Dai tipi da spiaggia ai tipi da piscina. Come cambia l’umanità sotto l’ombrellone e il solleone

© web
L'evoluzione dell'antropologia estiva e le sue strane peculiarità
C’erano una volta i tipi da spiaggia.
Persone tanto bislacche da divenire personaggi e trasformare le immense distese di sabbia in altrettanti palcoscenici per imperdibili performance.
Tant’è che l’etichetta d’un subito traslocò con tutto il carico delle sue stramberie dal contesto balneare alla vita quotidiana delle restanti stagioni.
Oggi, qualcosa è cambiato, va detto.
Pullula di antropologiche curiosità il bordo piscina.
Sfilano tipi particolari e caratteri straordinari nel senso etimologico del termine, cioè fuori dal comune.
Il primo.
Il sovrano incontrastato.
A cavalcioni del lettino color senape, che piano scompare di tra le cosce abnormi, ecco l’uomo tutto epa e peli.
Adagia debordante l’adipe irsuto su quel lembo di fragile plastica e sfoglia con fare protervo il consueto giornale sportivo, comunicando a tutti – amici e soprattutto sconosciuti – i suoi pareri sulla campagna acquisti di questa e di quell’altra squadra.
E’ tutto una vergogna ed uno scandalo.
Non si capisce mai bene per quale compagine tifi, però l’importante è urlare il suo astio contro tutti.
Qualche metro più in là, come un’improvvisa onirica visione compare lui, la reincarnazione di Adone.
Prima di gonfiare il canottino per il figlioletto, avrà dato pure una pompatina a sè stesso.
Mirabile ibrido fra Klaus Dibiasi e Massimiliano Rosolino, prima si esibisce in un tuffo carpiato con triplo salto mortale dalla piattaforma di trenta centimetri e poi sbraccia trafelato tra i flutti che s’agitano tremendi in quella che certo non è una vasca olimpica.
Con movimenti felini e molto poco sensuali, la di lui callipigia moglie (quasi sempre, trattasi della coppia più chiacchierata dell’albergo o del villaggio) sente gli occhi di tutti – in pole position, quelli dell’uomo-epa, mal schermati da occhiali da sole che assicurano massima mobilità allo sguardo – incollati sulle sue protuberanze anteriori e posteriori, e pudica anzichenò mostra serenamente le sue venuste curve all’universo mondo.
Ed è una noia mortale, uffa, il piccolo che frigna nel passeggino e le impedisce di portare a termine la fascinosa missione.
E nei paraggi, quasi sempre, traccheggia il solito saggio, che, con voce flautata, sussurra al vicino sodale la nota massima di Confucio: “Chi mostra gode, chi guarda crepa“.
Condoglianze.
Frattanto, si scatena una tanto imprevista quanto concitata finale di pallanuoto degna di London 2012 tra amabili pargoletti dall’inconfondibile inflessione dialettale partenopea, che omaggiano di spruzzanti gavettoni non richiesti i presenti.
Oh no, qualche goccia schizza malvagia pure sull’iphone e sul tablet dell’uomo-connesso-ventiquattr’ore su ventiquattro, infallibile cecchino di reti wifi a spasso per l’etere, che saltabecca con abile disivoltura fra un social network e l’altro, ammorbando l’aere, peraltro discretamente già malconcio, di strambi trilli e fasulli cinguettii.
Ed è in quel momento che tu, che provi ad isolarti per leggere un libro in santa pace, vorresti che – a proposito di Olimpiadi – comparisse come per incanto Roberto Cammarelle e, senza usare l’acqua al cloro della piscina, li sciaquasse ben bene tutti quanti…
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!







Strisce blu e pass disabili, a Bitonto il sospetto degli abusi per non pagare