Strappata la targa dell’alberello che donò alla città sette anni fa. Ma chi ce l’ha con Gino Ancona?

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Piccoli segnali negativi che vanno interpretati nel loro insieme. E non promettono nulla di buono…
Chissà, forse sarà capitato anche al grande Tex di accoccolarsi sul costone di un canyon e provare un senso di malinconia, contemplando un tramonto lontano.
Similmente all’eroe dell’eterna saga bonelliana, il nostro difensore civico in pectore – ma pure de facto – Gino Ancona, da un po’ di giorni a questa parte, è stanco.
Amareggiato.
Deluso.
Non rassegnato, per fortuna (sua e, soprattutto, nostra).
Lui, infatti, continua a lottare da par suo per il bene di tutti – già, a quanti lo criticano andrebbe da chiedere: ma, secondo voi, il nostro Ancona s’è fatto una posizione con le sue battaglie?
O non, piuttosto, ha messo a repentaglio la sua stessa vita per gli interessi della comunità, restando le sue palte vacanti?
Tuttavia, sta notando alcuni segnali che lo hanno lasciato perplesso, ferendolo un poco.
L’impressione che ci si trovi dinanzi al crepuscolo irreversibile di questa città, lo attanaglia sempre più.
Un mese e spiccioli fa, per esempio, provarono ad incendiare l’alberello che Gino donò alla città.
In quella, una mano pietosa ha vinto quella stolta, stoppando le fiamme al momento giusto.
Tronco, rami e foglie tirarono un sospiro di sollievo che a molti parve solo un refolo di vento.
Ma quali i motivi di quest’acredine profonda contro di lui?
L’altra sera, poi, è stata strappata con chirurgica cattiveria la targa (tra l’altro, plastificata, ergo difficile da svellere) che testimoniava la donazione della giovane pianta.
Che aveva una sua valenza simbolica, essendo il memento della sfida – alfine vittoriosa, dopo giorni di sfessante digiuno e persino udienze in tribunale – contro quelle forze che volevano sventrare piazza Aldo Moro e renderla un “antro” di profitti ed economici vantaggi, non sempre trasparenti.
Infatti, la storia, svincolatasi dalla cronaca, ha dato ragione al nostro difensore.
Che, adesso, è lì che si chiede il perché di tanto astio…
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