Spillabario elettorale

Marino Pagano
sillabario

Le elezioni commentate con l’alfabeto

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Insieme alle analisi serie e seriose, alle articolesse a caldo e pure a freddo degli illustri colleghi, eccoci qua. Ecco noi che la prendiamo (quasi) a ridere.
E dunque, siore e siori, vi presentiamo questo Spillabario (in memoria dei nostri antichi Spilli –l’autoreferenzialità tipo Pd ci sarà perdonata-).
Ogni lettera un commento. Ogni voce una piccola sentenza.
Così: semplicemente, brachilogicamente (tanto per cominciare con le parole fattizze). Con un pizzico di corrosività e spirito caustico.
Perdonateci, ma noi le elezioni le commentiamo così. Anche così.

A come Abbaticchio Michele
E da chi cominciare, se non da lui?
Michele è alto, è intelligente, è dirigente. Nella speranza che sia anche diligente, applausi! Ha sconfitto l’armata Brancaleone, ha sbaragliato i “toc toc” di qualche ineffabile comiziante coi baffi (e la panza), ha compiuto quello che è stato definito un autentico “miracolo politico”.
Speriamo si stia attrezzando per qualcosa di inaudito: governare questa amata-dannata città. Da cittadini, osiamo confidare.
Ed è partito benissimo, ieri sera: tuonante, in pieno centro storico, contro la criminalità e la mafiosità bitontina.
Ad Abbaticchio in campagna elettorale hanno dato persino del “Fregoli”.
In effetti, ha freg(ol)ato un po’ tutti: soprattutto il figuro che così incautamente ardì epitetarlo.

B come Beppe Grillo
Sarebbe da analisti stolti non considerare l’influenza che anche a Bitonto può aver avuto il vento grillino che dilaga presso il nostro amato Stivale. Abbaticchio non vince per questo. Chiaro come il sole. Egli incarna, semmai, il volto buono del dissenso verso la casta.
Le differenze con l’ex comico si notano. Tanto per cominciare, non ha la barba. Non urla. Non inquina le acque marine. E poi dice quel che vuole fare.
Non si limita a far tabula rasa.
Un consiglio però al Pd: non uscite questa scusa, siate semmai voi Grilli Parlanti alla coscienza vostra. Il corpo è a brandelli, lo sappiamo.
Ma la coscienza esiste, resiste. Su, non fate come Pinocchio.
Frinite a voi stessi. Un ultimo avvertimento: anche le cicale friniscono. Ma ne conoscete l’infausta fine. Vi conviene scegliere il grillo.

C come Confederazione Duosiciliana
Non perdiamoli d’occhio, questi qua. Agostino Abbaticchio è uno che ci crede. Pochi voti, forse. Ma molto onore. Qualità non gettonatissima, in politica. Ritentate, sarete più fortunati.

D come Domenico Damascelli
Una delle poche certezze della politica bitontina. E non parliamo in termini qualitativi, ché altrimenti qualche amico birbante poi dice che siamo di parte. Ha perso qualche consenso, il buon Domenico, ma Valla non viene mai per caso. I termini, dicevamo, sono meramente logistici.
Nel senso che sai che lì, a destra, stava vent’anni fa e puoi giocarti tutto il corpo sul fuoco che lì lo ritroverai nei decenni a venire.
Quanto poi la logistica, nel mare di una politica spesso assai mobile e trasformistica, possa combaciare con la qualità umana è affar vostro.
Noi vi abbiamo dato qualche indizio. Intelligenti pauca.

E come Emiciclo
Quello consiliare. L’aula suprema della democrazia cittadina. E hai detto niente.
Un dato. Gli uomini coi capelli bianchi, d’esperienza dotati, amavano ripetere, durante il secondo mandato a guida Pice, che quello fosse il “peggior Consiglio comunale della Repubblica”.
Dopo abbiamo dimostrato che al peggio, evidentemente, non c’è mai fine.
Adesso desideriamo smentite alla massima.
Urgerà far condurre i lavori ad un nocchiero all’altezza.
Possibilmente non uno che poi si ritrovi a competere fianco a fianco con chi, per anni, è stato con lui al limite dello scontro fisico in aula.
Vero, Nicola Tarantino?

F come Farella Christian
Su di lui una sola speranza, oltre ai complimenti per l’esito elettorale.
Che sia stabile e non “mobile” come la donna cantata da Francesco Maria Piave e messa in musica da Giuseppe Verdi. Christian è un galantuomo e non se la prenderà. Ma la sfida gliela facciamo.
Vogliamo che resti là dov’è. Dai, Christian: batti cinque!
Al massimo, a Natale ti regaleremo una calamita.

G come Giovani
Presenze a fiumane, affollati comizi ad alta partecipazione d’imberbi, iosa, canti, liti su Facebook.
Qualcuno sbarca in Consiglio. Molti altri no. Né potevan farlo tutti.
Cari abbaticchiani, avete un patrimonio enorme, un capitale mai affidato in maniera così entusiasta ad una classe politica. Tutelatelo.
Badate: non abbiamo scritto che lo avete nelle mani.
Occhio: su questo non è ammessa alcuna défaillance.
Non ve la perdonerebbero loro, non ve la perdoneremmo noi.

