Dopo il paradiso, estate sulla graticola per il Bitonto affamato di futuro

Danilo Cappiello
Tifosi neroverdi in festa

Aspettando che qualcuno bussi alla porta della società, i tifosi neroverdi non vogliono rinunciare a sognare in grande

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In quest’ultima annata i ragazzi neroverdi hanno dato tutto. Ci hanno messo l’anima, il cuore, la passione e qualcosa in più. Ma ora come ora, tutto potrebbe risultare inutile. Non è bastato infatti centrare lo storico traguardo del triplete per far sì che, almeno quest’anno, qualcuno si affacciasse con prepotenza alle porte della società. Qualcuno che tendesse la mano destra per presentarsi, mentre con la sinistra reggesse una valigetta carica di progetti e speranze per l’us Bitonto. Qualcuno che prendesse il timone della società neroverde e tornasse a far navigare il Bitonto nel mare della serie D, e non negli stagni del campionato di Promozione. Serve qualcuno che voglia sposare un progetto serio, e che soprattutto abbia davvero fame di calcio.

Ad oggi però, nell’ambiente bitontino, sembra muoversi tutto ma è come se niente si stesse muovendo. Voci, parole, supposizioni, fantasticherie… Ma le realtà concrete? L’unica che si respira nell’aria è un'enorme nuvola d’incertezza che aleggia minacciosa sull’us Bitonto. E sarebbe un vero peccato lasciar morire una seconda volta il calcio a Bitonto, così come sarebbe dolorosissimo per i tifosi continuare a vedere la propria squadra agonizzante ogni anno. Sarebbe ancora un peccato, non poter più vedere l’afflusso di gente sorridente, che si dirige verso i cancelli in quel di Via Megra. Non poter più vedere la tribuna completamente piena già venti minuti circa prima dell’inizio della partita. Stare stretti tutti insieme, il fragore degli applausi al momento dell’ingresso in campo dei ragazzi, l’assordante urlo “Bi-ton-to, Bi-ton-to” quando i neroverdi creano la prima occasione da goal, o il boato di gioia quando i leoncelli si portano in vantaggio. Sarebbe un peccato se domani non si potessero riprovare le emozioni che ci hanno dato Nicolas Laviano o Emiliano Buttazzoni facendo goal, quando l’allora ragazzino ed oggi capitano Vincenzo Modesto esordiva con la maglia neroverde e segnava in casa la sua prima rete col Bitonto contro la Viribus Unitis. Non poter più restare sbalorditi davanti alle parate di superman Gaetano Lattanzi o di gatto Antonio Galeano, due dei migliori portieri che abbiano giocato col leone cucito sul petto. Non poter più assistere alle partite batticuore come lo scontro salvezza col Genzano, o quello contro il Grottaglie, dove una magia del bitontino Logrieco salvò il Bitonto. O ancora i successi mai dimenticati, come quel 2-1 in rimonta contro il Pomigliano, o quel 5-3 al Sant’Antonio Abate, fino ad arrivare ai giorni nostri in quel 13 marzo quando nel cielo di Rutigliano il Bitonto ha sollevato in aria la sua prima Coppa Italia.

E ci sarebbe molto altro da poter ricordare, perché la storia del Bitonto vanta pagine ricche di goal ed emozioni. Oggi invece è come una penna di valore ma priva d’inchiostro, che le consenta di scrivere ancora pagine gloriose.

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