Imu, critiche e proposte dell’ASSO.C.A.L.

La Redazione
Il 17 Dicembre scade l'altra rata dell'IMU

Lunedì il Sindaco riceverà i responsabili dell'associazione

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L’ASSO.C.A.L. (Associazione dei consulenti aziendali e del lavoro), presente sul territorio da più di 18 anni, si è resa ancora una volta disponibile ad un confronto con l’ente comunale per la stesura del regolamento IMU e per la deliberazione delle nuove aliquote della stessa imposta.

L’intento dell’ASSOCAL, sia fatta chiarezza, non era certo quello di sostituirsi all’amministrazione comunale, bensì di prestare collaborazione col mero scopo di individuare, sulla base delle molteplici casistiche nelle quali trova applicazione l’imposta, una più equa distribuzione dell’imposizione a carico di taluni soggetti piuttosto che di altri.

La nostra posizione personale e istituzionale, soggettiva ed oggettiva (sia nella veste di contribuenti che in quella di materiali esecutori di calcolo) rispetto alle gravissime problematiche insorte ed insorgenti per effetto del deliberato del comune di Bitonto in materia di IMU, ci pone nella legittima condizione di dover riflettere e invitare a riflettere su alcune problematiche legate alla nuova imposta.

E’ pur vero che l’IMU assorbe il pagamento dell’addizionale comunale all’irpef non più dovuta per il 2012, ma è altrettanto vero che mentre l’IMU colpisce tutti i proprietari di immobili senza distinzione alcuna e senza tener conto della reale capacità contributiva di ciascun soggetto in proporzione al reddito prodotto, l’addizionale comunale irpef, invece, era strettamente correlata al reddito imponibile individuale e, pertanto, risultava tanto maggiore quanto più elevati erano i rispettivi redditi prodotti. Si può quindi affermare che l’IMU, a differenza dell’addizionale comunale, non tiene conto dei principi sanciti dall’art. 53 della Costituzione (“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”).

Veniamo ora al dunque.
Manca una manciata di ore per la fatidica scadenza del versamento dell’IMU e già imperversa il malcontento da parte dei numerosissimi contribuenti che presso gli studi dei propri consulenti hanno provveduto a ritirare il proprio modello di versamento.
I risultati che stanno emergendo dal calcolo dell’IMU sulla base delle nuove aliquote deliberate dal Comune di Bitonto con deliberazione di C.C. n. 55 del 26/9/2012, stanno profilando uno scenario di profondo sconcerto tra i contribuenti che non hanno ancora cicatrizzato le ferite dei versamenti dell’acconto versato nel mese di giugno (per quanti hanno avuto la possibilità di pagare) e già si ritrovano alle prese con un nuovo fardello la cui portata è, nella quasi totalità dei casi, fuori dalla reale capacità economica del soggetto.
Quello che più preoccupa è la carenza di liquidità necessaria per fronteggiare il pagamento di somme che colpiscono un patrimonio che va inesorabilmente spogliandosi del proprio reale valore.
Il paradosso è che il valore del patrimonio immobiliare continua a calare e, per contro, la pressione fiscale sul patrimonio immobiliare continua a crescere inesorabilmente. Cosicché, piuttosto che salvaguardare uno dei settori trainanti dell’economia nazionale e locale, l’edilizia, si fa di tutto per contribuire ad affossarlo in via definitiva.

Ma facciamo alcuni esempi per far comprendere (ahinoi!) l’enorme divario che intercorre tra la cara vecchia ICI e la nuova imposta IMU calcolata con l’applicazione delle aliquote deliberate dal comune di Bitonto.
1° esempio: Abitazione principale con rendita di € 525,49 (categoria A3, classe 6, vani 5,50) posseduta da nucleo familiare composto da n. 2 figli di età < di anni 26.
Valore imponibile ai fini ICI: € 55.176,45
Valore imponibile ai fini IMU: € 88.282,32
ICI dovuta fino all’anno 2011 = € 0,00
IMU dovuta per il 2012 (aliquota 0,4%): € 353,13 (- € 300,00 detrazioni) = € 53,13

Se si aggiungono eventuali pertinenze nel limite di una unità per categoria catastale (C2-C6-C7), l’imposta aumenterà proporzionalmente in ragione del valore di ciascuna unità tenendo conto, però, che l’imposta risultante dal calcolo sarà dovuta per l’intero valore atteso che le detrazioni sono state fruite integralmente nel calcolo dell’abitazione principale.
2° esempio: Altro immobile ad uso abitativo posseduto dallo stesso soggetto in aggiunta all’abitazione principale e da questi concessa in uso gratuito a familiare entro il primo grado.

