Michele Abbaticchio e i nostri primi mesi “da Sindaco”

© Bitontolive
Perché bisogna continuare ad avere fiducia
Nei giorni successivi all’insediamento, l’elezione del primo cittadino, quel Michele Abbaticchio che usciva dalla campagna elettorale rinvigorito da mille polemiche e gratificato dal voto di 17.270 cittadini, è stata salutata da una serie di eventi.
Lo ricorderemo, alcuni tremendi (quelli legati all’esplosione di una nuova ondata di episodi criminali).
Altri, odiosi: gli scempi di quotidiana inciviltà, una vigliaccata stile “Scrivilo sui muri” in salsa nostrana.
Che strazio.
Poi, altri, più recenti, come ad esempio quelli artistici.
Inaspettati e, quindi, forse per questo ancora più belli.
Sicuramente frivoli, ma di gran lunga più festosi e piacevoli dei primi.
Sotto l’ebbrezza delle luci, delle musiche estive, della gente riversata nelle piazze (sempre un grande risultato nella traballante vita sociale bitontina) sono apparsi lontani i giorni del conflitto di palazzo, dei litigi scandalosi della politica.
Non certo l’oppio circense per distrarsi.
Piuttosto, una timida consapevolezza, timida ma ritrovata, di ciò che potremmo essere e di quanto grande sarebbe il beneficio di una nuova fiducia in se stessi.
Per un nugoletto di settimane, grazie all’impulso propositivo di una Giunta che, con tutti i limiti del caso, con tutte le finanze raschiate del caso, con tutta la diffidenza del caso, è riuscita a scaricare la forza distruttiva dell’incompatibilità tra il destino felice della città e la gestione amministrativa che s’apprestava a metter su a Palazzo Gentile, si è avuta una piacevolissima conferma: si sta continuando sulla strada delle dinamiche gestionali, in un contesto in cui parlare di politica continua a essere del tutto fuori luogo.
E, bisogna sottolinearlo con forza, è un bene, in certi contesti.
Specie quando si è alle prese con una continua lotta contro il susseguirsi inarrestabile degli eventi.
Un continuo flusso di problemi da risolvere, da gestire, di nodi da sbrogliare.
Situazioni che, lo sappiamo, non mancano mai nella nostra città.
Ma, si dirà, affrontare (con l’obiettivo di venirne a capo) i problemi della cittadinanza è proprio il compito supremo del Sindaco.
E nessuno gliel’ha imposto.
Tutt’al più, lo hanno stabilito gli elettori, con la loro libera preferenza apposta su una ancor più libera candidatura.
Vero.
E, infatti, il prezzo che il primo cittadino ha dovuto pagare per risolvere il gioco della contrapposizione tra problemi da risolvere e risultati ottenuti e, soprattutto, per aver scongiurato la catastrofe, è stato quello di adottare una specie di anarchia gestionale.
Poca cosa.
Problemi che, in realtà, non sono affatto tali.
Perché è proprio da questa catastrofe evitata che bisogna partire se dobbiamo addentrarci nell’ostico sentiero del giudizio di questi primi, primissimi mesi di lavoro di “Mike” and co.
E la catastrofe era (e, se vogliamo, resta) la soglia sulla quale Bitonto, povera città, era stata inevitabilmente portata da una pluriennale cattiva gestione.
Soglia per la quale molti dei politici che dovrebbero pagare ancora non ascendono sul soglio delle loro responsabilità, per quanto le susseguite stangate elettorali, ottenute negli ultimi otto anni, siano state, comunque, un tributo abbastanza equo.
La catastrofe, dicevamo, la totale inefficienza di una macchina, quella amministrativa, senza la quale ogni nuovo, ipotetico start up sarebbe stato del tutto impossibile, certo non era inserita nell’agenda ufficiale del Sindaco.
Ogni singola promessa, però, concorreva al raggiungimento di questo obiettivo quadro.
Michele Abaticchio, da sempre, ha dimostrato di tenere l’agenda dei suoi fini politici solo per una sorta di dovere d’immagine, essendo in realtà più interessato ad un “problem solving” quotidiano e scevro del rigore di una scaletta propagandistica.
Il risultato? Un gioco di grandi speranze, lente attese, ripetute conferme.
Alternate, però, a fisiologiche cadute.
Che non ci dispensano certo dall’obbligo di tenere alta la guardia critica.
Ma non ci giustificano nemmeno a sparare quelle critiche preventive verso cui noi proviamo da sempre, peraltro, un’incurabile allergia.
Nei giorni appena trascorsi, è capitato a chi scrive di attraversare i luoghi più caldi del meridione criminale, dove le strade popolate dalla società civile si intersecano con le viuzze proibite, quelle che accolgono i bunker costruiti dalle famiglie dei latitanti.
Dove i conti si regolano con la canna di una pistola e la politica è interamente asservita alla criminalità organizzata.
I tratti somatici delle persone che, in quei posti, scontano la loro personale “condanna a vita” sono segnati da anni e anni di continuo soggiogamento, da una devastante condizione di schiavitù morale e sociale.
Senza la possibilità di fruire di alcun servizio nella propria città.
Senza la possibilità di scrivere pagine diverse da quelle firmate con il sangue.
E senza nemmeno la convinzione che, un giorno, le cose potranno cambiare.
Bene, nell’osservare queste brutte dinamiche sociali, inevitabilmente qualche ricordo patrio è tornato in mente. Insieme con una convinzione: la strada è tutta in salita, è lunga, è difficile.
Ma percorribile.
Specie da quando, negli ultimi mesi, una componente della vita sociale ha dimostrato di sapersi appropriare di una nuova libertà, non solo dirigendosi sulla via della professionalità ma, soprattutto, abbandonando quella del mestiere (e della collusione): la politica.
Sembra una cosa da niente, in partcolare se confrontata con le scadenze disattese.
Ma, a pensarci bene, non lo è affatto.
Si tratta, piuttosto, di un piccolo successo.
E tale resterà almeno (come abbiamo detto, scritto e ripetuto fino allo sfinimento) sino al concretizzarsi della prova contraria.
Commenti
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scusate me è bitontolive oppure abbaticchiolive questa testata qua?
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Non direi che gli eventi artistici siano stati frivoli. È stato più volte ribadito che il fine ultimo è quello del recupero economico/commerciale della città e del centro storico in primis. E la cultura, nelle sue varie accezioni, è il mezzo per rinsaldare la coesione sociale portando alla luce le tante forze positive che stanno avendo la possibilità di esprimersi. E la partecipazione dei cittadini lo sta dimostrando.
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mi sembra un articolo equilibrato invece. Rileva sia i punti positivi che i punti negativi dei primi tre mesi. Non è equlibrato se si vogliono ascoltare solo i punti negativi chiaramente
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Disgustosa slinguata………………………………La verità vera è che la realtà dei fatti non è per nulla cambiata. AVETE STANCATO…………………………..
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cari amici non e’ cambiato nulla……tranne chi riscalda le poltrone……facciAMOci prendere sempre in giro……………..
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Per fortuna Bitonto non è vissuta soltanto dai signori”nessuno” e “curumazzo” che non vedono, non leggono, non sentono ,ma…signor fiore guida lei l’allegra compagnia?







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