La scomparsa dell’uomo di fede e noto scultore

© Bitontolive
Don Antonio Nardi, profeta silenzioso nel nome di Dio
L’età era quella delle corse e delle risa, dei giochi verdi e delle speranze.
Ma lui, don Antonio Nardi, nel cuore aveva solo Dio e gli altri, il prossimo.
Se sofferente, ancora di più. Era giovane nel corpo e nella mente, eppure scelse di consacrare la sua esistenza a Dio e all’umanità in pena.
Don Antonio, bitontino, classe 1924, è scomparso nei giorni scorsi.
Mitica e allo stesso tempo umile e silenziosissima figura di accogliente “buon pastore”, negli anni ’40 gestì a Bitonto una Casa del Fanciullo, adibita, appunto, al recupero sociale di orfani e ragazzini in difficoltà di ogni tipo.
I suoi sacrifici furono immensi, ma per tante ragioni dovette partire dalla nostra città, optando per più zone d’Italia: dall’Umbria al Salento fino alla Toscana. Lasciando un grande vuoto negli ambienti sociali più disagiati. Non mancarono contrasti e diffidenze tra il clero locale.
Il compianto don Carmine Fallacara parlava spesso di lui con rammarico, nel senso di un’occasione persa per la città.
Una figura meravigliosa, da sempre viva nelle memorie dei più anziani.
È invece giusto che la comunità tutta sia partecipe e conoscente di quel che la sua esperienza di vita ha insegnato, insegna e insegnerà ai posteri.
Don Antonio fu anche artista e scultore.
Suo il lavoro dedicato a Giovanni Paolo II, presente nei giardini del Municipio, pensato in un primo momento per l’aeroporto di Bari-Palese, intitolato proprio al pontefice polacco. Segno del suo legame con la città, nonostante le sofferenze e le incomprensioni.
In occasione del Giubileo del 2000, realizzò un monumento ora collocato al santuario del Divino Amore a Roma. Mentre, per il Comune di San Giuliano di Puglia, colpito nel 2002 da un violento e tristemente noto sisma, diede vita ad un monumento in memoria delle giovanissime vite spentesi dopo il crollo di una scuola elementare.
Fu, come si ricorderà, una tragedia che colpì il Paese intero.
Anche ad Arezzo (precisamente a Nassa del Bagno, frazione di Talla), in condizioni economiche difficili e nella più totale discrezione, aveva dato vita ad una piccola comunità di recupero e preghiera.
Tanti, anche lì, i giovani sottratti a dipendenze di ogni tipo.
Bitonto, non v’è dubbio, deve essere onorata di un figlio così grande.
Grande nel suo silenzio e nella sua umiltà. Un cristiano, un padre.
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