Riprendendo i valori di cui all’esempio precedente risulterà che:
Abitazione concessa in uso gratuito con rendita di € 525,49 (categoria A3, classe 6, vani 5,50)
Valore imponibile ai fini ICI: € 55.176,45
Valore imponibile ai fini IMU: € 88.282,32
ICI dovuta fino all’anno 2011= € 0,00
IMU dovuta per il 2012= € 670,06 (€ 88.282,32 x 0,76%)

3° esempio: Altro immobile ad uso abitativo non locato da più di due anni (non per scelta).
Riprendendo i valori di cui all’esempio precedente risulterà che:
Immobile non locato con rendita di € 525,49 (categoria A3, classe 6, vani 5,50)
Valore imponibile ai fini ICI: € 55.176,45
Valore imponibile ai fini IMU: € 88.282,32
ICI dovuta fino all’anno 2011= € 441,41 (€ 55.176,45 x 0,8%)
IMU dovuta per l’anno 2012= € 935,79 (€ 88.282,32 x 1,06%) di cui € 335,47 per lo stato e € 600,32 per il comune.

4° esempio: Locale commerciale (locato/non locato) con rendita di € 1.112,45 (categoria C1, classe 4, mq. 60).
Valore imponibile ai fini ICI: € 39.714,47
Valore imponibile ai fini IMU: € 64.243,99
ICI dovuta fino all’anno 2011= € 278,00 (€ 39.714,47 x 0,7%)
IMU dovuta per l’anno 2012= € 680,89 (€ 64.243,99 x 1,06%) di cui € 244,13 per lo stato e € 436,76 per il comune.

5° esempio: Opificio artigianale dotato di rendita catastale.
Nell’esempio di riferimento si è tenuto conto di un immobile di dimensioni standard ricadente in zona D1/PIP del comune di Bitonto, normalmente composto da:
1. n. 1 appartamento ad uso abitativo (categ. A2 classe 2, vani 7, r.c. € 704,96)
2. n. 1 appartamento ad uso ufficio (categ. A10, classe 1, vani 5,5, r.c. € 1.477,07)
3. n. 1 locale per attività produttiva artigianale (categ. C3, classe 2, mq. 450, r.c. € 1.092,31)
4. n. 1 locale deposito (categ. C2, classe 7, mq. 350, r.c. 994,18)
ICI dovuta fino all’anno 2011= € 2.076,39
IMU dovuta per l’anno 2012= € 5.061,72
Ecco infine alcuni suggerimenti che, in corso d’opera, avremmo proposto all’amministrazione in sede di programmazione delle nuove aliquote.
Partendo da esperienze passate ormai consolidate per effetto della costante evoluzione dell’imposta nel corso della sua ormai ventennale storia, alcune riflessioni (che sarebbero state oggetto di proposta di modifica) vertono in particolar modo sulle casistiche più ricorrenti, ossia:

1^ proposta: riduzione delle aliquote
L’innalzamento della base imponibile avrebbe comunque consentito al nostro comune di incamerare dall’IMU somme maggiori rispetto a quelle introitate con l’ICI, pur in applicazione di aliquote più basse. Come si evince infatti da più d’uno degli esempi riportati, la quota di imposta a favore del comune al netto della quota riservata allo stato è mediamente superiore al risultato ICI di circa il 28/30%. Questo significa che dall’applicazione di un’aliquota dello 0,83% (vada pure per lo 0,86%) si sarebbe ottenuto un maggiore beneficio rispetto all’ICI di circa il 40/45%.

