Ci scrivono i “Medici di Sanità in Rete”: “No al decreto Balduzzi”

La Redazione
Decreto Balduzzi ovvero Colpo di grazia?

Oltre a tutte le ingiustizie che perpetrerà, la riforma non ridurrà, ma verosimilmente aumenterà le spese

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Dal Gruppo “Medici di Sanità in Rete” riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Egr. Direttore
Riteniamo che in una materia così importante come la riorganizzazione del SSN ed in particolare del suo cardine, ovvero la medicina di famiglia, sia necessaria una lunga e ponderata discussione in cui ognuna delle parti in causa sia chiamata ad esprimersi.

Una riforma dall’alto, mascherata come urgenza ed inglobata in materia di spending review appare quanto meno inopportuna in un paese di costituzione democratica, specie se ci si riferisce alla salute dei cittadini, principio sancito e tutelato appunto dalla Costituzione.

La stampa e tutti i media hanno enfatizzato il nuovo ruolo del medico di Medicina Generale, quale tutore della salute 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, tralasciando i rischi ed i pericoli che in tale decreto a nostro parere si ravvisano.

Premesso che nella versione definitiva del decreto non vi è traccia di un medico di famiglia continuamente al servizio del cittadino, parlandosi esclusivamente di una continuità assistenziale durante l’arco della giornata attraverso modalità da concordare a livello regionale, l’informazione mediatica ha completamente trascurato che lo stesso decreto prevede l’aggregazione di numerosi medici sia in forma monofunzionale (solo medici) sia in forma polifunzionale con specialisti ed esami diagnostici.

Se ciò dovesse materializzarsi in grandi strutture a discapito della capillare diffusione dei singoli studi medici, ne deriverebbero gravi disagi alla popolazione, poiché in molti piccoli centri scomparirebbe lo studio del medico di famiglia ed i cittadini potrebbero essere costretti a veri e propri viaggi della speranza per raggiungere l’agognata struttura.

E quando i trafelati cittadini giungeranno all’interno dello studio medico potrebbero non trovare il proprio medico con grave turbativa del rapporto di fiducia medico-paziente che rimane elemento distintivo e caratterizzante della nostra professione. Il rischio più che palpabile è dunque la lesione del rapporto fiduciario medico /paziente, trasformando il medico della persona nel medico della struttura e il paziente nel suo fascicolo elettronico.

La riforma non solo non ridurrà ma verosimilmente aumenterà le spese, sia per creare le strutture polifunzionali sia per pagare chi vi opera ( perché ad esempio l’attività notturna non può essere ricompensata come quella diurna ); pertanto la riforma ad invarianza di spesa appare assai poco praticabile.

Non vi sarà inoltre alcuna riduzione degli accessi al PS, per difetto di procedure diagnostico-terapeutiche che solo in ambito ospedaliero possono avere la giusta dinamica. Il risultato che il decreto vorrebbe perseguire ossia svuotare i PS attraverso l’apertura degli ambulatori h24 non solo non sarà raggiunto ma si rivelerà inutile e costoso, sia perché il paziente ha diritto di recarsi dove vuole, sia perché un aumento indiscriminato dell’offerta produrrà un conseguente aumento di spesa e sia perché il decreto non tiene conto della specificità dei ruoli professionali, non potendo l’assistenza di Medicina Generale essere interscambiabile con l’attività di Pronto Soccorso, di Emergenza e di Continuità Assistenziale.

Inoltre per i megastudi serviranno soldi e competenze , perché non si può improvvisare una ecografia o un ECG se non si hanno il background e l’esperienza necessari; occorrerà pertanto ricorrere a specialisti , che dovranno essere pagati per la loro opera e che ben difficilmente accetteranno la disponibilità anche notturna, dal momento che la diagnostica già esiste nei PS.

D’altra parte ove sperimentati i grupponi sono falliti o hanno dato pessimi risultati come evidenziato su BJGP e piuttosto siamo tra gli ultimi in Europa nell’avere Dipartimenti di Medicina di Famiglia e nell’essere veri specialisti in medicina di famiglia con pari dignità professionale, sociale economica e contrattuale rispetto agli altri medici.

Infine questi megastudi concorderanno un budget con la Regione e/o con l’ASL e dovranno muoversi entro precise disposizioni regionali sia per quanto riguarda la diagnostica che la terapia e se la somma messa a disposizione dovesse esaurirsi, non si capisce in che modo possano essere garantita l’assistenza al cittadino se non forse attraverso una qualche forma di assistenza sanitaria integrativa che molte cooperative sono già pronte ad offrire, naturalmente pagando la quota associativa.

Se poi questi gruppi per rientrare nel budget ridurranno i costi con conseguenti seri problemi nella qualità dell’assistenza, al danno si aggiungerà la beffa.

E dunque questo il futuro?

Distinti saluti,
I Medici di Sanità in Rete
https://www.facebook.com/groups/sanitainrete

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