Un voto val bene un “sì”

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In vista del ballottaggio, ci sarà pure chi, prima di sposarsi, andrà a votare
Apporre una croce sopra il nome di un candidato significa anche sposare un progetto di vita della comunità d’appartenenza.
Una visione globale della città.
Un modo di amministrarla seguendo il bene comune.
Almeno così dovrebbe essere.
Comunque, trattasi di volontà di condivisione.
Al punto tale che potremmo paragonarlo al matrimonio.
Due persone, un uomo e una donna, per solito, decidono di diventare coniugi, cioè, secondo etimo, di dividere il peso del giogo della vita per arare il proprio campo, renderlo fertile e seminare in vista di un raccolto cospicuo.
Tra due domeniche, dunque, si torna alle urne per decidere chi tra Michele e Paolo – l’ordine è alfabetico, ma pure d’attuale classifica, con gli abbondanti sei punti percentuali di vantaggio di Abbaticchio su Intini – sarà il sindaco di Bitonto per i prossimi cinque anni (si spera…).
Al di là degli uomini delle due coalizioni che fin qui li hanno sorretti – bizzarro il voto strabico che ha dato all’un candidato quasi la medesima percentuale delle liste dell’altro e viceversa – che, ora, per legittimi interessi personali, andranno trafelati in cabina a dare la loro preferenza al rispettivo beniamino, molti indecisi preferiranno altre mete, a conferma della sfiducia e dello scoramento fin qui accumulati in quantità industriale.
Tuttavia, ci sarà anche chi, per profonda consapevolezza del proprio ruolo di cittadino, nonostante un impegno di quelli che ti segnano l’esistenza, si recherà ad esercitare il proprio diritto/dovere costituzionale. Si tratta della sorella di Francesca, nostra affezionata lettrice, che domenica 20 convolerà a giuste nozze e, prima divenire sposa, passerà dal seggio a lasciare il segno della sua cittadinanza.
Se, poi, consideriamo che si celebrerà l’unione civile col consorte nelle sale sfarzose di Palazzo Gentile, sarà pure beneaugurante per colui che avrà il sostegno della giovane sposina.
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