2^ proposta: categorie.
– Abitazioni concesse in uso gratuito a parenti entro il 1° grado.
Per questa fattispecie, per la quale è stata deliberata l’aliquota dello 0,76%, sarebbe stato opinabile accordare una detrazione, anche forfetaria, per assimilazione all’abitazione principale e per l’altra non trascurabile ragione che detti immobili non producono reddito a favore del proprietario.
– Immobili ad uso produttivo.
Quella dei proprietari di immobili ad uso produttivo (C1-C3-D1) è senz’altro una delle categorie maggiormente colpite dall’incremento delle aliquote e dalla mancata previsione di agevolazioni in funzione dello stato di redditività dell’immobile.
I proprietari di locali commerciali e artigianali, in particolare, stanno già subendo gli effetti recessivi della crisi sia per la mancanza di redditività derivante dalla cessazione massiva delle attività, sia, negli altri casi, per la impossibilità di locare nuovamente i propri immobili (anche a prezzi ridotti) per assenza di domanda.
Una maggiore pressione fiscale potrà senz’altro risultare sintomatica di un nuovo incremento dei canoni di locazione e una conseguente deflazione della domanda.

I proprietari di immobili ad uso artigianale (cd. opifici) in zona PIP sono, in assoluto, i più colpiti dall’aumento delle aliquote riservate a quest’ultima tipologia di immobili con l’aggravante che, a differenza dei proprietari di locali commerciali ubicati nel centro urbano, gli assegnatari della zona PIP non possono liberamente alienare (riuscendoci) i propri immobili poiché legati da vincolo convenzionale con l’ente comune.

Quest’ultima categoria, che sta subendo da oltre un decennio gli effetti della crisi economica legata alla situazione congiunturale nazionale, riesce appena a tener fuori la testa dalla linea di galleggiamento e qualunque ulteriore aggravio economico può risultare lesivo sia per gli stessi proprietari imprenditori sia per quelle poche risorse umane che ancora possono contare su un posto di lavoro.
– Terreni assimilati alle aree fabbricabili ricadenti in zona F-Ospedaliera, Zona D3 ASI e zona C2 Bis Via Palombaio.

La Corte di Cassazione (sentenza n. 21644 del 16/11/2004) si era già pronunciata a favore dei proprietari di terreni che, inseriti in un P.R.G., assumevano la qualifica di aree fabbricabili precisando, in particolar modo che l’imponibilità ai fini ICI era vincolata all’adozione degli strumenti di attuazione che rendessero quel suolo immediatamente cantierizzabile.
Tralasciando quelli che potrebbero essere gli effetti favorevoli della citata sentenza, merita una ulteriore considerazione il caso specifico che interessa i terreni ricadenti nelle suddette aree.

Zona F-Ospedaliera: la lunga estenuante battaglia con la regione Puglia in riferimento al piano ospedaliero regionale, si è conclusa con un nulla di fatto e, anzi, Bitonto è stata chiaramente l’escluso eccellente dal nuovo piano di riordino. Ora, considerando che la crescente involuzione cagionata dai tagli alle pubbliche amministrazioni non lascia intravedere nel lungo futuro alcuna possibilità di destinare dette aree per lo scopo previsto nel P.R.G., non sarebbe appena il caso di ridare ai terreni la loro originaria connotazione??

Zona D3 ASI: malgrado l’impegno profuso dalle passate amministrazioni e ripreso dagli odierni rappresentanti, da oltre un trentennio i proprietari dei terreni ricadenti in zona ASI continuano a sopportare il fardello dell’imposizione dell’ICI e, ora dell’IMU. Non sarebbe opinabile esonerare i proprietari di questi terreni dal pagamento dell’imposta in attesa di decisioni più concrete sulle sorti della zona ASI?

Zona C/2 bis Via Palombaio: ci si interroga sulla remota possibilità di edificare su dette aree atteso che sia per effetto dei numerosi vincoli paesaggistici (l’edificazione non è consentita al di sotto dei 250 metri dall’argine superiore della lama) sia per effetto delle sfavorevoli pronunce del TAR Puglia in materia di edificazione sulle stesse, i proprietari sono costretti a pagare un’imposta su un bene patrimoniale che di patrimoniale non ha e non avrà mai nulla.