H come Harakiri
Questa potrebbe essere la voce più corposa. E invece ci limitiamo ai profeti dell’algebra. Politici nell’agone da una vita ma che hanno capito di politica più o meno quanto Antonio Cassano può capire di semiotica delle arti o di psicoterapia interazionista. Sì, i trombati illustri. Avete capito bene.
Quelli che pensavano che in politica, così come appreso a scuola, uno più uno facesse per forza due.
Quelli abili a trovare, con assai poco moderato affanno, il listone popolare dove poter contare sulla vittoria, sulla stra-elezione, sul consenso stile Alfredo Vito, detto “centomila preferenze”. Quelli che “da lì si vince, Marì”.
Qualche mesetto fa scrivevamo dei trasformismi cittadini. Mal ce ne incolse. Urla per strada, improperi, allusivi e simpatici riferimenti dai comizi elettorali. Un putiferio.
La prossima volta, ragazzuoli, meno proclami e più percezione delle reali volontà dell’elettorato.
Bocciati senza appello. Dalla matematica, dalla politica, dalla storia. 

I come Intini Paolo
E che puoi dire di lui? Persona dall’inarrivabile cortesia e dal proverbiale garbo.
Le dichiarazioni dopo la cocente botta parlano di un uomo che si è sentito solo, che è stato solo.
E allora un uomo solo non può fare i miracoli che ad altri sono riusciti innanzitutto per il gran lavoro di squadra.
Però Paolo la faccia l’ha messa. E anche la dignità.
Abbiamo cercato su Google la dignità di altri ma, spiazzati, abbiamo letto: “Forse cercavi viltà”. Vuoi vedere che è colpa del motore di ricerca?
Del resto per il Pd è sempre colpa di qualcun altro.

L come Laboratorio
Dobbiamo accorciare. Altrimenti ci denunciate per tedio.Conferma per il movimento creato a Bitonto da Vito Palmieri e Mimmo Incantalupo, con in più la new entry-incognita Pasquale Carelli. È la prima forza in una coalizione che presenta un livellamento al suo interno. Nessuno prevarica su nessuno. Solo il tempo ci dirà se questo sarà un bene o un male. 

M come la Maestra
La maestrina severa e rigorosa è stata al centro di uno dei momenti più virulenti della campagna elettorale, ma è stato poi un bene che sia stata voltata in macchietta e farsa.
Alla fine (tranne qualche accenno particolarmente forte di Intini al suo ultimo comizio), i due candidati una cosa hanno copiato l’uno dall’altro: la serietà e lo stile. Ci auguriamo per sempre dei candidati sindaco così.
Copiatevi copiosamente! Ne abbiamo bisogno.

N come Natilla e con lui De Palma e Ricci.
Gli ultimi due non cominciano per N, ma col primo condivideranno gli scranni targati Pd nell’aula consiliare. Il fatto è che tutti e tre non provengono dal nucleo storico di sinistra targato Pci e poi Pds, Ds.
Gli esponenti legati alla pur influente ala rossa bitontina non sbarcano in Consiglio. Ed è, francamente, una notizia.
Resiste invece il vecchio Garofano con Franco Scauro e Franco Mundo (Psi), ma anche con Matteo Masciale, oggi Progetto Comune ma legatissimo ai valori socialisti per convinzione e tradizione familiare.

O come Ornella Maione
Parli del rosso e non puoi non pensare a lei. Alle sue lacrime il giorno della vittoria. E ad Ornella, anima frizzante di Rifondazione insieme ai giovani attivisti, va un pensiero particolare e affettuoso. Lei sa perché.

P come Pippo D’Acciò
È vero: come abbiamo scritto qualche giorno fa da Città Democratica ci aspettavamo qualcosa di più. Ma siamo sicuri che Pippo non ci deluderà.
La sua austera signorilità caratterizzerà il suo impegno, fidatevi.
La lettera P è l’unica cui concediamo il bis.
Sì, perché la politica comincia con la stessa lettera.
E non c’è cosa più necessaria di quella: Michele Abbaticchio ne è consapevole.
Occhio: Valla non è caduto perché i consiglieri andarono a bere il caffè dal notaio. Valla è caduto perché non c’è stata politica.
C’è un problema: la P è anche la lettera di Procacci Giovanni…Rimandiamo all’intervista dell’esimio collega e amico Pasquale Scivittaro.

Q, appunto, come il Questore Raffaele Valla, poi prefetto e sindaco.
Ci mancherà, non v’è dubbio.
Nulla contro la persona, sia chiaro. Ma nemmeno contro la pipa.

R come Rossiello Carmela
Brava e solare: chiara la sua affermazione personale.
Una domanda ai dirigenti (?) del centrodestra cittadino.
Considerata l’era Valla e le scarse figure rimediate, dove l’avevate nascosta?

S come Somma Damiano
Un assessore uscente alle Politiche sociali che non sbarca in Consiglio può sempre dire di avere la prova provata di aver lavorato nell’interesse generale.
Ma è per poco che non è stato eletto…

T come Tassari Salvatore
Finiano ed ex missino, riesce nella straordinaria impresa di pentirsi della propria coalizione d’appartenenza a pochissime ore dalla fine dello spoglio.
Protagonista dell’era Valla: ora malpancista ora d’un subito a posto con problemi di gastroenterologia. Basta un assessore(a) e la pillola va giù.
Ma si sa: ognuno ha i suoi punti deboli. Anzi, i suoi talloni d’Achille…

U come Ubiquità
Quella di chi al primo turno stava con una coalizione e al secondo con un’altra. O con tutte e due. Fantastici!

V come Vito Desantis
L’uomo del “Toc, toc”. Mitico. Ineguagliabile.
I suoi comizi il vero spasso di questa campagna elettorale. Alcune gag avrebbero giustificato il prezzo del biglietto. Quei momenti un patrimonio che non può restare nascosto. Da consegnare ai posteri.
Per i poster, tuttavia, gli preferiamo, ma proprio leggermente, Belen.
Ci capirà, vedrete.

Z come lo Zelo dei fan
Non poteva che arrivare per ultimo. Eccessivo, violento, infantile.
Per fortuna è finito.
 

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