Arrivederci al professor Peppino Moretti, educatore saggio e gentile

Mario Sicolo
la nuova Casa del prof. Peppino Moretti

Amiamo Bitonto come l'ha amata lui, con cuore puro

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Caro professor Moretti, è da tempo ormai che, qui, in un dolce slargo del Centro storico, la campana di San Silvestro non ha più rintocchi d’argento.

Per inflessibile volere di chi comanda (già, pure nella Chiesa c’è chi prende decisioni un po’ così) è inesorabilmente muta e le sue note più non titillano l’Altissimo né le anime dei fedeli, che a quella squilla si raccoglievano in preghiera.

E la parrocchia lentamente muore. Anche questo è un segnale. Tristissimo.

Ho imparato il canto delle nostre chiese dalle Sue poesie in dialetto, la voce della nostra anima.
E mi sono tuffato nella storia avventurosa e bellissima di Bitonto – sì, al di là delle mestizie odierne, è stata avventurosa e bellissima – grazie ai Suoi libri, smarrendomi felicemente tra quelle etimologie spesso magiche, che mai potevano esser gradite a chi non ha occhi che vadano al di là di ciò che appare.

Forse per il nome, Giuseppe ovvero Peppino per tutti, lo stesso di mio padre, Lei mi è stato sempre simpatico.
Ricordo nitidamente i Suoi occhi di bimbo spalancati d’incanto sulle meraviglie del mondo.
Il Suo corpo minuto per splendido, tutto umano paradosso, nascondeva (ma mica tanto) un gigante della cultura.

Di Lei mi colpivano la gentilezza antica, le sterminate conoscenze – l’adorata classicità – e l’ironia socratica.

Del mio papà, ricordo, Lei era amico sincero ed ogni volta che vi incontravate era un discorrere, a quando lieto a quando dolente, sulle sorti tutt’altro che progressive della scuola.

Ah, la scuola. Forse non è un caso che lei si sia spento oggi che è ridotta ad un cumulo di macerie.

Lei, insegnando e scrivendo, ha amato la nostra città come pochi.
Lo ha fatto col Suo lucente magistero, lastricato di passione e impegno quotidiano, mai altero.
Quanti cittadini ha educato, professore: ragazzi che si sono abbeverati alla fonte della sua profonda saggezza per scarpinare con passo sicuro sul sentiero dei giorni (è il metodo, secondo greco significato).
E scorni e delusioni sono nulla se l’animo è forte.

“È dell’uomo saggio compiere il proprio dovere”, aveva appuntato con grafia pensosa papà sopra un’agenda sdrucita.
Sono sicuro che valesse anche per Lei la massima ciceroniana.

Appena ho letto il solito manifesto che annunciava il Suo ultimo viaggio, ho mirato d’istinto la Sua attuale casa: il cielo.
Perché è lì che volano i puri di cuore. 

Era azzurrissimo con una piccola nuvoletta sospesa sul suo cuore.
Somigliava in maniera struggente ad una tela di Francesco Speranza, altro titanico omino, che – a Santo Spirito, proprio dove Lei, caro Professore, si è addormentato – dinanzi all’infinito del mare dipingeva il mondo con i colori del sogno.

Poi, ho preso a vagare per i vicoli e le corti del Centro storico in attesa di un indizio.
Ad un certo punto, su via Amedeo, ho raccolto un piccolo sub di plastica.

Il giocattolo perduto di un bambino. La purezza che piano scompare.
Per farlo, ho dovuto genuflettermi ed ho sfiorato una di quelle chianche finte e mal bucciardate, che donano tanti dolori ai piedi dei vecchietti che sfidano il tempo.

Erano, quei puntuti dossi, le mille ferite ormai immedicabili di una città fasulla e senza memoria?

Bitonto ha il dovere morale di ricordare creature come Lei, educatore discreto e silenzioso, uomo integerrimo ed eccelso.

Già, ragazzi, che vi insuperbite pensando che la vita sia tutta dentro facebooktwitterechissàcosaltro, non dimenticate mai la lezione esistenziale ed essenziale dei vostri padri.
Il loro respiro è dentro di voi.