– Immobili ad uso abitativo situati nel centro storico e nel centro antico.
Fatte salve le riduzioni assentite agli immobili ricadenti nel patrimonio storico, tutti gli altri proprietari di immobili ricadenti nella detta fattispecie sono costretti a pagare l’IMU alla stessa stregua dei proprietari di immobili ricadenti al di fuori delle predette zone. Tutto questo malgrado i disagi che vivono gli abitanti del centro storico e antico ai quali è riservata una accessibilità veicolare limitatissima e, tra l’altro, non è consentito superare agevolmente le barriere architettoniche anche per la evidente impossibilità di intervenire con opere di adeguamento su alcune (la maggior parte) tipologie di immobili. Forse questi disagi andavano premiati con una consistente riduzione dell’aliquota o, alternativamente, con la concessione di una maggiore detrazione.

– Immobili ad uso abitativo occupati da soggetti disabili o con capacità motorie ridotte e da anziani.
Anche di questa casistica non si è fatto cenno alcuno nel nuovo regolamento IMU. Pensiamo per un attimo ai disagi che contrassegnano la vita dei nuclei familiari all’interno dei quali è presente un diversamente abile. Pensiamo ancora alle difficoltà economiche che investono alcune categorie di anziani che “sopravvivono” con un’esigua pensione. Probabilmente anche a loro doveva essere destinata una piccola fetta di agevolazioni per condizione e per reddito.

– Immobili locati in base all’art. 2 comma 3 L. 431/98 (cd. canale concordatario).
I proprietari di immobili locati in forza della predetta norma, oltre che per ragioni di mero risparmio economico, hanno accettato di sottoscrivere contratti a canone ridotto rispetto a quello che avrebbero potuto richiedere in ragione di mercato. Anche per questi ultimi soggetti non è stata prevista alcuna riduzione.

E’ doveroso precisare che questo nostro apparato di note non sottace alcun intento politico, anche nel rispetto delle finalità statutarie dell’Asso.c.a.l. Vuole essere, al contrario, la libera espressione di un gruppo di professionisti che, da cittadini e con i cittadini, vive momenti di costernazione e di smarrimento dovuti, tra l’altro, alla mortificazione che prova quotidianamente quando si ritrova di fronte all’afflizione di chi, questi giorni, sta ritirando presso gli studi professionali la propria delega per il versamento dell’IMU.

E come se non bastasse a tutto ciò si aggiunga la difficoltà di trovarsi di fronte una delibera poco chiara su alcuni punti che obbliga noi professionisti a fare una interpretazione del testo e conseguentemente ad addossarci l’ulteriore responsabilità di fronte al contribuente di prendere una posizione con il rischio di affrontare domani un eventuale contenzioso. Una fra tutte l’applicazione dell’aliquota “agevolata” alle seconde unità immobiliari concesse in uso gratuito ai parenti fino al 1° grado, (che cosa vuol dire seconde unità immobiliari??).
Ormai i giochi son fatti e non si può tornare indietro. Crediamo sia tuttavia legittimo auspicare che il rilevante maggior gettito di entrate per il nostro Comune si traduca ben presto in altrettanti benefici per la cittadinanza immediatamente tangibili.
Si confida per il futuro in un atto di resipiscenza da parte della amministrazione comunale per il bene e nell’interesse dei propri cittadini contribuenti.

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Commenti

  • Gianni Gianni (utente non verificato)

    Noi cittadini ci auguriamo vi mettiate in un’ottica di collaborazione da ambedue le parti.Certo avremmo gradito non pagare l’IMU ma i debiti accumulati negli anni precedenti a carico di chi saranno?

  • gaetano maffei (utente non verificato)

    sono un proprietario di un opificio nella zona artigianale, ho pagato con molta difficoltà la seconda rata imu, voglio solo fare una proposta all’amministrazione comunale, i soldi incassati da tutta la zona artigianale, perchè non vengono immediatamente reinvestiti sulla stessa per poterla riqualificare e forse rilanciare. Siete stati così bravi ad incassare ora cercate di essere altrettanto bravi a investire sul futuro e sul lavoro. Grazie gaetano