Lo spillabario del consiglio comunale

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Marino Pagano gioca con le parole e dà uno sguardo a ciò che è stata la prima seduta della massima assise cittadina
Ancora una volta, torna lo Spillabario
Questa volta è dedicato alla prima seduta del Consiglio comunale dell’era Abbaticchio. Buona lettura.
A come Attesa
Quella necessaria contro i profeti dalla verità nel taschino della giacchetta (spesso voltata, magari)?
“Durerà un anno o forse meno”, “Sindaco carico a chiacchiere”, “Il buon giorno si vede dal mattino…” e tanto altro. Sì, insomma: nessuna laude alla neonata giunta. Ma per i temporali facciamo passare almeno l’estate.
Facciamoli lavorare, cacchio. Attendiamo. Tempo al tempo.
L’attesa non è mero attendismo. È razionalità.
Razionalità contro il vaticinio funesto.
Vaticinio assomiglia troppo a Vaticano e noi non vogliamo corvi.
B come Bollente
L’aria nell’illustrissima sala consiliare.
E sì perché dovevate starci fino a mezzanotte, l’altra sera.
Sindaco Michele, risolvi al più presto questo annoso (afoso) problema!
Metti l’aria condizionata come si deve, meh! Senza condizioni.
C’era un caldo che nemmeno a Cloncurry, santa miseria.
E se pensate che prima di scrivere questo pezzo noi non sapevamo manco cosa diavolaccio fosse questa Cloncurry, siete sulla buonissima strada.
Ora non vi resta che andare a fare ricerche su Google.
Sì, andate a fare in gugol.
C come Clima
Quello morale e politico, invece, nella prima serata istituzionale dell’era Abbaticchio (era? Non avranno ragione i detrattori menagramo? Diciamo epoca, dai!), è stato meno caldo.
Certo, se ne sono viste delle belle: polemichette di qua e anche di là.
Però abbiamo visto di più (o di peggio: fate vobis) con Valla.
Anche il primo consiglio 2003 non fu per niente una passeggiata.
Il professor Nicola Pice ricorderà…
Ma nessuno è perfetto: vedi alla voce P.
Che, a proposito di imperfezioni, è anche l’iniziale del cognome dello scribacchino sopra incautamente pure firmatosi…
D come Domenico Damascelli
D di nome e di cognome. Era nervoso, Damascelli.
Teso nel farsi percepire attento e scrupoloso vigile durante questo tempo d’opposizione che è tornato nel suo percorso biografico e politico.
È poi stato ben gentile a citare i nostri “auguri semplici” ai consiglieri, altra personale nuga rassegnata ai lettori del nostro sito e ai consiglieri l’altro dì.
Damascelli domina dovunque diventi determinante donare compostezza e severità. Quasi tutto con la D. Lo Spillabario è anche un gioco, si sa.
E come Elusivo
Un po’ elusivo, Paolo Intini. Il nostro amico interista è stato a parer nostro troppo stringato e misurato, durante il suo intervento.
Sarà stata l’emozione del primo giorno, pur non essendo lui novello dell’aula? O forse ha voluto segnare un confine con gli esponenti di coalizione, spesso apparsi polemici alla vecchia maniera?
“Ho combattuto la buona battaglia”, scrisse duemila anni fa un Paolo più illustre (non ce ne vorrà) di lui: San Paolo.
Però il Paolo bitontino la cominci, almeno!
Paolo a Vitaliano Brancati piaceva “caldo” mentre a Franco e Ciccio, nella famosa parodia, “freddo”. Abbiamo come la sensazione che agli elettori piacerebbe di più il primo.
F come Fioriello Giuseppe
Il consigliere del partito di Antonio Di Pietro ha presentato un proprio programma amministrativo, pomposo come pochi, praticamente alla stregua della Corazzata Potëmkin.
Qui ha anche un poco poco fregato il sindaco, il quale non ha ancora presentato ufficialmente al Consiglio il proprio piano programmatico (ma siamo ampiamente nei tempi).
