IL SAP scrive ai cittadini: “Rammarico tra le forze dell’ordine a causa dei continui scarceramenti”

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Non è facile lottare contro la criminalità in questo modo
Il Sindacato Autonomo della Polizia (Sap) decide di scrivere ai cittadini sulla loro delusione scaturita dai continui immotivati scarceramenti, nonostante dietro quegli arresti ci siano lunghe e pericolose indagini.
L’attuale situazione criminale provinciale, pertanto, è chiaramente un nuovo cancro in espansione, ma che va obbligatoriamente sconfitto con l’aiuto anche dei cittadini.
In questa lotta, probabilmente, qualcuno vedrà la magistratura sempre più, ormai, messa in discussione, a seguito di alcune immotivate decisioni intraprese in sede di giudizio.
Di certo, però, c’è la volontà di John Battista, segretario provinciale del SAP, e dei suoi uomini di portare avanti una campagna di sensibilizzazione che si concluda con l’istituzione di un osservatorio sulla criminalità che avrà uno spazio web sul sito www.sapbari.org.
A questa decisone ha inevitabilmente contribuito l’episodio bitontino, risalente ad alcuni giorni fa, in cui in seguito ad un arresto di un pusher in possesso di numerose dosi di droga nascoste in una palla da tennis, la magistratura ha deciso di rilasciarlo in pena libertà.
Di conseguenza, il SAP ha prontamente maturato l’idea che fosse necessario diffondere attraverso ogni modo possibile il loro ultimo comunicato stampa in cui viene affrontata questa spiacevole situazione, nella quale, purtroppo, anche agli agenti di polizia vengono assegnate colpe non loro.
Ecco il testo integrale dal titolo “Giustizia sospesa”.
“Ci sono gocce che fanno traboccare il vaso. Nei giorni scorsi gli equipaggi della Volante hanno effettuato l’ennesimo arresto di stranieri provenienti dai paesi dell’Est sorpresi nella flagranza di furto, e ancora una volta si è ripetuto l’ennesimo copione: pena mite (un paio d’anni) con sospensione della pena, il che significa che i ladri sono stati rimessi subito in libertà.
Questo nonostante uno di essi fosse stato arrestato nella flagranza di furto in appartamento appena pochi mesi orsono. E anche in quel caso, pena poco più che simbolica (un annetto) con immancabile sospensione. Casi come questi sono sempre più frequenti. Le pene sono troppo miti, e la
sospensione della pena o la concessione degli arresti domiciliari (spesso gli arrestati sono stranieri che non hanno un’effettiva dimora) vanificano anche quel po’ che è stato inflitto.
Nel contempo, le associazioni dei commercianti – leggiamo sulla stampa – reclamano l’aumento di furti, scippi e rapine, chiedendo alla Polizia maggiore prevenzione e qualche sindaco pensa di risolvere i problemi di criminalità della propria città attraverso l’impiego di poliziotti che non abbiano legami con il territorio…
Ebbene, è arrivato il momento di dire come stanno le cose, è arrivato il momento di far conoscere ai cittadini cosa sta succedendo.
Sì, è vero: siamo sempre di meno a causa delle riduzioni degli organici, e siamo sempre più vecchi. Quando l’età media si avvicina ai cinquanta, non si può continuare a correre dietro a delinquenti che hanno trent’anni di meno. Peraltro, bisogna anche stare attenti a non farsi male, perché ormai è quasi impossibile ottenere il riconoscimento di una infermità per causa di servizio e c’è il concreto rischio di ritrovarsi sbattuti fuori dalla Polizia senza alcun indennizzo, nel caso in cui venga compromessa la capacità fisica.
Ciò nonostante, continuiamo a fare il nostro dovere, come dimostrano le operazioni, gli arresti, i controlli effettuati. La prevenzione c’è, e se così non fosse la nostra Città e la nostra Provincia, afflitta da un elevato tasso di criminalità (oltre 200 reati ogni 10.000 abitanti secondo i dati 2009 del Viminale) e di disoccupazione (11,6 % dati Istat), sarebbe una vera e propria giungla inabitabile.
Ma la prevenzione da sola non basta, se non è supportata anche dalla forza dissuasiva data dalla certezza della pena. E’ una semplice constatazione matematica: se i delinquenti stanno sempre fuori, anche dopo essere stati arrestati e condannati più volte, la criminalità cresce inesorabilmente.
E’ come giocare a scacchi contro un avversario al quale è concesso di far risorgere la regina ogni volta che viene catturata: è inevitabile che il vostro avversario vinca.
Ma questo non è un gioco.
In questo momento non ci interessa analizzare le ragioni per cui siamo arrivati a questa situazione. E’ un problema della Procura? E’ un problema dei Giudici? E’ un problema degli Avvocati? E’ un problema dell’ordinamento giudiziario? E’ un problema di norme? E’ un problema di carceri sovraffollate?
Non lo sappiamo. Di certo è un problema di tutti i cittadini (noi compresi) onesti, che lavorano (se sono fortunati) e che pagano le tasse, e che hanno il sacrosanto diritto di ritornare a casa e di trovare la propria abitazione così come l’hanno lasciata, di ritrovare la propria auto lì dove l’hanno parcheggiata, di passeggiare serenamente non solo per le vie del centro (e anche questo ormai non è più scontato), ma anche nelle periferie.
In passato abbiamo dimostrato che – quando si vuole – si può. Non c’è stato bisogno di cambiare le leggi per sconfiggere i contrabbandieri che scorazzavano nottetempo e per trasformare il Borgo Antico di Bari (che era stato battezzato “Scippolandia”) in un gioiello.
Siamo convinti che la forza dell’opinione pubblica sia indispensabile per mettere in moto di nuovo quei meccanismi e quelle sinergie necessari a dare una risposta concreta ed efficace all’avanzata della microcriminalità, che non sia soltanto contingente ma duratura nel tempo.
Noi faremo la nostra parte attivando un flusso di informazione verso l’opinione pubblica. La gente deve sapere che non basta chiedere più prevenzione. Il Questore e il Prefetto non hanno superpoteri, possono solo spostare una coperta sempre più stretta da una parte all’altra: se coprono una situazione in una determinata zona, necessariamente ne scoprono altre altrove.
Invitiamo tutti i nostri rappresentanti sindacali, a ogni livello, provinciale e sezionale, a diffondere questo comunicato ai colleghi, ai giornalisti, ai contatti istituzionali, ai comandi dei Carabinieri e delle altre forze dell’ordine. Ai cittadini.
Segnalateci via mail ciò che succede, tutti quei fatti che non sono coperti da alcun vincolo di riservatezza e che tuttavia la gente non conosce. Scrivete al nostro indirizzo mail bari@sapnazionale.org e provvederemo a integrare queste segnalazioni nella nostra opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, attraverso un vero e proprio Osservatorio sulla criminalità che avrà un suo spazio Web sul sito www.sapbari.org e un suo canale di comunicazione attraverso una mail list alla quale potranno iscriversi le testate giornalistiche interessate al problema”.
Il Segretario Provinciale
John Battista
Commenti
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E’ comprensibile il senso di frustrazione che i tutori dell’ordine pubblico manifestano attraverso i loro rappresentanti sindacali, ma, se essi non sanno da che cosa può dipendere la mancatga applicazione della certezza della pena, come possiamo saperlo noi cittadini? Se chi dovrebbe proteggerci si sente giustamente impotente di fronte a quanto avviene, figuriamoci come possiamo sentirci noi che viviamo giornalmente in balia di una minoranza di delinquenti che tiene in scacco la città.







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