Polverone Tares, Natilla precisa: “Valutazioni personali, non parlavo a nome della Commissione”

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"Il termine noi era da intendersi alla stregua di un pluralis maiestatis riferito esclusivamente alla mia persona", chiarisce il presidente della Commissione di Controllo e Garanzia
A seguito delle dichiarazioni rilasciate a margine dell'ultimo consiglio comunale, in cui biasimava il metodo di ricostituzione dell'Ufficio Tributi da parte dell'amministrazione Abbaticchio, il consigliere comunale Pd Franco Natilla, che era stato intervistato in veste di presidente della Commissione di Controllo e Garanzia, ha ricevuto dure critiche per aver parlato al plurale. Prima da tre componenti della stessa Commissione (i consiglieri Pasquale Carelli, Filippo D'Acciò e Francesco Rutigliano), poi da parte del Psi cittadino. Critiche strumentali, ritiene Natilla, che ha scritto una nota di replica.
Riceviamo e pubblichiamo:
«Non immaginavo che con una intervista sull’affair Tares avrei creato tanto scompiglio.
Sembra chiaro come sia stato toccato il nervo scoperto di qualcuno. A questo punto ritengo doverose alcune precisazioni al riguardo.
Al contrario di alcuni censori dell’ultima ora, io sono un libero cittadino, sono un consigliere comunale libero che mai ha portato il proprio cervello all’ammasso.
Spiace che si continui a speculare sulla mia volontà di “coinvolgere” la Commissione di Controllo in valutazioni che erano e restano mie. Reputo del tutto fuorvianti gli interventi e le opinioni che al riguardo sono state espresse.
Durante la riunione della Commissione consiliare di lunedì 10 febbraio u.s. avevo chiarito l’accaduto e l’uso improprio del “noi”, visto che detto termine non poteva intendersi riferito all’esame dell’atto da parte della Commissione, considerato che detto esame non c’era ancora stato. Il termine “noi” era, quindi, da intendersi alla stregua di un pluralis maiestatis riferito esclusivamente alla mia persona in quanto, avevo già avuto la possibilità di conoscere il contenuto dell’atto in oggetto.
Ma la cosa più strana è che, nonostante l’episodio sia stato chiarito in sede di Commissione, alcuni commissari hanno poi ritenuto di stigmatizzare un comportamento i cui termini erano stati già discussi, definiti e, soprattutto, reciprocamente chiariti.
Non ritengo di aggiungere altro, tanto meno possibili dietrologie».
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