Spese folli all’Asl Bari, le controdeduzioni di Colasanto

La Redazione
Domenico Colasanto

Il direttore generale, rispettando i tempi che gli erano stati concessi dalla Regione Puglia, ha consegnato la relazione agli ispettori del ministero dell'economia

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Le pesanti accuse contenute nella relazione della ragioneria generale dello stato, articolate in 63 punti contestati alla dirigenza della terza azienda sanitaria più grande d’Italia, la Asl di Bari, sarebbero state smontate pezzo per pezzo dal direttore generale, il bitontino Domenico Colasanto, il quale ha rispettato i termini temporali imposti dalla Regione Puglia per presentare le relative controdeduzioni. I contenuti, per il momento, sono riservati. La relazione del dg Colasanto è ora al vaglio dei tecnici dell’assessorato alla sanità, i quali nell’avviare l’istruttoria dovranno poi fare le valutazioni del caso.

Le contestazioni mosse dal ministero dell’economia coprono un arco temporale che va dal 2008 al 2012. Colasanto – va precisato – ha assunto la direzione dell'Asl di Bari a luglio 2011. Ai 63 punti evidenziati nella relazione ministeriale, evidenziati come maggiori criticità, il manager dovrà trovare risposte esaurienti e soprattutto convincenti, per giustificare i circa 26 milioni di euro spesi, secondo alcuni in modo scriteriato,  e che costituirebbero il danno erariale causato da violazioni sulle prestazioni aggiuntive dei medici, dai numerosi buchi di bilancio causati da parcelle particolarmente salate pagate ad alcuni professionisti.

Ma lo scandalo venuto a galla – come ribadiscono dalla Asl – è tutto da verificare.

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