SEL scende in campo in difesa della Costituzione
Una delegazione di Sinistra Ecologia Libertà Bitonto partecipa oggi a Roma alla manifestazione in Piazza della Repubblica
Riceviamo e pubblichiamo:
Oggi Sinistra Ecologia Libertà sarà nelle strade per la Costituzione. Non per manifestare un nostalgico attaccamento alla Carta ma per rivendicarne l’attualità, per rimettere al centro della politica quello straordinario nesso tra la tavola dei diritti politici e la tavola dei diritti sociali che informa in radice la legge fondamentale della Repubblica. E’ grazie a questo nesso che, attraverso la rappresentanza democratica, il potere dello Stato diventa legittimo.
Oggi è proprio la qualità della crisi ad imporre di non lasciar correre sulla Costituzione, di parlare chiaro sulla posta in gioco. Una delegazione di Sinistra Ecologia Libertà Bitonto parteciperà alla Manifestazione a Roma in Piazza della Repubblica.
Dietro al mantra ossessivo della Grande Riforma Costituzionale, c’è una precisa visione strategica e c’è una’idea delle relazioni sociali, della qualità della democrazia, del ruolo delle istituzioni repubblicane, che da quella visione discende. E’ un’idea non di riforma ma di controriforma. A sentire chi ne è da tempo fautore e sostenitore, soprattutto a sentire oggi la maggioranza delle larghe intese, che con fervore se ne fa vanto, la riforma dovrebbe rinnovare l’efficienza dello Stato, la funzionalità dell’esecutivo, la legittimità della rappresentanza democratica. E invece è vero esattamente altro, perché l’obiettivo di fondo è di relegare in qualche angolo di antiquariato storico la Costituzione del ’48, portando così a termine di processo di svuotamento già in atto dei suoi elementi strutturanti. Soprattutto stabilendo la preminenza dell’esecutivo sul Parlamento e indebolendo fino al completo inaridimento proprio le radici costituzionali del nesso tra democrazia politica e democrazia sociale. In questo modo si lede il patto di cittadinanza di cui la Repubblica è garante e che è il cuore della Carta. E’ apparsa chiara la sindrome da padri costituenti che anima trasversalmente gli esponenti delle larghe intese impegnati nell’impresa riformatrice. E’ la Costituzione in quanto tale che viene rimessa in discussione e la disinvoltura con cui si procede sta a testimoniarlo. La Grande Riforma Costituzionale dovrà servire soprattutto a sancire e stabilizzare quanto già sta avvenendo.
Il dibattito e le modalità in cui esso avviene – da una parte, elitario, nei luoghi separati delle élites (i “saggi”) che decidono, dall’altra, “popolare”, nell’insensato cicaleccio mediatico che intontisce – hanno lo scopo di completare il processo di normalizzazione dello stato di emergenza in cui il nostro Paese si trova da almeno due anni – senza contare i disastri del ventennio berlusconiano che ne hanno favorito l’avvento. Normalizzazione dello stato di emergenza e dello slittamento delle funzioni istituzionali, a cominciare da quelle del Capo dello Stato, sempre più di natura presidenzialistica. Il presidenzialismo è ormai merce corrente non solo nel dibattito pubblico ma nell’immaginario e nel sentimento popolare, altrettanto quanto le sembianze sfigurate della rappresentanza democratica, fatta coincidere in tutto e per tutto con la vituperata “casta”, mentre l’istituzione Parlamento viene strapazzata come il luogo degli impedimenti cavillosi che ostacolano il gagliardo procedere dell’esecutivo. Anche per questo occorrono le larghe intese, come esercizio di ordine e obbedienza, tutti insieme appassionatamente ad accogliere da un “alto” che arriva fino a Bruxelles, le direttive “per il bene del Paese”, imparando così l’arte del lo stare insieme a tutti i costi e perdendo l’attitudine al conflitto politico. Cioè la morte definitiva della politica e il trionfo dell’economia finanziaria.
La Costituzione, proprio perché è ancora vitale, può ovviamente essere sottoposta a verifica e revisione di questo o quel punto, attraverso emendamenti e integrazioni. E’ del tutto ovvio ipotizzare che si proceda non solo a interventi per la sua manutenzione ma anche e aggiornamenti di peso. Il monocameralismo oppure una diversa funzionalità del Senato rispetto alla Camera, per esempio. Il numero dei parlamentari e altro. Il problema per noi non ha, in ogni caso, nulla a che vedere con l’idea di una conservazione statica delle cose. Ci opponiamo alla cancellazione nella sostanza o al forte depotenziamento di quel Costituzionalismo democratico che ha segnato la storia europea del XX secolo e la sua civiltà giuridica. E che conserva straordinarie risorse di attualità di fronte alla crisi che viviamo. La Costituzione italiana ne fa parte.
Per tutto questo la nostra opposizione alle Grande Riforma Costituzionale non può che essere chiara e netta.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!







Strisce blu e pass disabili, a Bitonto il sospetto degli abusi per non pagare