A tu per tu con Michele Roselli

Danilo Cappiello
Michele Roselli

Il giovane terzino del Bitonto, arrivato in estate, racconta di come si è ambientato e delle sue ambizioni

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Gran lottatore sulla fascia. Vedergli mollare un solo centimetro in ogni contrasto per la conquista del pallone è quasi impossibile. Anche dalla sua fascia di competenza, così come per quella opposta, è raro veder arrivare pericoli seri. Ottimo in fase difensiva e altrettanto in fase di spinta a sostegno della manovra d’attacco, Michele Roselli,classe 1994, si racconta in una breve intervista per i lettori di BitontoLive, spiega le ragioni della sua scelta di giocare per i colori neroverdi e ricorda i suoi esordi calcistici.

Lei ha esordito giocando da terzino, o ha cominciato in altri ruoli?
Da quando ho cominciato a giocare nei pulcini fino alla Juniores mi hanno sempre schierato da centrale difensivo. Ho cominciato a giocare da terzino una volta diventato titolare nel Minervino, ma se me lo si chiede posso fare entrambe le cose senza molte difficoltà.

Nel reparto difensivo ci deve essere una perfetta cooperazione di iniziative, tempi e movimenti. Come ci si sente quando si commette un errore individuale che poi potrebbe risultare fatale? E come ci si comporta invece quando a sbagliare è il proprio compagno di reparto?
La cooperazione in difesa durante la partita è fondamentale. Se commetto un errore a livello individuale mi arrabbio molto con me stesso anche se la cosa più importante è lasciarsi subito alle spalle l’errore appena commesso, per non rischiare di compromettere il seguito della gara. Se a sbagliare è invece un mio compagno di reparto, la cosa migliore da fare è cercare di incoraggiarlo, specie se è un under ed è ancora un po’ inesperto su come reagire all’errore commesso.

Come vive le ore che precedono una partita? Ha dei riti scaramantici?
Le ore che precedono un match le vivo in assoluta tranquillità prendendo informazioni sull’avversario che mi troverò di fronte in campo. Non ho particolari riti scaramantici ma prima di entrare in campo in ogni gara, prego.

A chi dedica i suoi goal?
Nella mia carriera finora ho avuto poca possibilità di segnare, ma quando è capitato il goal l’ho dedicato in primis a mio padre e a tutti i suoi sacrifici fatti per farmi arrivare fino a qui. Poi li dedico anche a mio nonno che sin da quando ho giocato nei pulcini ha sempre creduto in me, e la mia preghiera prima di scendere in campo va a lui.

Coma mai la scelta di giocare qui a Bitonto?
Se ora sono qui devo molto alle parole del mio amico Gaetano Lattanzi, il quale mi ha parlato molto bene di questa città e di questa squadra. E poi ho scelto di giocare qui anche per il progetto che ha intenzione di portare avanti la società, e per la presenza in squadra di giocatori come Terrone, Sangirardi e Roselli.

Come giudica questo gruppo, e che rapporto ha con i suoi compagni di squadra?
Il gruppo finora si è dimostrato ben affiatato e un ruolo importante lo giocano anche le persone che stanno fuori dal campo e vicine alla società. Con i miei compagni c’è un ottimo rapporto e per noi under gli scherzi sono all’ordine del giorno. Ma servono anche per farci ben integrare nel gruppo. Per quanto riguarda sempre noi under il metodo più utilizzato è quello della carota e del bastone, e credo sia anche giusto così.

C’è un giocatore che ha assunto come modello?
Attualmente il mio giocatore preferito è Maicon per la sua duttilità sulla fascia. Devo dire comunque che in tutte le squadre in cui ho giocato ho tratto sempre dei buoni esempi dalle persone che, vista la loro carriera, hanno più esperienza di me.

Nella partita casalinga contro il Monte Sant’Angelo l’abbiamo vista accennare ad una piccola reazione dopo aver subito un colpo proibito e poco sportivo. Quanto la infastidiscono queste provocazioni e quanto è dura mantenere la calma?
In quella circostanza la mia reazione fu sbagliata e fu frutto anche dell’ingenuità e della tensione agonistica del momento. Determinati atteggiamenti non mi infastidiscono perché vengono utilizzati da gente con grande esperienza su noi under, per farci cadere nella provocazione. L’importante però e non perdere mai la calma e non cedere a quelle provocazioni.

Domenica siete tornati subito alla vittoria dopo il pareggio col Bisceglie arrivato dopo un pieno di vittorie. Come avete vissuto quel pareggio all’interno dello spogliatoio?
In maniera tranquilla, anche perché è servito per farci restare con i piedi per terra così come ci ribadisce il Mister anche dopo una vittoria.

A prescindere dal vostro motto che è “Vivere alla giornata”, lei dove crede e spera che il Bitonto possa arrivare quest’anno?
Il campionato è ancora lungo. Noi puntiamo alle prime posizioni, ma i due aspetti principali per fare bene sono: il lavoro settimanale ben fatto e l’umiltà in ogni singola partita.

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Commenti

  • Giovanni Stellacci (utente non verificato)

    Forza Bitonto portaci via da questa ….. di categoria!!!