2 Novembre, lezione d’amore. Tre storie per ricordare chi non c’è più

Mario Sicolo
Un'immagine del Cimitero di Bitonto

Questo è il giorno della memoria del cuore di ognuno di noi

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Ieri pomeriggio, il cielo era un vasto incendio di malinconia. 
Il tenue azzurro aveva sul cuore tremante ferite lucenti.

Ho seguito la voce del silenzio per andare ad incontrare tre amici in quel campo, che dicono santo perchè ogni uomo viene chiuso in uno scrigno di sogni perduti.
Forse, per custodirlo nel misterioso volo che l’attende.

*** 
Umberto parlava con i colombi perchè amava la loro libertà.
Era una creatura speciale. 
Aveva smarrito per ben due volte sul sentiero dei giorni i genitori. Quelli naturali e quelli adottivi. 

Quando un uomo è destinato alla solitudine, chiude gli occhi e fa esplodere il suo cuore.
E lascia che i suoi frantumi dolenti illuminino il mondo.

Non ci pensò un attimo, Umberto.
Si mise a combattere per tutti gli individui che non avevano avuto tutte le fortune della vita.
Disabili, emarginati, dimenticati.

Lui era lì, a difenderli con tutte le sue forze, che non erano poche.
Era il loro cavaliere.
Il Cavaliere Umberto. Persino la politica se ne accorse e lo insignì di questo titolo.

Girava per le vie della città con un plico di documenti grosso così sotto il braccio e tanto bussava alle porte che contavano, che, alla fine, forse perchè stremati, erano costretti ad aprirgli.
E persino a dargli ragione.

Umberto, che si batteva per tutti, era rimasto solo.
Così spesso si faceva la personale via crucis nei bar per annegare in un mare di bollicine la sua disperante solitudine.   
I ragazzi, puntualmente stolti, gli davano la baia, notandolo bizzarro. 
Semplicemente, non aveva molto a che fare con questa terra.

Si spense cinque anni fa.
Il giorno dopo Natale.
Un segno, chissà…

***
Incrociai Nicola il giorno prima che si perdesse in un labirinto di ombre fameliche. 
Mi salutò come sempre, con grande affetto. 
Passava con l’auto perciò fu un frettoloso e pur lieto ciao. 

Quante partite con lui attaccante. Io lanciavo dalla porta, lui stoppava e tirava di destro al volo. 
Quasi sempre, era gol. 
Non l’ho visto mai litigare con nessuno. 
Era il volto della pace.

Tante avventure da piccolo imprenditore, non tutte assistite dalla buona sorte. 
Ma chissenefrega, Nicola.
Chissenefrega, qualsiasi dolore t’avesse assediato l’anima.
Vuoi mettere risvegliarti il giorno dopo e poter guardare di nuovo il cielo che si schiude in un mattino di colorata gioia? 

Perchè quel giorno hai sentito precipitare tutto in quella stanza senza domani?
Dove eravamo noi, mentre cadevi nell’abisso?
Perchè?

Un cuore di piccole lampadine intorno al tuo volto sorridente e mazzi di fiori profumati restano. 
Non ci bastano Nicola, avremmo preferito poterti incontrare e salutare ancora…

***
Ho avuto due fortune nella vita. 
Incontrare Tommy e non vederlo soffrire. 

Tommy era un unico, immenso, splendido sorriso.
Anche con lui giocavo a pallone. Era uno dei miei difensori prediletti. 

Calcio, poker, università, amore. 
Tutto quello che può fare la vita di un ragazzo normale. 
Ma lui aveva qualcosa in più. 
Eppure, per diventare un angelo doveva soffrire.

Se appena lo conosco, avrà sorpreso anche la morte con un sorriso di luce. 
E l’avrà vinta con la sua dolcezza infinita.

Oggi, ci ritroviamo tutti noi, suoi ex compagni di squadra e di cammino, dinanzi a quel marmo bianco.
Ci scambiamo sguardi timidi, silenti, commossi. 

Tommy ci sorride come tutte le volte che ci abbracciavamo.
Noi per salutarlo – con una lacrima sul cuore, che speriamo inutilmente che lui non scorga – ci pieghiamo sulle ginocchia. 
Quasi dovessimo metterci in posa per una foto prima di una partita di calcetto. 

E’ in quel preciso istante che un soffio di vento ci carezza teneramente. 
E’ Tommy che da lassù ci ha salutato, muovendo piano un’ala bianca…
 

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Commenti

  • michele rizzi (utente non verificato)

    oggi è anche il giorno della signora Minuti si mia madre che non era mai scontrosa con nessuno andava sempre all’istituto maria cristina per le sue amate bambine da accudire le trattava come delle figlie , ma purtroppo la sua vita è stata segnata da un forte dolore e la consapevolezza di essere sicuramente una santa , lei che non sapeva fare del male a nessuno. io mi sono recato al cimitero ma mi è venuto un forte nodo in gola a pensare che mia madre non c’è piu’ voglio incontrarla magari era possibile basta altrimenti piango!

  • nuvola 91 (utente non verificato)

    Le persone che ci lasciano restano sempre nel nostro cuore a prescindere dai giorni convenzionalmente imposti dal calendario. La cosa più bella è che sono sempre trattenuti in qualche parte dei nostri occhi che li hanno guardati, che hanno riso con loro. L’anemos ci travolge, abbraccia, sostiene, saluta sempre. Erano imbarazzate ieri le nuvole… nell’aver vicino un così grande cielo. E c’era una persona che rimase lì a contemplarlo con più forza, più coraggio, più felicità sicura di chi aveva accanto…

  • rotata Schiraldi (utente non verificato)

    Era un unico, immenso, splendido sorriso……..
    Era la sua forza……… !!!!!
    E’ vero hai avuto fortuna !!!!!!!!!

  • alba dorata (utente non verificato)

    Gli occhi di chi ci ha tenacemente amato e tenacemente continuamo ad amare, qualsiasi sia la forma di amore, sono sempre dietro i nostri a ricordarci di non smarrirci ancora.j

  • Nicola Sicolo (utente non verificato)

    Complimenti Mario. E’ bellissima e toccante. Grande come sempre!

  • graziana carrassi (utente non verificato)

    il mio grande campione.NICOLA non c’è un giorno che non pensi a lui…il dolore è troppo grande ma è solo grazie al suo pensiero se continuo ad andare avanti in questa vita………..mi manca tanto il suo sorriso….ma so che lui è sempre accanto a me e non mi lascera’ maiiiiiiiiiiiii