Un convegno per parlare dei reati tributari, comportamenti illegali e criminali

Carmela Moretti
Reati tributari

Si è tenuto nei giorni scorsi presso la Sala degli specchi del Comune di Bitonto

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Tra una sparatoria è l’altra, la malavita bitontina è sempre al centro dell’interesse mediatico.

Ma a Bitonto, come nel resto d’Italia, esistono comportamenti illegali e criminali che restano nel sottobosco della società –  fatto salvo per qualche notizia eclatante, che di tanto in tanto viene sbattuta in prima pagina.
Sono i reati tributari.

Cresce notevolmente il numero degli imprenditori e delle famiglie bitontine che evadono il fisco, stritolati dall’abbraccio mortale delle tasse.
E gli uffici degli avvocati sono invasi da tartassati disperati che chiedono di essere difesi.

I reati tributari sono stati al centro di un convegno, organizzato dall’Università Lum Jean Monnet, che si è svolto nella Sala degli Specchi del comune di Bitonto nei giorni scorsi. Nel corso dell’incontro si sono confrontati a colpi di articoli il professore di Diritto Tributario, Nicolò Pollari, il Sostituto Procuratore della Repubblica di Trani, Michele Ruggiero, e il professore di Diritto Penale, Antonio Maria La Scala.
A moderare gli interventi, l’avvocato penalista bitontino Damiano Somma
. 

Tralasciando gli aspetti tecnici del convegno -comprensibili solo per gli esperti del settore-  questo è in sintesi quanto è emerso dal dibattito: il nostro sistema economico è come un cane che si morde la coda.

La tassazione aumenta a causa dell’esorbitante evasione fiscale.
L’evasione fiscale aumenta perché si inaspriscono le tasse.
E i tartassati sono al tempo stesso vittime e colpevoli.

E, allora, come si può uscire da questa crisi economico-finanziaria che si fa sempre più insostenibile?
Certamente, non facendo lo sgambetto al fisco.

Tutti gli ospiti presenti al convegno, infatti, sono stati concordi nel ritenere che la crisi economica è soprattutto una crisi di legalità.
Se lo scontrino continuerà ad essere considerato un optional e il riciclaggio del denaro una cosa buona e giusta, questo Stato cadrà nel baratro e gli Italiani con esso.

La sfida, quindi, è ardua ma non impossibile.
La riforma anticorruzione, emanata dal governo, deve partire dal piccolo: dalle famiglie, dalle scuole, da Bitonto.

Sì, proprio così, da Bitonto. 
Ergo, non partirà mai?
Chi lo sa…
 

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Commenti

  • daniele bruno (utente non verificato)

    Ma lo stato,prima di tartassare i piccoli imprenditori,perche’ non va a spulciare i grandi imprenditori che evadono il fisco per miliardi di euro,che hanno la possibilita’ di corrompere anche i funzionari dello stato addetti ai controlli,facendo risultare che tutto e’ a posto.Mentre quando pizzicano il piccolo imprenditore che purtroppo non e’ in grado di passare mazzette, lo stitolano nella morsa del fisco pur sapendo che questi imprenditori,evadono perche’fanno i salti mortali per poter tirare avanti.Sino a quando non ci sara’ giustizia sociale,non potra’ esistere lo stato di diritto,diritto calpestato dalle istituzioni complici dei grandi evasori che per i nostri politici rappresentano la spina dorsale dell’economia del paese,quindi intoccabili.

  • francesco mundo (utente non verificato)

    Bitonto ha tanti primati negativi, per quale motivo deve lasciarsi sfuggire anche quello dell’evasione? In realtà chi più chi meno siamo tutti evasori o complici di evasori. Gli unici a non evadere il fisco sono quelli che non possono farlo. Chi frega lo Stato è considerato un dritto, chi paga un fesso. Ma se la nave affonda colamio tutti a picco dritti e fessi.