Olimpiadi, le Ferrovie del Nord Barese si esibiscono nel salto della…fermata

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Il fatto è successo qualche mattina fa e noi ve lo raccontiamo con leggerezza, senz'alcun intento maligno
Le Olimpiadi sono benedette sin dall’antichità più remota.
Quando venivano indette, tutte le armi tacevano e, non a caso, gli atleti – usanza ancora in voga – si stringevano la destra prima d’ogni tenzone, non perchè magari fosser lieti di far la reciproca conoscenza in quel momento, ma perchè garantivano al rivale che il pugno era libero d’ogni lama.
Oggi, in tempi di finta pace e di conflitti millanta – pure ideologici, razziali, odiosi – sparsi nel globo terracqueo, il sogno del barone Pierre de Frédy De Coubertin è apprezzabile perchè ci dà la possibilità, a cadenza quadriennale, di scoprire talenti meravigliosi e branche sportive, che erano emarginati nei trafiletti più angusti dei giornali di settore, vi lasciamo immaginare negli altri di quale spazio godessero.
Così, ci si incanta dinanzi agli adiposi campioni del tiro con l’arco – oh cappio, molti si saranno detti in panciolle sul divano, pur io posso diventar olimpionico – o ti rapisce l’infallibile cecchina, esile stupenda tiratrice.
O, ancora, ti entusiasma il kajak, palindromica e spericolata disciplina.
Insomma, artisti della solitudine che presto, tramontata l’euforia dei cinque cerchi, finiranno dritti nel dimenticatoio di media e mondo.
Che tristezza…
Però, tra tutte le splendide discipline, nessuno poteva aspettarsi che in una nuovissima specialità si sarebbe esibita la nostra impagabile Ferrovia del Nord barese.
Un Mito.
Certo, non sono più i bei (si fa per dire) tempi del Far West – lignei vagoni, spesso consunti, in perenne minaccia di assalti apache – o dei ritardi biblici – per una tratta di venti minuti, spesso il minutaggio doppio d’attesa ti toccava -, nei giorni degli annunci internazionali (Sovereto station, eccezionale), della malinconicissima Radiobarinord, di amorosi sottopassaggi e persino dell’elvetica precisione (pendolare essendo, genuflesso infinite grazie rendo), tuttavia doveva pur distinguersi la Bari nord, nome universalmente riconosciuto (chiedere a Google, please).
Così, qualche mattina fa, i bitontini in attesa di montarci su alla nuova stazione dei Santi Medici (senza un parcheggio e con un lago virtuale nello spiazzale antistante, reale, realissimo appena dovesse venir pioggia di lassù), hanno mirato sgomenti e, soprattutto, immobili, sfrecciare a sostenuta andatura il treno dei desideri.
E cos’è mai successo?
Salto della fermata, tutto qui.
Riuscito, in pieno.
Se sia stato artigliato il record olimpico, è un po’ difficile affermarlo con certezza.
Va controllato il crono della performance.
Al di là dell’inconveniente fastdioso per molti concittadini, che quella mattina dovevano raggiungere il capoluogo per lavoro, studio o altro, timidamente avanziamo due ipotesi.
Una. Forse, il macchinista è innamorato di una fanciulla palesina e aveva da volar da lei. E le donne, si sa, è meglio non deluderle, sennò sai le paranoie che ti fanno…
L’altra, più rassicurante.
Conoscendo la gloriosa tradizione nordbarese, tutto si può dire della smemorata locomotiva, ma di certo non era dopata, state tranquilli lettori…
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