OM, il dramma degli operai in cassa integrazione. Continua il presidio in Piazza Prefettura

Mario Sicolo
Presidio ininterrotto

Sono rimasti in 260 da trecento e passa che erano. Molti di loro sono bitontini

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Il destino di questi operai dagli occhi smarriti – e quanti bitontini fra loro…- è come questo cielo.
Troppe nuvole nell’azzurro ormai scolorito.

Sono gli ex dipendenti della OM carrelli elevatori e sono qui da mesi, da quando cioè hanno organizzato il presidio in Piazza Prefettura, tra il palazzo che dà il nome al noto slargo e quello di Città.
C’è persino una tenda da campeggio, oltre a tanta rabbia e profonda indignazione.

“No, non si può andare avanti così. Si fosse fermato qualche rappresentante della politica, qui da noi, macchè. Sì, una volta, è passato Emiliano, che ha espresso solidarietà, ma effettivamente, i Comuni possono fare ben poco. Vendola e gli assessori regionali non si sono visti affatto. Eppure, siamo qui tutti insieme, senza distinzioni di sigle sindacali, anzi alcuni non sono neppure iscritti in qualche organizzazione“, si lamenta Michele.

Che da un anno e passa porta avanti questa battaglia per la dignità di chi quotidianamente lavorava e vorrebbe ancora lavorare.

Perchè ognuno ha dietro di sè, dentro di sè una famiglia da mantenere.
E diventa ardua impresa se non hai un domani.
“Siamo in cassa integrazione straordinaria dal 1 luglio e speriamo che tra un anno ci venga riconfermata, purchè una percentuale di noi trovi altra sistemazione. Noi vorremmo mettere a disposizione delle istituzioni le nostre professionalità e le nostre competenze per rilanciare progetti o avviare ex novo iniziative. Invece, nulla“, prosegue amareggiato.

Il guaio è che da quando il colosso Kion è sceso dalla teutonica terra per allungare sulla storica ditta OM carrelli elevatori il futuro s’è improvvisamente fatto buio.
Senza speranza.

Hanno persino scritto un documento inviato a chi conta e davvero può far qualcosa.
Il loro intento è proporre concretamente un’attività di promozione e supporto alla reindustrializzazione dello stabilimento OM di Bari, sito che ha gestito per quarant’anni la progettazione e produzione di veicoli industriali.

L’elenco delle competenze sarebbe persino esaltante: Progettazione – dal foglio bianco alla prototipazione comprensiva di tests e omologazione; Gestione di una complessa supply chain dovuta ad un’alta numerosità di componenti e dislocazione worldwide dei fornitori; Produzione secondo i moderni principi della Produzione Snella – Lean Production (carpenteria, meccanica,verniciatura ed assemblaggio); Certificazione secondo le norme ISO 9001, ISO 14001, ISO 3432-2, OHSAS 18001, per garantire la sicurezza dei dipendenti, la tutela dell’ambiente e la qualità dei prodotti.

Tutto questo, anche grazie alla elevata scolarizzazione che vede la maggior parte degli operai con diplomi di maturità tecnica e la maggior parte degli impiegati con lauree tecniche.

Ecco la fase propositiva del documento per non disperdere questo potenziale che merita una seconda opportunità: “Per questa ragione vogliamo essere protagonisti della ricostruzione del nostro futuro, mettendo in campo ciò che sarà necessario (il nostro tempo, le nostre competenze, risorse economiche) al fianco delle istituzioni. Abbiamo chiamato questa iniziativa “Riprendiamoci il nostro Futuro”. 

“Invitiamo pertanto la Presidenza Regionale ad istituire un tavolo tecnico presso una delle Vostre strutture per fare insieme il punto sui progetti in essere e lanciare la nostra iniziativa. Questi sono gli argomenti che vorremmo trattare: intenti del gruppo di lavoro (attività, risorse), ipotesi di reindustrializzazione in essere, ipotesi di industrializzazione in altro sito per produzione di carrelli elevatori”.

Insomma, ce ne sarebbe da lavorare per loro, ma soprattutto per i politici, che finalmente potrebbero dare un senso al loro operato quotidiano.
 
Urge disnebbiare il cielo di questi operai, non possono consumarsi sotto il sole spietato di questa estate e la cinica indifferenza di chi, nelle stanze dei bottoni cosiddette, dovrebbe far qualcosa e resta a braccia conserte. 

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