Logorroico come rare volte, caro Giuseppe. Ti rammentavamo più essenziale e veloce. Rimandato. Fai il fioretto e ritrova il Fioriello che è in te.
Anche perché per fare un albero ci vuole un fiore, ma per trovare il petrolio ci è bastato un Fioriello.
Ti vogliamo bene. Se però te la prendi per queste righe, povero te.
Non sai cosa ti capiterà.
G come Giornalisti
O presunti tali. Sì, insomma: quei quattro poveri a loro che ogni mattina seguite subito dopo le notifiche di Facebook.
Ebbene, saremo pure quel che siamo, però vorremmo poter lavorare meglio durante i consigli. Dico a voi, voi che vi partecipate in gran messe: considerateci, almeno non ostruiteci il quadro.
Fu un continuo “Scusi, non vediamo nulla, se magari sposta quella capoccia che si ritrova”, l’altra sera. E noi vogliamo rimanere persone civili.
Non foss’altro che per rispetto a mamma e papà.
Sì che tra un po’ torneremo soli…
H come Ho rinunciato
È la lettera più difficile, con la Q e la Z. Siate clementi.
I come Irrituali
Irrituali, infatti, gli interventi degli assessori. Non proibiti, ovvio.
Però non ricordiamo tutto questo straparlare da parte della squadra di governo il giorno del primo consiglio. Certo, alcune accuse avevano nome e cognome, vero. Bisognava pur rispondere.
Però adesso è il tempo di lavorare. Possibilmente al Comune e un po’ meno presso enti, uffici, nosocomi… Ve ne saremo grati.
L come Latitanti
Quelli assenti tra il pubblico: i trombati e molti degli esponenti degli sconfitti. Agit prop, strateghi, tifosi. Dov’eravate?
Non vince l’amico mio e me ne sto a casa?
Sì? E la politica? Magari è stato tutto un caso, dai. Avevate da fare altro.
Carissimi Pd e Pdl, di Pippì ne abbiamo avuto già uno (due volte, per giunta) e quello era Popolare. Del vostro Partito Permaloso non sappiam che farcene.
M come Maggioranza
Quella consiliare che, ad occhio e croce, ma davvero ad occhio e croce, potrebbe persino sembrare una buona compagine. Ad una prima impressione, infatti, abbiamo notato discrete qualità dialettiche e accenni di incoraggianti competenze. Si segnalano le liste civiche, soprattutto.
Come dice da sempre quello della lettera D, fare il consigliere non è mero esercizio di “stretching” ma attivo e diuturno impegno politico.
Sarà che il paragone inconscio è con l’ultima maggioranza ammirata (o giù di lì: molto giù) fino a qualche mese fa, però siamo ottimisti.
A patto che alle prime luci positive seguano bagliori veri e propri di luminosità.
come Natilla Franco
Un po’ troppo sottilmente polemico, il consigliere piddino.
Sferzante, cattivello, asprigno.
Fa il suo dovere, certo. Solo che l’aspro è proprio dei frutti acerbi, mentre lui è un politico maturo. Superata l’asperità dei primi tempi, non resterà che la città. Anche per il nostro amico Franco.
O come Opacità
Quella che non è richiesta ad un amministratore pubblico degno di questo nome. Quella che non usa Michele Abbaticchio quando parla di delinquenza, criminalità, mafia.
Un termine, quest’ultimo, di cui egli non disdegna certo l’uso.
Nessuna paura, allora. La mafia è silenzio. Ma l’antimafia non è urlo.
Anche lì serve la ragione.
A partire, però, dalle (giuste) parole.
P come Pubblico
Un po’ rumoroso, malgrado quanto detto alla lettera C.
Decisamente evitabili (e magari censurabili seduta stante) i mugugni ad alta voce e gli interventi veri e propri da parte dei cittadini presenti.
Tanto più quando questi s’azzardano ad interrompere e disturbare i consiglieri. Una cosa altamente maleducata e antipatica.
