“Dateci il pane in cambio di lavoro”: disoccupati a Palazzo Gentile

Luciana Neglia
Palazzo Gentile

In sei hanno preteso delle risposte dalla vicesindaco Calò, scatenando una discussione negli uffici comunali

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“Siamo tutti disoccupati, non riusciamo a sfamare i nostri figli e a pagare le tasse”. E’ il grido di aiuto di sei padri di famiglia che questa mattina hanno discusso nei corridoi degli uffici comunali con la vicesindaco Rosa Calò, la quale ha cercato invano di smorzare i toni.

“Siamo qui per avere delle risposte, sempre se decidono di riceverci”, ci hanno spiegato. “Non pretendiamo un contributo gratuitamente, ma in cambio possiamo offrire la nostra manodopera. Il pane ce lo vogliamo guadagnare onestamente”. Sono ex lavoratori di un cantiere edile, che reclamano un sostegno economico per le loro famiglie, pronti a prestarsi a lavori di manutenzione e pulizia delle strade, dei giardini e degli stessi uffici comunali. Un patto equo, insomma, a differenza dei privilegi di cui godrebbero – a loro dire – 22 cittadini marocchini che risiederebbero gratuitamente in una palazzina nei pressi della chiesa di San Francesco. “Non capiamo perché agli stranieri offrono da mangiare, da dormire e 3 euro al giorno per gli extra. Noi, invece, abbiamo già ricevuto lo sfratto”.

“Siamo appena andati nello studio degli assistenti sociali a presentargli per l’ennesima volta la nostra situazione drammatica. Ci hanno risposto di ritornare martedì, ma noi come facciamo a dar da mangiare alle famiglie fino a martedì?”, hanno chiesto, disperati.

Uno di loro, in particolare, con le lacrime agli occhi ci ha confessato: “Sto perdendo la mia famiglia e i rapporti con loro perché non ho il coraggio di dirgli che non sono in grado di dargli un futuro. Mi vergogno di essere un padre che non riesce a sfamare i propri figli”.

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Commenti

  • mf1952 (utente non verificato)

    Il Paese più povero della Comunità Europea ha i politici meglio pagati che, non solo lavorano di meno, ma fanno carte false per rubare più degli altri. In un Paese dove un quarto della popolazione vive al limite della povertà come si può tollerare tutto questo? Forse siamo una società malata che non riesce a trovare dei buoni medici per curarsi.