La Riflessione/Non dobbiamo avere paura, ora più di sempre. Ma vogliamo sapere…

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Solidarietà al dirigente dell'ufficio tecnico, arch. Vincenzo Turturro. Ma quali pentole ha scoperchiato il suo lavoro pulito?
‘L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza’.
Fu così che un eroe dei nostri giorni, un martire della lotta alla mafia, Giovanni Falcone, durante un’intervista rispose ad una giornalista che gli chiedeva se avesse paura di continuare a persistere nella lotta alla mafia, che ormai l’aveva portato a vivere sotto protezione e a passare quasi ogni giorno chiuso in una stanza della Procura di Palermo.
La sua testimonianza durerà per sempre e servirà sempre da monito, da guida, da stella polare per tutti quelli che in diverse realtà e vari ambiti non si arrendono al potere vessatorio della criminalità.
Le sue parole ritornano ora utili, qualora per qualcuno non lo fossero mai state, anche a noi.
Anche per Bitonto ed i bitontini.
I gravissimi atti intimidatori criminali di cui è stato vittima il dirigente dell’ufficio tecnico, arch. Vincenzo Turturro (a cui va la nostra solidarietà incondizionata), ci impongono l’obbligo di alzare il livello massimo di allerta contro qualsiasi forma di illegalità.
Mai, fino ad ora, erano arrivati a tanto, mai erano arrivati ad attaccare lo Stato, rappresentato da un dirigente comunale che ha avuto l’unico ‘torto’ di operare con legalità e trasparenza in un ufficio peraltro notoriamente scomodo.
Se, fino a questo momento, siamo stati anni a parlare di lotte tra clan, omicidi, traffici di sostanze stupefacenti, stavolta ci troviamo a combattere un qualcosa di diverso.
Un nemico oscuro, grande, viscido.
Non abbiamo paura a dire che ci troviamo a combattere la mafia.
Si, perché il tentativo di condizionare il lavoro del massimo dirigente dell’ufficio tecnico comunale non è altro che il tentativo di un gruppo di uomini che agisce nell’ombra di voler controllare e condizionare in maniera subdola e viscida la cosa pubblica.
La cosa di tutti!
È necessario davvero unirsi per respingere questo attacco, abbandonando qualsiasi divisione ideologica, partitica, personale.
È necessario altresì che la città sappia determinate cose: in quali pratiche ha messo il naso l’ufficio tecnico?
Quali interessi sono stati toccati?
Quali pentole sono state scoperchiate?
E questi “interessi” toccati sono nuovi? Ci sono sempre stati?
È necessario avere una risposta a queste domande per debellare questo cancro prima che le metastasi riescano a spargersi.
Perchè l’indifferenza, la complicità, il silenzio, l’omertà, la connivenza che a Bitonto hanno dominato in questi anni hanno prodotto questo risultato ed hanno alimentato questo mostro. E tutti siamo colpevoli, dalla politica ai cittadini.
Hanno prodotto l’attacco alla luce del sole della mafia ad una persona che evidentemente ha saputo dire qualche “no” pesante, ha agito con onestà toccando evidentemente grossi e sporchi interessi di qualcuno.
Non dobbiamo arrenderci proprio ora, non dobbiamo ritirarci adesso che il nemico subdolo è venuto fuori.
Il nemico che, ne siamo certi, c’era anche prima, ma evidentemente dormiva soddisfatto.
Certamente, inutile negarlo, tanti cittadini hanno paura, continuano a chiedersi dove siamo arrivati, in una città in cui, badate bene, c’era fino a qualche anno fa reticenza anche ad ammettere che esisteva un problema criminalità.
Come diceva Falcone, adesso dobbiamo avere il coraggio di convivere con questa paura, senza fare gli eroi ma semplicemente comportandoci da cittadini che amano non solo la propria città.
Ma la propria vita e la propria libertà.
È una battaglia reale da combattere tutti insieme, in cui ad ognuno è chiesto di svolgere il proprio compito.
Alle forze dell’ordine di continuare a presidiare il territorio, alla politica di non scendere a patti con i sistemi di potere e di non raccattare voti per soddisfare gli interessi di qualcuno, ai commercianti di non arrendersi agli attacchi continui, ai cittadini di non girare la testa dall’altra parte.
Se riuscissimo tutti a fare il nostro dovere, probabilmente, riusciremo a salvare noi e Bitonto.
Se ci dovessimo tirare indietro, però, sappiate che il prossimo bersaglio potrebbe essere ciascuno di noi.
E la mafia, per raggiungere i propri sporchi scopi e interessi, non guarda in faccia nessuno.
Commenti
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Quanta ipocrisia! Quanta omertà! Vorrei vedere di fatto cosa farebbero tutti quelli che hanno detto di non arrendersi, che cosa farebbero al posto dei malcapitati. Io per esperienza personale dico NIENTE. Io fui scippato in strada semiaffolata e nessuno che poteva si mosse…………
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Vorrei vivere in un Paese senza eroi, dove l’onestà sia la normalità non l’eccezione. Vorrei vivere in un paese dove chi rispetta le regole non sia considerato un fesso e chi le sfugge un dritto. Vorrei vivere in un paese dove chi sbaglia venga punito con giustizia e chi fa il suo dovere venga giustamente gratificato. Ma questo è solo un sogno che chissà se avvererà mai. Ai posteri l’ardua sentenza.
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SIAMO TUTTI SOLIDALI CON L’ARCHITETTO TURTURRO E NON ABBIAMO PAURAA SIAMO TUTTI TURTURROOOOOOO !!!!!!!!!!!
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“Il nemico che, ne siamo certi, C’ERA ANCHE PRIMA, ma evidentemente dormiva soddisfatto.” C’è da chiedersi chi lo faceva stare così soddisfatto. Forse un corrotto, o semplicemente un pavido, o più facilmente un ignavo! Quanti appartengono a questa terza categoria, e sono tanti, sono i veri responsabili del cancro dell’illegalità. Costoro, infatti, non mettendo in atto comportamenti illeciti, non sono perseguibili, e continuano tranquillamente, persino con la coscienza apparentemente pulita, ad avallare l’esistente, adattandosi al marciume, permettendo così al cancro di avanzare indisturbato. Ad un dipendente comunale non si può chiedere di essere eroe, ma di lavorare con competenza ed onestà, sì. Sono semplicemente queste le doti che Turturro ha portato con sè da Giovinazzo. Finora il nemico dormiva, ma non per corruzione. Peggio, per ignavia . La corruzione si può combattere con la legge, ma l’ignavia va sradicata dal proprio DNA ! Non è delinquenza. Peggio, è inciviltà!







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