Bitonto Estate 2012. Bè, non c’è male. Anche se i bitontini preferiscono andare fuori…

© Bitontolive
Alcune riflessioni sul cartellone di iniziative messe in atto dall'amministrazione Abbaticchio
Le iniziative messe in atto dal Sindaco Michele Abbaticchio e dalla sua giunta in merito alla Bitonto Estate 2012, accompagnate dall’immancabile coro di polemiche, talvolta intelligente, altre volte incomprensibile, son più che valide.
Come tali sarebbero tutte le scelte che fossero fatte per consentire a Bitonto di rinascere.
Per consentire ai bitontini di rinascere, pure, assieme allo loro città, vissuta, salvo rare e piacevoli eccezioni, con scarsa convinzione.
Tuttavia, mentre continuiamo a occuparci dell’opportunità di questo o quel programma, della validità di questa e quella esibizione, non ci accorgiamo della parata di star che va in scena nei paesotti e paeselli, contrade e borghetti che ci circondano.
Capaci di ospitare grandi eventi.
Grandi per davvero, in termini di numeri, capitale speso, turisti e visitatori accorsi.
In Puglia, a una manciata di chilometri dai confini cittadini, sono giunti grandi nomi della musica internazionale, Patty Smith e Sting su tutti.
Ma anche eroi della musica italiana: per dirne uno, il molfettese Caparezza, sempre fedele alle sue origini, e sempre munifico di esibizioni nella sua “amata” Puglia”.
Si dirà: ma quanto può influire il cambio di amministrazione nella gestione degli eventi culturali e artistici da offrire ai cittadini? Sicuramente molto, sotto certi punti di vista.
E, altrettanto sicuramente, poco sotto altri.
Lo sforzo della nuova giunta, palesemente più attenta alle istanze culturali della comunità bitontina, almeno rispetto ai predecessori (che stavano all’arte tanto quanto i rigurgiti di coscienza stanno ai guappi, ai ladri e agli assassini di città) è imbavagliato dall’oggettiva trascuratezza in cui verte Bitonto dalla notte dei tempi.
Che, se rende insensato l’accipiglio dell’opposizione, impegnata a ricercare, per ingigantirla, la pagliuzza altrui, rischia allo stesso modo di vanificare gli sforzi profusi dal Sindaco in carica per disgiungere il luogo comune del “qui non succede mai niente” con la sua legittima detentrice: Bitonto.
Il pressing delle forze politiche, la ricerca disperata dei fondi da investire nel settore cultura sono scaramucce che si affievoliscono nel destino, costantemente oscurato, delle strade bitontine, abitate da degni cittadini.
I quali, stimolati, si sono (quasi sempre) chiusi.
Incalzati e “provocati”, si sono fatti trovare all’appuntamento con lo sviluppo culturale (quasi sempre) impreparati.
E la responsabilità di questo marchio di fabbrica, di cui noi tutti ci fregiamo, non è ascrivibile affatto alla politica.
Quest’ultima, semmai, è responsabile di altri misfatti: il non aver opposto alcuna barriera a questo imbarbarimento collettivo.
Il non aver diversificato in alcun modo la prassi, abbastanza vergognosa, di non credere nelle reali capacità di una cittadinanza che, al contrario, affonda le sue origini nella cultura. Purtroppo, però, non ne è consapevole, non lo immagina. Non lo sa.
E chiunque abbia provato a spiegarglielo, e poco importa se sia stato un politico o un artista, un Sindaco o un Consigliere d’opposizione, un prete o un intellettuale, è stato trattato nel peggiore dei modi: con sufficienza, con arroganza, con presunzione.
Caratteristiche tipiche di chi, nel proprio giardino incantato, non consente l’accesso a nessuno, proprio come fa il perfetto bitontino. Che è solo, e tale ama restare. Anno dopo anno, estate dopo estate.
La solitudine, infatti, è la condizione tipica del perfetto bitontino, che preferisce andare a umiliarsi nelle altre città per applaudire i propri idoli, non riuscendo a capire quanto grande possa essere la gioia di ospitarli in casa propria, quanto orgoglio possa dare una notizia del genere.
Una notizia che sarebbe in grado di emozionare chiunque. Ad eccezione di un popolo che deruba quei pochi artisti che hanno il coraggio di accettare gli ingaggi bitontini, frantuma i vetri delle loro vetture, assalta i palcoscenici a pochi minuti dall’inizio degli spettacoli, fa razzia di ogni sensibilità culturale e picchia, umiliandoli a suon di schiaffi, i direttori d’orchestra nipponici impegnati ad abbattere i muri dell’interculturalità.
Un popolo, in grado perfino di indignarsi quando un cartellone estivo è scarno, frugale, arrangiato, come quello proposto, senza colpe, dalla nuova giunta. Bravo ad offendersi della semplicità della programmazione, senza avere nessuna autorità per dirlo.
Commenti
-
P erchè é un Bitonto Estate 2012 ? basta vedere i paesi limitrofi ANNA OXA GIOVINAZZO LEALI A S,SPIRITO CI SORPASSANO TUTTI GIA CHE ABBIAMO PERSO TUTTO MA NON LEVARECI PURE LA DIGNITA DI ANDARCENE DA QUESTO PAESE CHE ORMAI è MORTO MA UNA DOMANDA VORREI FARLA AI NOSTRI AMMINISTRATORI PAGHIAMO TUTTE STE TASSE MA CON CHE CORAGGIO RIMPROVERATE I BITONTINI







Strisce blu e pass disabili, a Bitonto il sospetto degli abusi per non pagare