Apre i battenti la Casa per padri separati della Caritas diocesana Bari-Bitonto

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A Modugno in via Roma 105, nell'immobile donato dalla signora Maria Scioscia
Presentato ufficialmente nella Parrocchia Immacolata di Modugno il progetto OSA (Oasi Strade Aperte) della Caritas diocesana Bari-Bitonto, rivolto ai padri separati.
Relatori don Vito Piccinonna direttore della Caritas diocesana, Orazio Zaccheo coordinatore del progetto, don Franco Lanzolla direttore dell’ufficio pastorale familiare dell’arcidiocesi Bari-Bitonto, la dirigente dei Servizi sociali del Comune di Modugno Maria Battista, l’assessore al Welfare del Comune di Bari Francesca Bottalico e monsignor Francesco Cacucci arcivescovo della diocesi Bari-Bitonto. Ha moderato l’incontro Vito Mariella di TagMagazine.
Molti i ringraziamenti fatti da don Vito Piccinonna, che ha letto in apertura la mail di un padre disabile separato che sopravvive con poco più di 400 euro al mese. «Il servizio della Chiesa è intessuto di amore e di cura. Al centro di tutto ci sono storie concrete. A nome dell’equipe di OSA ringrazio tutti quelli che ci hanno aiutato a compiere questo progetto. Il primo grazie è a Dio. Grazie anche al nostro vescovo per aver voluto quest’opera. Un grazie va anche ai parroci di Modugno. Un ricordo va anche a don Diana. OSA ha a cuore tutta la famiglia non solo i padri separati. OSA investe nella carità preventiva. La Bosh di Bari ci ha donato viveri e una cucina. Ma il più grande grazie – ha concluso – va a colei che ci ha donato la sua abitazione e che ha permesso che questo sogno si realizzasse: Maria Scioscia».
Per Zaccheo «OSA è un’opera segno. Si pone come obiettivo la relazione umana. Ospiterà 6 posti letto e ci sarà un’equipe formata da una psicologa, un avvocato, un operatore della quotidianità e molti educatori. 8-12 mesi sarà il periodo di permanenza dei padri, non prorogabile. È previsto un laboratorio artigianale, tecnologico e un orto didattico con una serie di colloqui tesi a riallacciare i rapporti con i figli ed eventualmente con l’ex coniuge. OSA è la prima esperienza del genere nel Mezzogiorno. OSA sarà una piccola comunità nella comunità».
Per don Franco è necessario che «il soggetto maschile non rimanga solo. Noi nei dormitori vediamo questi enormi disagi dei padri separati. Nella chiesa di Santa Fara vediamo sempre uomini e donne divorziate e ci incontriamo per capire i loro problemi. Non vogliamo sostituirci alle istituzioni ma vogliamo mettere in primo piano il valore delle relazioni. OSA è un luogo dove un padre potrà stare con i figli piuttosto che in un bar a mezzanotte solo con tutti i rischi che si corrono».
Sul fronte istituzionale hanno parlato Battista e Bottalico. La prima ha spiegato come «il problema dei padri separati ha una grande rilevanza sociale. I tribunali spesso adottano provvedimenti molto penalizzanti per i padri. Siamo disponibili a collaborare attraverso una rete in comune. Ringrazio don Vito per averci aiutato in un caso specifico di un padre separato che non aveva più un tetto per dormire. La Caritas è stata decisiva».
L’assessore Bottalico ha dichiarato: «Io qui sono un’ospite. Mi sembra che il tema centrale sia quello dell’ascolto. Abbiamo intenzione di avviare tavoli permanenti sul tema della povertà».
Ha concluso la presentazione monsignor Cacucci, per il quale «Papa Francesco richiama spesso una definizione di Chiesa come “ospedale da campo”. La Chiesa è sempre stata un ospedale da campo. Noi siamo chiamati a questa metafora perché ci sono spesso emergenze. Le istituzioni, in tal senso, servono perché si vada incontro al bene comune. Compito della Chiesa è essere parte dello Stato. Noi dobbiamo essere operatori dell’amore di Dio. Queste divisioni tra Stato e Chiesa sono inutili e dobbiamo sentirci manifestatori del dono della gratuità».
A conclusione dei discorsi, i relatori e le persone intervenuti alla presentazione si sono riversati in via Roma 105, sede della Casa dei padri separati.
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