Vecchia illuminazione di Piazza Marconi. Giusta la sollevazione popolare, ma che ci s’indigni sempre

Mario Sicolo
Com'era una volta

Pure quando viene oltraggiato il nostro patrimonio artistico architettonico dai cosiddetti padroni del vapore per ragioni di profitto

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È dell’uomo saggio cogliere il lato positivo di ogni esperienza che si ritrovi ad affrontare.

Prendiamo, per esempio, il caso dell’articolo sui pali dell’illuminazione di piazza Marconi.

Un mio collaboratore, Franco Marino, che merita rispetto non solo per l’anagrafe, ma pure per la passione con cui scrive, osservando da cittadino le (troppe) storture di Bitonto, chiede di esprimere un parere sull’antico impianto d’illuminazione che resiste sulla cosiddetta “manica della frisola”.

Apriti cielo.
È una sollevazione popolare contro l’incauto articolista.
Molti, quasi tutti esprimono anche con veemenza pensiero opposto al suo.

Bene, nessun problema, finché si rispetti nel profondo l’altro.
Sempre.
Cosa che, ahimè, non pare sia accaduta in ogni obiezione mossagli.
Transeat. Chi scrive sul web è abituato a tutto.

Da direttore della testata, tuttavia, riconoscendo nella diversità di vedute il sale del confronto democratico, sull’argomento mi preme licenziare alcune riflessioni.

Innanzitutto, apprezzo il fatto che tanti abbiamo firmato il proprio commento con nome e cognome.
Meglio.
Non mi sono mai piaciute le patetiche mascherate dei nickname.

Chi ci segue con quotidiana continuità, sa che stiamo compiendo un cammino – faticoso e tutt’altro che pervio – verso la salvaguardia della memoria.
Condicio sine qua non perché si corrobori una identità comunitaria che cotidie va sfarinandosi.

Dunque.
Conosco Gino Ancona da un discreto numero di anni per affermare con certezza che va sostenendo determinati concetti e conseguenti battaglie sacrosante sin dai tempi del suo soggiorno nella placenta materna.

Anche Carmela Minenna – la professoressa, penso, in caso contrario chiedo già venia per l’errore – va coltivando con coerenza e dedizione la tradizione bitontina, autentica amante della  classicità qual è.

Pure gli altri cittadini hanno indicato la via di un recupero che restituisca alla secolare dignità quei metallici monumenti del passato.
E, forse, la provocazione del buon Franco andava in questa direzione.

Comunque, sbalordisco se scorgo post indignati di professionisti insigni, che avrebbero potuto ergersi a paladini della bellezza estetica del nostro patrimonio artistico e architettonico, quando esso veniva spesso stuprato da interventi dei padroni del vapore che rispondevano a logiche di miserabile profitto.
Tutto qui.

Ben vengano perciò il senso di comunità e la coesione della polis, ma che questo accada sempre.
In ogni occasione.

Persino quando la rivolta implica un impegno maggiore ed un rischio serio, non solo il pestare sopra una tastiera di pc e, al massimo, sparare sul presepe di un portale d’informazione…

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Commenti

  • Gino Ancona (utente non verificato)

    beh! e mo tutti zitti?! caro Mario, in qualche modo ti conosco da prima che tu nascessi ( si fa a gara, va bene?) perchè tra i pochi bei ricordi di insegnanti c’è quello di tuo Padre. mi piace il tuo voler cogliere per il meglio la questione e quindi ringrazio Franco Marino. e allora e proprio per cogliere sempre il meglio delle questioni, mi piacerebbe tanto che la tua Testata si facesse promotrice di un momento collettivo di riflessione che desse seguito a quanto tu hai scritto sperando che anche gli altri, che han scritto, colgano che c’è di meglio che pestar su una tastiera per sparare sul presepe.

  • cittadina sconosciuta (utente non verificato)

    professionisti……insigni…..