Diventiamo Sindaco, diventiamo Cittadini

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La riflessione (l'ultima) su ciò che la campagna elettorale ha partorito
Siamo già avviati (ben non lo diciamo perchè è una parola grossa) alla formazione della giunta comunale, ma è inevitabile uno sguardo al passato.
Quello più recente. Più prossimo.
L’ultima campagna elettorale. Si, ancora lei.
Stramba, stampalata ed incredibile sotto tanti aspetti, ma che ha certe figure, certe espressioni, certi motti che ben si attagliano ancora ai primi passi compiuti del neo sindaco Abbaticchio.
Chi non rimembra, infatti, l’espressione colorita certo, singolare pure, ma cinica e “spietata” al tempo stesso “Diventiamo Sindaco”, tanto di moda nei giorni antecedenti il ballottaggio.
Bistrattata da tanti, oltraggiata da molti, sarcasticamente commentata telematicamente da tutti, queste due parole racchiudono in sè un qualcosa di ben più importante e significativo, una sorta di contratto tra il primo cittadino e i suoi cittadini. Contratto, sia chiaro, che non ha niente di quello burlesco (o burlesque) firmato dall’istrionico ex premier Berlusconi nel 2001 nel salotto più “plastico” d’Italia, quello di Bruno Vespa.
“Diventiamo sindaco”, allora, con le sue due sfaccettature.
La prima è dal lato di Michele Abbaticchio, il sindaco.
Ci fa rituffare un bel pò indietro nel passato, ai tempi di Agamennone, alle istorie di Alessandro Magno, ai fasti e nefasti tempi della Roma imperiale augustea, quando chi deteneva il potere era semplicemente primo tra gli altri, persona rappresentativa in un gruppo di altre che sono al suo stesso livello e con pari dignità, una sorta di guida e di coordinamento verso gente parimente stanziata.
Ora anche Abbaticchio, almeno per queste primissime battute da sindaco.
Con le dovute proporzioni e con le dovute differenze, certo.
Te ne accorgi dal modo di stare con la gente.
Anziani o studenti che siano, famosi attori di cinema che fanno tappa all’ombra dell’olivo.
Te ne accorgi dal modo di vestire, sempre con l’inseparabile borsello marrone, sempre in camicia e jeans. conciato per la gente, conciato tra la gente.
Te ne accorgi alla presenza di illustri ospiti, di Generali della Guardia di Finanza che sbarcano a Palazzo Gentile.
Il tutto perchè il sindaco è stato voluto dal popolo, dai bitontini, dai giovani, perchè capiva le loro esigenze, i loro sogni infranti, la loro voglia di riscatto, volontà di cambiamento, di andare oltre i retrogradi partiti, che di retrogrado hanno anche le idee.
Una guida ed un coordinamento, allora.
Uno in mezzo a tanti che ha soltanto la “fortuna” di essere più rappresentativo degli altri.
Certo, arriveranno anche le critiche, i momenti bui, le scelte discutibili, i grattacapi (la giunta forse è il primo?), una luna che non sarà più di miele, ma per questo c’è tempo…
La seconda sfaccettatura è rivolta ai cittadini, perchè prima di diventare tutti sindaco, come faceva notare argutamente qualche giorno fa l’amico e collega Marino su facebook, si deve tornare ad essere cittadini.
Cittadini di noi stessi, prima, e poi abitanti della nostra città, dei nostri spazi, dei nostri quartieri, dopo.
Perchè non si è sindaci senza essere prima abitanti di noi stessi.
Non si è sindaci se non torniamo ad abitare la nostra città, tanto bistrattata anche per colpa nostra.
Non si è sindaci se non torniamo ad occupare i nostri spazi e tutto quello che ci appartiene.
Non si è sindaci se non torniamo a dare vita a qualcosa che vita non ce l’ha.
Diventiamo sindaco, ma prima diventiAMO cittadino…
Facile a dirsi, difficile a farsi…
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