Il “pupazzo monello” di Nicola Bonasia sulla passerella di AltaRoma

© n.c.
Un capospalla da uomo creato dallo stilista bitontino per la sfilata degli studenti dell'Accademia Internazionale d'Alta Moda e d'Arte del Costume Koefia di Roma
«Sin da piccolo, quando mia madre mi si sedeva accanto sul divano per guardare la televisione, insieme al babbo, mi faceva schizzare qualche figurino. Disegnavo solo quello: donne con abiti bellissimi». Sembrerebbe l’inizio di una favola, invece è l’inizio di una forte passione. Quella di un bitontino trapiantato a Roma. Si tratta di Nicola Bonasia, attualmente iscritto all’Accademia Internazionale d’Alta Moda e d’Arte del Costume Koefia, storica accademia romana specializzata nella modellistica e confezione di capi di altissima rifinitura.
Una passione maturata inconsapevolmente da bambino, quella di Nicola, che cominciando col disegnare scarabocchi su fogli di carta, è poi passato a divertisti creando con stoffe qualsiasi, da quelle delle tovaglie agli scarti, inventando storie e abiti per le eroine protagoniste delle sue fantasie, che pian piano prendevano forma materiale, tangibile nelle sue prime creazioni.
«Riempivo i diari dei miei compagni di classe con abiti e figurini dalle pose più assurde. Alcuni di loro hanno conservato quei disegni e a volte capita che li ritrovino e me ne rendano partecipe».
A fine liceo, dopo aver acquisito la maturità scientifica, giunge per Nicola la consapevolezza di voler intreprendere un percorso di studi il più affine possibile alla sua vera passione e in cui poter concentrare tutto il proprio essere: l’arte del vestire. «Per me non si trattava della moda in genere, quella che si vede in televisione o sui giornali. Volevo apprendere tutti i segreti che ci sono dietro: come è fatto un vestito, come si “regge in piedi”, cosa lo rende unico».
Da qui la decisione di iscriversi al corso triennale di Scienze e Tecnologie della Moda, all”Università di Bari, dove però riscontra troppa teoria e poca pratica. Concluso il percorso universitario, è riuscito a trovare il luogo perfetto in cui affinare la propria specializzazione: l’Accademia Internazionale d’Alta Moda e d’Arte del Costume Koefia, dove approfondire finalmente la sartoria.
«Il percorso triennale dell’accademia parte con i fondamenti di disegno e illustrazione grafica, per poi passare ad un intenso secondo anno di modellistica direttamente su manichino, studiando anche il metodo industriale. Il terzo anno è pienamente dedito alla confezione e alle tecniche di alta sartoria, dove ho finalmente imparato i segreti e la bellezza nascosti dietro gli abiti realizzati con la sapienza e la vera arte di fare moda».
L’Accademia, oltre agli esami finali, offre ai propri studenti un’importante opportunità: far sfilare un capo, completamente proprio, durante AltaRoma, weekend lungo dedicato all’alta moda.
Tema di quest’anno è il linguaggio delle immagini, suddiviso in cinque macrotematiche: infanzia, fumetti, subliminale, mass media e pubblicità. Nicola rientrava nel gruppo dei fumetti e ha portato in passerella il suo “pupazzo monello”, una creazione non ispirata ad un fumetto in particolare, ma al design e all’estetica della concezione e realizzazione dello stesso. Elementi di ispirazione la vignetta, le bordature, l’impaginazione stessa del fumetto con la sua struttura, i codici, i fondali delle immagini. Il tutto interpretato in chiave ironica e comica.
«Si tratta di un cappotto in denim grezzo di cotone bianco sporco, dalla linea Balenciaga, a kimono per via delle sue cuciture e tagli. La forma è leggermente ad uovo, profilato con una passamaneria rosso e nera da me stesso creata, che andava a definire il “pupazzo” . All’interno ho utilizzato una fodera a righe fantasia», ci racconta.
Oltre al cappotto, l’outfit prevedeva un top con stampa a fumetti e dei pantaloni avorio a vita alta decorati da pennellate nere apportate dallo stesso stilista, e sul capo un simpatico cappello a forma di barchetta. A completare il tutto, due finte lunghe maniche della stessa stampa del top, che il modello trascinava con se, come una sorta di “coperta di Linus” che però poi perdeva durante la sfilata.
I 39 capi realizzati dagli studenti dell’Accademia sono stati presentati durante una sfilata che si è tenuta domenica scorsa nel borgo di Santo Spirito in Sassia, nell’ambito di AltaRoma ’14, quest’anno all’edizione numero 24.
«Amo i tagli dei capispalla maschili, le forme e il loro essere strutturati. Dallo stile femminile prendo la leggerezza, la sensualità, l’accuratezza, la tavola dei colori. Viene fuori una surreale forma di androginia, dove nessuno sa riconoscere se si tratti di uno stile maschile o femminile, in cui però si riscontra una certa armonia e bellezza delle forme che rendono il modello particolare e unico, a mio avviso». Un talento naturale, quello di Nicola Bonasia, nato da piccolo quando osservava la nonna e la zia cucire e ricamare. Un talento originale e attento nelle composizioni, nelle forme e nella qualità della fattura. Un talento alimentato non soltanto dall’amore e dalla passione, dalla coltivazione di un sogno, ma anche dalla voglia di studiare e perfezionarsi. Ne sentiremo sicuramente parlare.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!







Strisce blu e pass disabili, a Bitonto il sospetto degli abusi per non pagare