Si è chiusa ieri la mostra “Santi Medici tra arte e medicina”

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In occasione del finissage, presentato al Torrione Angioino il catalogo della rassegna, edito da Geo Arte
Prima la pioggia, poi il vento gelido, quindi il nevischio. Ieri sera l’inverno si è fatto annunciare in tutti i modi ma questo non ha impedito che, presso l’antico Torrione Angioino, si svolgesse il finissage della rassegna “Santi Medici tra arte e Medicina”, inauguratasi lo scorso 1 novembre.
Illustri relatori quali Don Ciccio Savino, Giuseppe Sylos Labini e Vito Caiati hanno presentato il catalogo ufficiale dell’esposizione, edito da “Geo Arte” e curato da Vito Caiati.
Don Ciccio Savino è il presidente della “Fondazione SS. Medici Cosma e Damiano Bitonto Onlus” che ha promosso, insieme all’associazione “Geo Arte”, questa grande collettiva di quasi 50 artisti. Don Ciccio ha ricordato che “il 2013 è un anno particolarissimo perché ricorre il cinquantenario della traslazione delle immagini dei due Santi dalla Chiesa di San Giorgio alla Basilica, il 30° anniversario della morte di mons. Aurelio Marena, vescovo di Bitonto e i 20 anni dalla nascita della Fondazione che presiedo. Per celebrare questa coincidenza di eventi ho pensato: perché non conciliare la figura dei Santi Medici con l’arte contemporanea? Proprio l’arte, strumento antitetico del potere, l’arte che interroga e indaga. I Santi Medici si sono distinti perché erano anargiri e quindi perché amavano davvero l’altro – che non era solo complemento oggetto del loro amore “agapàȏ”, bensì soggetto e destinatario”.
Giuseppe Sylos Labini, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Bari, ha espresso tutto il suo entusiasmo per questa mostra dato che in tal modo “l’Accademia di Bari si propone in maniera completa come ente didattico. L’Accademia ha infatti il dovere di proporsi nei progetti culturali e artistici più diversi: solo così può diventare a tutti gli effetti un laboratorio dell’arte. Selezionare i progetti per selezionare gli artisti che vi partecipano. Selezionare i docenti per selezionare un’offerta didattica che dev’essere all’altezza di una storia artistica della città di Bari che oggi stiamo dimenticando. Bari ha avuto grandi artisti nel suo passato, ma è al contempo senza memoria storica e la loro eredità sta andando persa perché nessuno ne coglie il valore. Questa rassegna ha visto partecipare artisti e studenti: una formula vivace che riesce sempre e che a me piace tanto perché le mostre per i nostri giovani creativi sono necessarie, come momento formativo e informativo. Il mio auspicio è che la cultura e le arti possano agire come medicina fisica e morale che curi le nostre coscienze”.
Le conclusioni della tavola rotonda sono state affidate a Vito Caiati, curatore artistico, che ha tuonato: “Vi immaginate oggi due medici che si presentano insieme e che non si fanno pagare? Vi immaginate un medico che vi cura non perché voglia trarne profitto ma solo perché è interessato alla vostra salute? Un medico che dialoga con il corpo del suo paziente, per curarne l’anima. Un medico che prima di curare l’altro, ha imparato a curare se stesso e a conoscere la propria essenza.
Solo chi ha prima conosciuto se stesso può conoscere l’altro, perché il sintomo e la malattia altro non sono che messaggi che il corpo esprime per segnalare un disagio interiore. Questo sono stati i Santi Medici: hanno fatto della medicina un’arte perché hanno capito che la malattia è il frutto di una sofferenza ed è quella sofferenza che va ristorata. Come? Aiutando il paziente a capire se stesso, stimolandone l’immaginazione. E’ quindi l’immaginazione che lo aiuta a rappresentarsi e a comprendere le radici del proprio male. La guarigione non è che un percorso personale che solo il paziente può seguire. Oggi invece ci troviamo di fronte spesso un medico che fa la sua diagnosi, ignorando le ragioni del malato e facendolo sentire estraneo a sé stesso. Questi Santi Medici hanno tanto da insegnarci e il loro insegnamento risulta di un’attualità sconvolgente ancora oggi.”
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