E amate la vostra città come l’ha amata il professor Peppino Moretti…

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Commenti

  • Stefano Milillo (utente non verificato)

    Peppino è stato un grande uomo pur nella modestia e semplicità che lo caratterizzava. Un poeta fanciullo che affondava il suo pensiero nella notte dei tempi sulle tracce lasciate nella sua memoria da un tale “Cicce la Gadette”, sapiente poeta dialettale, dal cui linguaggio Peppino traeva echi di una storia antica della sua Bitonto. una storia che risaliva alla civiltà cretese addirittura. Bitonto da lui amata e cantata, vissuta fin nelle profonde pieghe della sua anima, è la Bitonto dei Venerdì Santo, delle piazze, delle vie e sapori del Centro Antico. E’ Bitonto dalle cento chiese e dalle mille campane. “Re cambèune de Vetonde” ,tutte, malinconiche, tristi, allegre, festose, ti accompagnino verso il tuo grande viaggio. Stefano Milillo

  • Franco Labellarte (utente non verificato)

    Abbiamo perso un grande Uomo:
    Peppino Moretti era una persona meravigliosa di grande cultura e di rara sensibilità, di cui conserverò per sempre nel mio cuore un affettuoso ricordo.

    Franco Labellarte

  • bianca farfalla (utente non verificato)

    Grazie per le sue parole. Sono certa che anche lei, sarà ricordato a lungo, almeno da qualcuno che però forse non avrà la stessa forza di scrivere, raccontare, come fa lei i sentimenti, la rabbia, la malinconia che risale in questi momenti. Non conoscevo il Professor Moretti… ma una persona che così tanto ha amato la città… non può che meritare stima e onore. La gente colta, la gente che ha fatto e fa tutti i giorni la storia, lei ha ragione, non si nasconde dietro un sondaggio sul web, dietro un monitor… la si guarda mentre ogni giorno combatte per quel che crede. Anche solo scrivendo.

  • Lizia De Leo (utente non verificato)

    Caro Mario, condivido in pieno il tuo “pezzo” molto bello e sentito, che onora la figura e la personalità del Prof.Peppino Moretti. Avendo insegnato con lui nella stessa Scuola per parecchi anni, ho scritto qualcosa su FB, ma sicuramente le tue parole e le tue espressioni non potevano dire meglio. Grazie, Mario!

  • lino rucci (utente non verificato)

    Garzie professore Sicolo. Il suo “pezzo”,come dice la De Leo, è veramente molto bello e sentito, Il nostro Peppino, saprà cetamente apprezzarlo. Grazie ancora professore.

  • Lucia Fiore (utente non verificato)

    Credo di non aver mai letto , nei miei tanti anni di vita un ricordo così vero e struggente.

  • Vincenzo Robles (utente non verificato)

    Grazie Mario e lo faccio non tanto per ciò che si comprende ad una prima lettura del suo profondo ricordo di Peppino Moretti, ma per quel messaggio che va oltre il ringraziamento a Moretti. La profondità del messaggio è rivolta a noi cittadini, giovani o anziani, della Bitonto di oggi. Ricordare chi non è più tra noi può diventare una prassi, e da questo Mario si è liberato e ci ha liberati. C’è oggi quasi un rimorso nel non aver considerata l’umile grandezza di Peppino Moretti quando era ancora tra noi. Il silenzio, l’operosità, la gratuità del suo sapere e del suo servizio verso tutti, sono doti, insieme a tante altre, che dovremmo sapere riconoscere in Peppino Moretti e, se le apprezziamo, impegnarci a viverle. E’ triste constatare come si sia quasi spezzato quel filo che dovrebbe legare una generazione all’altra. Non vorrei rimpiangere il passato, ma mi sento di rimproverare la mia generazione per la sordità verso la Bellezza, la Generosità, la Gratuità.

  • Pier Carlo Capozzi (utente non verificato)

    Che meraviglia, Mario, pur leggendo queste righe a tanta distanza di tempo ! Mi sono imbattuto nella grandezza del professor Moretti solo oggi, ma tu mi hai emendato in un attimo il mio ritardo di anni. Grazie, come sempre, di cuore…