“Stop al femminicidio: non più parole”, iniziativa ieri al Comune di Bitonto

Luciana Neglia
L'installazione a Palazzo Gentile

La vicesindaco Calò: “Costruiremo insieme un percorso di pari opportunità”

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128 paia di scarpe rosse, come i 128 casi di femminicidio registrati nel 2013. Rosse come il sangue versato per mano di mariti e parenti. Simbolica l’iniziativa organizzata dall’associazione Io sono mia la quale si è occupata della raccolta delle scarpe sistemate ieri sulla scalinata del Comune di Bitonto in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Giornata di riflessione indetta nel 1999 dall’Onu.

Si è concluso con il convegno ““Stop al femminicidio: non più parole”  il ciclo di cinque giornate dedicato alla violenza di genere, che ha visto susseguire diverse manifestazioni organizzate anche dalle associazioni Fidapa e Train with the best, Circolo Arci Tran de vie, Consulta del Volontariato e Centro di socializzazione Una… teca per tutti. Diverse realtà territoriali che hanno creato una rete con un comune obiettivo: realizzare momenti di confronto e riflessione, per sensibilizzare la cittadinanza su un problema tanto diffuso quanto sommerso.

All’incontro che si è tenuto ieri sera nella Sala Degli Specchi a Palazzo di Città, Bitonto ha parlato di femminicidio e prevenzione per bocca di Anna De Vanna, presidente del Centro Antivolenza “La luna del Pozzo” di Bari e dell’associazione C.R.I.S.I.: “Il termine ultimo del traguardo di una donna non deve essere la denuncia, ma il superamento di questi episodi mediante azioni di sensibilizzazione. Solo quando si passa da una semplice adesione ad una vera e propria filosofia, le parole non bastano.”

Anche la criminologa e presidente dell’associazione “Io sono Mia”, Ivana Stellacci, ha parlato in termini di prevenzione: “Ci è stato affidato il coordinamento dell’evento One Billion Rising For Justice, un flash mob che si terrà a Bitonto il prossimo 14 febbraio, come già è stato realizzato in tutto il resto del mondo, per chiedere giustizia per tutte le donne vittime di violenza.”

I dati sono allarmanti: ogni 7 minuti un uomo tenta di uccidere una donna in quanto donna. Lo ha detto la docente Rosanna Perillo: “Le 128 donne morte fino ad oggi sono solo la punta dell’iceberg. C’è una parte sommersa che rappresenta i casi non denunciati. L’Italia infatti si colloca al 72esimo posto nella classifica in questione e questo a dimostrazione del fatto che alla base c’è un problema culturale. Le prime responsabilità vanno addebitate alle Istituzioni”.

E in quanto amministratore di un’Istituzione, ha parlato la vicesindaco Rosa Calò: “Il dibattito è vivo e lo dimostra la sala gremita di donne. Ci viene dunque un esempio di cittadinanza attiva, riferendomi alle volontarie che si sono messe in rete per un comune obiettivo. Il primo impegno da parte dell’amministrazione sarà infatti quello di chiamare intorno ad un tavolo tutte le nuove associazioni per poter intervenire anche in campo educativo. Costruiremo insieme un percorso di pari opportunità.”

Durante questo momento di riflessione, è emersa la necessità di far ascoltare anche agli uomini le varie storie di “donne in catene”, così come ha recitato la poetessa Carolina Abbaticchio, perché la violenza è un fenomeno trasversale che colpisce indipendentemente dagli status e dalle condizioni famigliari. Per poter abbattere “la cultura del possesso” è indispensabile un impegno politico e culturale da parte di tutti noi.

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