presentato il 26 gennaio scorso formale richiesta al segretario generale del Comune di Bitonto, affinché «provvedesse a canalizzare le interrogazioni poste dallo scrivente all’organo politico competente (Il sindaco o gli assessori da lui delegati e competenti, a seconda della materia trattata nelle singole interrogazioni)».
Il consigliere Pd specifica inoltre: «Per l’organo politico competente vi è l’obbligo di curare la confezione delle prescritte risposte allo scrivente, in qualità di consigliere comunale interrogante, sulla base dei dati e delle informazioni fornitegli dall’organo burocratico tecnico amministrativo competente, depositario degli atti e dei provvedimenti richiamati dalle interrogazioni medesime.
Intini richiama poi i riferimenti normativi: «Ai singoli consiglieri comunali spettano, nell’ambito dei poteri d’iniziativa loro riconosciuti dall’ordinamento (art. 43 comma 1 del vigente Tuel), spazi di intervento (mozioni, interrogazioni e interpellanze) disciplinati dallo stesso Testo unico degli enti locali e dal regolamento consiliare. Alle interrogazioni poste dai consiglieri comunali aventi diritto di accesso agli atti vanno date risposte complete ed esaustive. Secondo una sentenza del Consiglio di Stato del 9 dicembre 2004, ai sensi dell’art. 43 comma 2 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, i consiglieri comunali hanno diritto di accesso a tutti gli atti che possano essere di utilità all’espletamento del loro mandato anche al fine di permettere di valutare, con piena cognizione di causa, la correttezza e l’efficacia dell’operato dell’amministrazione nonché per esprimere un voto consapevole sulle questioni di competenza del consiglio e per promuovere, anche nell’ambito del consiglio stesso, le iniziative che spettano ai singoli rappresentanti del corpo elettorale; conseguentemente, l’esercizio di tale diritto non riguarda soltanto le competenze attribuite all’organo collegiale ma, essendo riferito all’espletamento del mandato, investe l’esercizio del “munus” in tutte le sue potenziali implicazioni, per consentire la valutazione della correttezza ed efficacia dell’operato dell’amministrazione. A differenza dei soggetti privati, il consigliere comunale non è tenuto a motivare la richiesta di accesso ai documenti amministrativi, né l’ente ha titolo per sindacare il rapporto tra la richiesta di accesso e l’esercizio del mandato, in quanto, altrimenti, gli organi dell’amministrazione sarebbero arbitri di stabilire essi stessi l’ambito del controllo del proprio operato».
L’articolo 43 del Tuel (diritti dei consiglieri), citato nella sentenza del Consiglio di Stato, recita: «I consiglieri comunali hanno diritto di iniziativa su ogni questione sottoposta alla deliberazione del consiglio. Hanno inoltre il diritto di chiedere la convocazione del consiglio e di presentare interrogazioni e mozioni. I consiglieri comunali hanno diritto di ottenere dagli uffici del Comune nonché dalle loro aziende ed enti dipendenti, tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all’espletamento del proprio mandato. I consiglieri sono tenuti al segreto nei casi specificamente determinati dalla legge. Il sindaco o gli assessori da lui delegati rispondono, entro 30 giorni, alle interrogazioni e ad ogni altra istanza di sindacato ispettivo presentata dai consiglieri. Le modalità della presentazione di tali atti e delle relative risposte sono disciplinate dallo statuto e dal regolamento consiliare. L’articolo 13 comma 2 dello Statuto comunale e l’articolo 6 comma 2 del Regolamento consiliare approvato nell’aprile 2003, disciplinano le modalità della presentazione di tali atti e delle relative risposte. Il Regolamento consiliare stabilisce: “Il sindaco o l’assessore da lui delegato rispondono, entro 30 giorni, alle interrogazioni dei consiglieri. La risposta è data, di norma, nella prima adunanza del consiglio comunale che si tiene entro il termine di cui sopra. Nel caso in cui entro il termine predetto non si tengono adunanze del consiglio, la risposta è data per iscritto“.
Intini sottolinea che le interrogazioni, così come le interpellanza e le mozioni, rappresentano il patrimonio di azioni a disposizione del consigliere comunale per ottenere una risposta scritta su argomenti di interesse collettivo comunale.
«I consiglieri comunali, per poter esercitare il proprio mandato, verificando e controllando il comportamento degli organi istituzionali decisionali del Comune, possono accedere agli atti e ai provvedimenti amministrativi (a differenza di quanto “normalmente” previsto dalla L. 241/1990 per il cittadino che può accedervi soltanto con idonea motivazione e concreto interesse) in forza dell’espletamento del proprio mandato politico amministrativo (articolo 43 comma 2 del vigente Tuel), senza che da parte sua l’amministrazione sia legittimata ad alcuno scrutinio e sindacato del collegamento tra la predetta motivazione di verifica e controllo e la documentazione che le è stata richiesta».
«Le interrogazioni da lui inoltrate – precisa Paolo Intini – fatta salva ogni verifica di procedibilità formale e sostanziale, esigono una risposta scritta solo da parte degli organi di governo, poiché non trovano alcun legittimo fondamento nell’individuazione del destinatario, fatto coincidere con il segretario del Comune di Bitonto. Il segretario comunale non ha potere di sprone nei confronti degli organi di governo in merito ai tempi di risposta alle interrogazioni poste dal sottoscritto».
Il consigliere comunale sottolinea inoltre che «ad alcune interrogazioni da lui poste vi sono state rarissime e laconiche risposte, caratterizzate da insufficienza e incompletezza di dati e di notizie; ad altre e molteplici interrogazioni da lui poste non vi sono state risposte scritte dagli organi di governo. Vi è un precedente esposto presentato il 2 aprile 2014 dallo scrivente al prefetto di Bari in merito ad altre interrogazioni, riscontrato con nota prefettizia (protocollo n.14307 Area II-Enti locali dell’8 aprile 2014 (indirizzata al sindaco del Comune di Bitonto) per sollecitarne le relative risposte».
Paolo Intini lamenta dunque «una palese violazione di disposizioni legislative e regolamentari, addebitabile all’insistenza dei medesimi organi di governo a negare risposte, con l’assunzione di un atteggiamento decisamente arrogante, antidemocratico e allo stato impunito».
Il consigliere Pd richiede dunque al prefetto di Bari di «intervenire presso i medesimi organi di governo del Comune di Bitonto a fornire notizie su quanto segnalato e sulle iniziative intraprese e che si intendono intraprendere, nonché ad ottemperare a quanto normativamente stabilito in merito al rispetto dei tempi e delle modalità delle risposte alle interrogazioni poste, utili all’espletamento del proprio mandato e quindi all’esercizio delle proprie funzioni di consigliere comunale».
«Il rispetto dei regolamenti e del ruolo dell’opposizione è il cuore della democrazia. Se continuerà a mancare questo, signor prefetto, ci si domanda se abbia ancora un senso, per il sottoscritto, continuare ad esercitare il proprio mandato elettivo», conclude Intini nella sua lettera.
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