La Riflessione/La pioggia dei giorni scorsi e la ricerca di sé stessi

© Viviana Minervini
Gocce di rugiada su chianche di tramonto. E la vita, forse, è il sogno di un sogno…
Mi sono trovata in piazzetta San Silvestro, cuore del cuore del centro storico.
Di spalle. Contro un portone a guardare la pioggia che scendeva piano, come su una finestra.
Quella dei miei occhi.
Riaffiorano dagli studi passati quei dipinti della Cattedrale di Rouen sognati da Monet e ti rendi conto di quanto è vero.
È vero che, ogni giorno, anche se il tempo meteorologico è pressoché lo stesso, le pietre si imbevono di acque sempre nuove, assumendo sembianze nuove.
Colori, tinte, emozioni, sguardi diversi…
Eccole, queste chianche imperlate d’acqua del nostro centro storico.
Gocce di pioggia, fiocchi di neve, raggi di sole trovano su di esse il riflesso dell’essere.
Avremo pure oggi la ferma dolcezza di guardare il cielo?
Non lo so.
Di certo, però, ci sono giorni in cui gli occhi si fanno pesanti davvero e non riescono ad incontrare la luce, così camminiamo, dimenticando in quelle pietre i nostri pensieri più scuri, cercando in ogni nuovo passo una possibile soluzione.
Loro restano lì ad ascoltare il palpito del silenzio.
L’autunno ha tinto di tramonto le foglie, che, come la fine d’un amore, si staccano dai rami, volando, fuggendo, nell’aere sereno, aspettando che il tempo le faccia volar via o che una mano le cerchi per farle finire tra le pagine del libro che ha tra le mani.
Tinte di tramonto erano anche le chianche dell’altra sera.
Loro però restano lì ammutolite dal dolore e vedono cuori piangere, passi affannarsi, anime che tremano, piedi che corrono, calpestando le pozzanghere e poi ridendo.
Come fanno i bambini.
Ci scappa il sorriso.
Quello che spunta così, senza un perché, abbracciando uno sguardo d’amore che sorride con te.
Il miracolo delle sedici e quarantasette: i lampioni si accendono…
Rovinando un po’ lo spettacolo del cuore.
Si ingiallisce il paese, come un piccolo presepe, togliendo così il buio malinconico d’un pomeriggio d’autunno.
Guardiamo il lato positivo, almeno l’illuminazione funziona.
Torno a camminare e a mettere, accidentalmente, i piedi nelle pozzanghere.
O no?
Commenti
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E’ pur vero che novembre, con il suo clima e le sue ricorrenze funeree ci fa guardare con altri occhi quello che ci circonda. E’ altrettanto vero che le pietre ci parlano di un passato che noi, per la fretta, non riusciamo ad ascoltare. Ciò nonostante, sig.na Viviana si faccia coraggio, non sia così crepuscolare. Dopotutto la vita è bella.
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La descrizione del momento, breve ma intenso, aiuta a trasportarti in altri angoli del mondo ed in altri attimi di vita gia’ vissuta risvegliando senzazioni e ricordi sotterrati negli angoli piu’ reconditi della memoria, porta a rivedere altre pietre umide di pioggia in altre strade, diverse, ma eguali. Piacevole e’ leggere cio’ che riesce ad emozionare…







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