L’amarezza di Paolo Intini: “Lasciato solo dai partiti, non c’è stato gioco di squadra”

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L'analisi a mente fredda del docente dopo la sconfitta al ballottaggio
“Faccio gli auguri al nuovo Sindaco, che ha ottenuto il consenso della maggioranza dei cittadini. Il suo lavoro andrà sostenuto, vista la situazione critica della città, che richiede uno sforzo comune. Non sarà facile attuare l’ambizioso programma che si è dato. Come cittadino da un lato sosterrò il suo sforzo, dall’altro richiederò che quegli impegni vengano mantenuti”.
Il giorno dopo il verdetto inappellabile delle urne, Paolo Intini non nasconde amarezza e delusione per un risultato negativo, certamente inaspettato, ma è pronto a ripartire.
Consapevole della sfida difficile, dopo lo schiaffo del primo turno, credeva di giocarsela fino in fondo, credeva di aver recuperato terreno nelle due settimane pre-ballottaggio, ma le cose non sono andate come sperava. “Non pensavo ci fosse questa differenza abissale tra noi – spiega Intini –. Non credo ci siano stati errori grossolani, penso di aver agito con trasparenza sin dall’inizio, presentando la mia dichiarazione dei redditi, e di aver concluso allo stesso modo annunciando la mia squadra di governo”.
L’analisi a mente fredda dei risultati porta Intini ad alcune considerazioni dure e dolorose: “In questo percorso ho incontrato poche, pochissime persone corrette e leali che hanno creduto in me fino all’ultimo, sono deluso e amareggiato perché sono stato lasciato solo dai partiti”.
“La correttezza e la signorilità evidentemente non pagano in politica – riflette Intini -. Ci sono rimasto molto male, poi, anche per le tante, troppe calunnie e diffamazioni diffuse in città verso il sottoscritto e verso la mia famiglia, che non finirò mai di difendere e ringraziare”.
I partiti, che “non sono stati un valore aggiunto”, ed i candidati consiglieri sono certamente tasti dolenti: “Va dato merito alla coalizione di Michele Abbaticchio di aver agito insieme, da squadra, mentre i nostri consiglieri comunali hanno pensato prima a loro e poi al candidato sindaco, cercando poi di rimediare quando hanno visto in pericolo il posto in consiglio comunale. A quel punto, una volta perso di mano l’elettorato, era tutto molto difficile”.
Lo scoramento è evidente: “Non ho capito la città che cosa volesse di più, ho presentato la squadra, fatta di persone competenti, assolutamente esterne ai partiti, avrebbero potuto scegliere una certezza ed invece hanno preferito optare per qualcosa che ancora non conoscono. Forse non sono riuscito a spiegare questo progetto diverso, spero che i cittadini non si pentano dopo, perché non si può tornare indietro”.
Pur non avendo nulla da rimproverarsi, se Paolo Intini potesse tornare indietro, però, c’è qualcosa che non farebbe: “Non avrei accettato la candidatura, perché dovevo capire che per il poco tempo a disposizione non si poteva fare molto, ho pagato l’inesperienza visto che non sono un politico”.
Tra i suoi ultimi pensieri, i giovani: “Ringrazio di cuore i Giovani Democratici, i giovani della mia lista che si sono impegnati gratuitamente, senza demagogia, in campagna elettorale, mettendosi a disposizione in qualsiasi momento”.
Adesso, si torna alla vita di tutti i giorni. “Dopo aver sottratto tanto tempo alla mia famiglia, al mio studio, alla scuola, ritorno alla normalità, sarò un docente, un padre di famiglia che farà politica in consiglio comunale, attraverso una opposizione costruttiva, seria e rigorosa”, conclude Intini
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……caro Paolo,







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