“Cecità” di Josè Saramago

Luciana De Palma

Una strana cecità si diffonde rapidamente tra la gente e per questo l’umanità scopre i disastrosi esiti della mancanza di amore e solidarietà reciproca

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Un giorno, in una città senza nome, un uomo, fermo al semaforo nella sua auto, si accorge di essere improvvisamente diventato cieco: dietro le sue palpebre è esploso un isopiegabile candore che lo acceca. Per ritornare a casa chiede aiuto ad un secondo uomo che poi gli ruberà l’auto.

Dopo aver raccontato ogni cosa alla moglie, l’uomo, da lei assistito, si reca dal medico. In sala d’attesa la sua angoscia aumenta, con orrore deve arrendersi a quella sconcertante verità. È spaventato, terrorizzato oltre misura, soprattutto il bianco dietro le sue palpebre sembra togliergli anche il respiro. Attendendo il proprio turno, l’uomo ricostruisce la sua giornata, passando in rassegna le cose che ha fatto, i luoghi dove è stato, le persone che ha incontrato. Non c’è nulla però che possa sembrare una ragionevole causa di quella fulminea quanto drammatica cecità. Egli crede di essere un caso unico e spaventosamente raro al mondo; mai ha sentito parlare di un avvenimento simile, mai una notizia del genere ha raggiunto le sue orecchie.

L’uomo pensa alla sfortuna che lo ha colpito, è un esemplare esclusivo in tutta la città, in tutto il paese, in tutto il mondo intero. Con tutto il suo cuore l’uomo spera che il suo medico comprenda le cause, trovi una soluzione, gli fornisca al più presto un rimedio. Il tempo passa in quella sala d’attesa, prestò però l’uomo non sarà solo. Con cui ci sono un vecchio con una benda nera, un bambino strabico e una giovane donna che indossa occhiali scuri. Finalmente arriva il suo turno e l’uomo può raccontare al medico quello che gli è disgraziatamente capitato; non sorvola alcun dettaglio, riponendo ogni speranza nella scienza. Il medico però non ha spiegazioni da fornire; non sa cosa dire, non ha mai studiato nulla del genere e non ha mai sentito parlare di un fenomeno tanto originale.

Ben presto anche il ladro della sua automobile, sua moglie e perfino il medico sono colpiti dalla stessa rapida infezione. Lo strano morbo si diffonde a macchia d’olio, i casi di cecità si moltiplicano. Sempre più persone vedono bianco, questo orribile bianco che punge e affonda dentro le pupille di uomini, donne e bambini. L’unica persona che sembra sfuggire all’epidemia è la moglie del medico; tutti quelli che hanno avuto contatti, volontari o casuali, con altri malati si ammalano a loro volta, generando una catena di rancori e diffidenze. La moglie del medico, che pure si aspetta, vivendo nella stessa casa con suo marito, di essere la prossima a diventar cieca, continua a sfuggire allo spaventoso male. I casi sono sempre di più, ormai è una pandemia, non si sa cosa fare né dove rifugiarsi; nessuno sa cosa evitare per contagiarsi né a chi ricorrere. Le autorità prendono provvedimenti per arginare, per quanto è possibile vista la rapidità con cui la malattia si diffonde, l’inspiegabile cecità.

La prima soluzione a cui si ricorre con urgenza e tempestività è quella di rinchiudere i vari gruppi di ciechi in diversi edifici. Poiché i ciechi non avrebbero potuto sostenersi da sé, le autorità decidono di impiegare alcune guardie per fornire cibo e quant’altro agli internati privati della vista.

La moglie del medico, che sorprendentemente non ha ancora perso la sua vista, non può che seguire suo marito per aiutarlo; visto che non è diventata cieca, il suo aiuto potrà essergli fondamentale. La donna non rivela a nessuno di vedere ancora, mantenere il segreto potrà giovarle. Agli altri internati però sembra strano che lei, ritenuta cieca, sia dappertutto, guidando con evidente sicurezza tutti gli altri all’interno dell’edificio dove, insieme al marito, è stata portata. In quello stesso edificio ritroviamo il ladro di automobili, il bambino strabico e la donna con gli occhiali scuri. Tutti si trovano in un ex-manicomio. All’inizio l’organizzazione è perfetta: impeccabile è la distribuzione del cibo, precisa è la strutturazione dei tempi, assidua è la pulizia delle stanze e dei bagni dell’edificio.

Non passerà molto tempo però che la cecità si diffonde anche tra le guardie così come è avvenuto tra i politici. Perciò la consegna del cibo diventa un problema e gli internati sono abbandonati a sé stessi. Accade anche che un gruppo di ciechi si impossessa delle riserve di cibo e con quelle inizia a ricattare gli altri per ottenere vantaggi esclusivi. I soprusi arrivano anche a comprendere violenze sulle donne le quali, pur di non far mancare il cibo ai loro uomini e ai bambini, devono sottostare alle minacce. La moglie del medico, che non è mai diventata cieca, durante uno di questi stupri di massa, uccide il capo dei ciechi malvagi; tentando di colpire gli altri del gruppo dei ciechi cattivi, un’altra donna dà fuoco alle coperte. Il fuoco si diffonde ovunque e l’intero edificio brucia inesorabilmente. Molti sono i ciechi che muoiono nell’incendio. La moglie del medico e quelli del suo gruppo si salvano. Usciti per le strade, la donna vedrà lo sfacelo di morti e di disperazione che ha colpito la città.

Molti ciechi hanno occupato case non loro, le abitano cercando di avere un rifugio e una protezione contro il dilagante terrore che furoreggia all’esterno. Niente più regole, niente più solidarietà, niente più comprensione, nessuna possibilità di una parvenza di umanità. Tutti sopraffanno tutti per sopravvivere. La moglie del medico, l’unica persona ad aver mantenuto costante la sua capacità di vedere, si adopera per organizzare al meglio la vita di suo marito e di quelli che si sono uniti a lei ed è in questo frangente che, inspiegabilmente come si era presentata, la malattia scompare. Ognuno recupera la vista, ma ciò che si vede in giro è distruzione e orrore. Il pessimismo dell’autore è totale, Saramago, brutale nella sua scrittura  diretta, ci mostra quanto assurda sarebbe un’umanità senza compassione, senza pace, senza cooperazione.

La cecità, l’incapacità di vedere gli altri esseri umani, di cogliere la fondamentale uguaglianza, la necessaria fraternità, rende il mondo un posto agghiacciante, spaventoso, dove tutti devono lottare per divorare tutti. L’indifferenza non può che tramutarsi in odio e infine in morte: senza l’empatica visione della sostanziale similitudine tra tutti gli uomini e le donne, la vita è destinata a tramutarsi in famelica guerra di sopravvivenza. Tragicamente l’uomo si trasforma in lupo, affondando i sanguinari canini nella carne dei suoi simili.

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