Frazioni martoriate, troppi sportelli bancari, la piaga dell’omertà. L’intervento dell’avv. Ricci

Mario Sicolo
Francesco Paolo Ricci

Parole telluriche del consigliere comunale del Partito democratico, componente di Avviso Pubblico

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Non ce ne voglia il vicepresidente della Commissione Antimafia, il senatore De Sena.

Sì, non se ne abbia a male il prefetto, che si è limitato – e, forse, non poteva fare di più – a dichiararsi disposto ad accogliere qualsiasi progetto la nostra città voglia avanzare per fronteggiare il problema criminalità, ma l’aspetto più interessante del consiglio comunale monotematico di ieri sera è stato costituito dagli interventi dei nostri rappresentanti in massima assise.

Ci hanno convinto quasi tutti per misura, saggezza e coscienza civica.
In particolar modo, ci hanno colpito per aver dato qualcosa in più l’alta competenza tecnica di Pippo D’Acciò, il taglio fortemente pedagogico di Carmela Rossiello, la profonda maturità politica di Domenico Damascelli.

Tuttavia, in un mare di considerazioni oculate e, purtroppo, veridiche, si è distinta la relazione di Francesco Paolo Ricci.
Telluriche le parole dell’avvocato, che hanno scoperchiato baratri di perchè, che tutti i cittadiini spesso si pongono, ma a cui pochi sanno dare risposta.

Innanzitutto, la drammatica distanza psicologica delle due frazioni da Bitonto.
Già, Palombaio e Mariotto si sentono abbandonate al loro destino. che non è il massimo, visto che su questi due piccoli, ma valorosi centri si abbatte la scure degli effetti deleteri della Città Metropolitana.
Bari, infatti, ha svuotato i suoi quartieri a rischio, scaricando i loschi figuri proprio nelle frazioni bitonine, oltre che al San Paolo, ad un tiro di sasso (o di Beretta, fate voi) da noi.

E ancora. Come mai, a Bitonto, dove il tasso di disoccupazione è elevatissimo ed il lavoro è una chimera per tanti ragazzi, proliferano gli sportelli bancari?
E tutti quei centri scommesse, saranno tutti in regola?
E i “compro oro” che quotidianamente sbucano agli angoli delle strade?
Non saranno per caso “luoghi di riciclaggio di danaro sporco”? ha tuonato il componente di Avviso Pubblico.

Poi, la piaga invisibile del racket delle estorsioni che ammorba la città, che pure, dati alla mano, sembrerebbe l’ideale per viverci, viste le rarissime denunce di reati vari.
E l’omertà assassina che mette la sordina implacabile al grido di dolore di tanti cittadini?

Un’altra sua battaglia: le classi ghetto nelle scuole di ogni ordine e grado, che molte volte non consentono di realizzare quella contaminazione positiva tra ragazzi di ceti sociali differenti, che sarebbe la missione precipua dell’istituzione scolastica.     

Dunque, la soluzione di Ricci: l’antimafia sociale. 
Il fronte unico, coeso, incrollabile contro la delinquenza.

Sono anni che la predica, l’avvocato, inascoltato dal resto del paese, che preferisce mettere il capo sotto la sabbia e continuare a far finta che non sia malavita quel che di illegale ci vortica intorno.
Probabilmente anche per delinquere in giacca e cravatta. 

“Noi non gireremo la testa dall’altra parte, statene certi“, ha esclamato con appassionata energia Francesco.
Speriamo che quel noi non sia plurale maietstis… 

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