A tu per tu con… Giuseppe Sangirardi

Danilo Cappiello
Giuseppe Sangirardi

Lavoro, sacrificio, personalità e grande esperienza hanno portato il centrocampista barese ad essere uno degli uomini fondamentali per il Bitonto

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In questa stagione, quando la squadra non è riuscita a costruire gioco e a prendere iniziative d’attacco, il numero 8 bitontino dall’alto della sua personalità e di un curriculum che parla da sé, con i suoi colpi e le sue giocate, ha preso per mano la squadra. Sia che ci abbia provato per vie centrali sia defilandosi per poi accentrarsi e concludere, è riuscito a creare seri pericoli per tutte le retroguardie avversarie. Allenatore in campo e con una grande carriera alle spalle, a raccontarsi per i lettori di BitontoLlive questa settimana è Giuseppe Sangirardi. Il centrocampista classe 1976 è il vero motore pulsante del centrocampo neroverde: vederlo schierato tra gli undici titolari è una vera e propria garanzia di qualità e quantità in mezzo al campo.

Tre anni a Noicattaro coronati anche da una stagione in C2. A livello personale ma anche a livello tecnico, quanto è importante per un calciatore confrontarsi con realtà di questo livello?
Giocare in quelle categorie è molto importante, anche perché si conoscono e si affrontano giocatori molto forti e altrettanto importanti. Credo comunque che per arrivare ad ottenere quei risultati sia molto importante la forza del gruppo, perché i singoli nomi vengono in secondo piano.

In mediana, al suo fianco, abbiamo visto sia Foggetti che Piperis, due giocatori con caratteristiche diverse. Vista la sua carriera, sente di poter essere un modello per questi ragazzi? E quali sono stati i suoi modelli ?
Essendo dei ragazzi intelligenti riescono a captare tutto quello di fondamentale che c’è da captare, così come in tutta la mia carriera ho fatto io che ho avuto modo di avere diversi modelli ai quali potermi ispirare. 

In campo la vediamo guidare i suoi compagni con grande attenzione. Le piacerebbe in futuro guidare una squadra dalla panchina?
Per il momento preferisco essere un allenatore in campo. La mia aspirazione, una volta appesi gli scarpini al chiodo, è quella di diventare direttore sportivo o direttore generale.

Il suo goal al fotofinish contro il Giovinazzo in coppa Italia ha regalato al Bitonto la qualificazione. Cosa ha provato in quell’istante? A chi dedica i suoi goal?
Credo che segnare comporti sempre una bella sensazione, anche perché il goal come si sa è frutto di tanti sacrifici in campo. Per la dedica dei goal dipende dalle circostanze, ma di solito li dedico in primis a mia moglie e poi al bene del gruppo, che è un gruppo unito.

Come vive le ore che precedono una partita? Ha dei riti scaramantici?
Ora le ore che precedono una partita le vivo in maniera abbastanza tranquilla, anche perché negli anni ho imparato a controllare e domare l’ansia che invece mi accompagnava costantemente ai miei esordi.

Nella partita contro il Lucera l’abbiamo vista discutere con il loro allenatore. Cos’è che l’ha infastidita del suo atteggiamento? E in generale quali sono gli atteggiamenti che non tollera?
Mi ha dato molto fastidio il fatto che stesse riprendendo un nostro giocatore in maniera veemente. Per quanto lui possa aver sbagliato, credo che se ci debba essere qualcuno da cui debba essere rimproverato, quelli siamo noi. Per il resto credo che tutto ciò che accade nei novanta minuti, inizia e finisce lì. L’importante è che non ci siano atteggiamenti scorretti dalla panchina.

Dopo un avvio stupendo, domenica è arrivata la prima sconfitta in campionato per il Bitonto e proprio nella partita più attesa contro l’ Altamura. Quanto è importante un giocatore con la sua esperienza, per mantenere comunque solido lo spogliatoio?
Essendo un gruppo molto compatto, come ho detto in precedenza, la sconfitta l’abbiamo già messa alle spalle, anche perché prima o poi sarebbe dovuta arrivare. Siamo consapevoli della nostra forza e sappiamo benissimo dove possiamo arrivare.

Domenica a Bitonto arriverà il Gargano terz’ultimo, ma vincente nell’ultimo turno contro una squadra ben attrezzata come il Modugno. Affrontando squadre di bassa classifica, non si corre il rischio di sottovalutare l’avversario?
Finora per fortuna non lo abbiamo mai fatto. Un aspetto fondamentale per fare bene è non guardare mai la classifica, né la nostra né quella dei nostri avversari. L’importante è scendere in campo e lottare per regalare gioie ai nostri tifosi.

Lei è un punto fermo di questa società. Quali sono le sue ambizioni future in neroverde?
Come primo cosa spero di chiudere in bellezza questa stagione. Poi spero di restare un altro anno almeno, e giocare con questa maglia anche l’Eccellenza.

Domenica lei e Roselli siete andati a calmare i tifosi, stanchi dell’ennesimo torto arbitrale subito. Lei cosa ne pensa dei continui “orrori arbitrali” inflitti al Bitonto?
Conoscevamo già il Signor Lillo della sezione di Brindisi, per il suo arbitraggio discutibile lo scorso anno nella gara contro il Modugno. Per quanto difficile possa risultare in quei momenti, non bisogno perdere la pazienza, essere impulsivi e aggredire verbalmente l’arbitro. Ci vogliono tranquillità e lucidità. A calmare i tifosi siamo andati io e Roselli perché credo che in quel frangente fosse molto importante dare il buon esempio a tutti.

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