Chapeau al consigliere Sel Vito Modugno, subitaneo nell’esprimere solidarietà al piddino Francesco Ricci, vittima dell’atteggiamento di cui sopra.
Beau geste! Restiamo umani…
Q come Quieto
Ci sembra così, è così Vito Palmieri.
Di una presidenza calma e ferma c’è gran bisogno.
E del resto, uno con un cognome così cosa volete che porti se non la pace?
Non smentirci, caro Vito.
R come Ricci Francesco
Vivace, accorto, preparatissimo (con tanto di resoconti di vecchie sedute consiliari usati a mo’ di saetta verso i colleghi).
Urla di meno rispetto agli standard soliti ed è già un progresso.
Poi fa niente se t’incontra per strada e a momenti ti mette le mani addosso.
Sigaro, sguardo malefico, parole più acide di uno Yomo scaduto dagli anni ’80.
Tu continui a volergli sempre bene, però.
Perché ciò che unisce è sempre più di ciò che divide.
Sì, il caffè. Rigorosamente pagato da lui.
S come Sindaco
Ascolta, prende appunti, risponde tono su tono.
Non è che è un sindaco buono. È che è un sindaco.
Stima i fantasisti alla Baggio, ma per noi è più un incontrista con propensione all’attacco. Poi farà gol, autogol: vedremo.
Per ora è un sindaco.
T come Tapiro
A chi offrire il tapiro della serata?
Beh, ora ci toglierà il saluto: lo stiamo perseguitando.
Ma la scena è stata fenomenale.
“Dov’è il sindaco adesso, dov’è?”, chiede polemico Ricci mentre Abbaticchio è praticamente alle sue spalle. Il pubblico ride. Francesco e Michele, pure. Seguono contrite scuse. Di grazia: come non dargli il tapiro, scusate?
U come Udite, udite
Abbiamo pensato a questa classica espressione antica e popolare quando abbiamo ascoltato Ricci (aridaglie) e Natilla criticare la presenza di assessori non propriamente freschi alla politica in una giunta che si voleva espressione del nuovo. Fin qui tutto ineccepibile.
Poi pensi ai nomi e ai volti e ti chiedi: ma, cavolo, i Masciale, i Daucelli, gli Scauro e gli Incantalupo contro cui lanciate strali erano o non erano quelli con cui avete condiviso l’opposizione negli ultimi anni? A braccetto tutti insieme appassionatamente ve ne andavate e adesso diventano vecchi?
Idem dicasi per gli assessori, laddove dovessero definire alla stessa guisa gli ex colleghi di opposizione. Già, perché –anagrafe politica alla mano- potrebbero…
V come il Grande Vecchio
È un’entità misterica di cui molti cianciano in città e nei luoghi della politica.
Chi mai sarà il fantomatico burattinaio?
Già ci irrita la questione a livello nazionale, quanto a misteri della Repubblica.
Ora ci mancava anche il Grande Vecchio versione Murgia.
No, non ne vogliamo sapere. Ma proprio per niente.
Z come Zucchero
Non certo il cantante, ma quello che il barista deve inserire a grandi dosi nel caffè che berrà Francesco Ricci. Altrimenti, non solo non me lo pagherà ma, soprattutto, non mi perdonerà le stilettate contenute in questo Spillabario.
Abbonda, barista, abbonda.
Lo Spillabario è finito. Andate in pace…
Commenti
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perditempo scolastico.
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Sig. Marino, anche se a fatica, sono riuscita a leggere il suo articolo (prolisso e dispersivo). LE vorrei fare una domanda:”ma cosa si aspettava da un consiglio comunale?”. Ma li abbiamo visti bene in faccia gli oltre 400 candidati consiglieri??? Se ci penso non so se mi viene da RIDERE o da PIANGERE.
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Lasciamo da parte quello che un tempo era la POLITICA…non si può parlare più di IDEOLOGIE (destra, sinistra etc.),anche perchè non esistono più, dobbiamo essere più PRAGMATICI. I problemi si risolvono con I FATTI e non con LE BANDIERE DI PARTITO!!!







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