La Riflessione/E se nascesse la “Seconda Repubblica” bitontina?

Emilio Garofalo
Bitonto

Osservando le lente dinamiche della politica cittadina si ha l’impressione d'una mutazione del sistema

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Osservando le lente dinamiche della politica cittadina si ha l’impressione di stare andando incontro a una mutazione del sistema. Che si tratti di evoluzione o involuzione, è difficile dirlo. Perché se da un lato siamo portati a ritenere corretta la prima ipotesi, dall’altro non di rado si assiste a degenerazioni che rendono più plausibile la seconda.

Ci sono, però, delle certezze. Durante la presentazione di persone, liste e programmi se ne sono sentite tante. Numeri, progetti, idee e dati, snocciolati con precisione algebrica e messi al servizio della comunità per accaparrarsene il consenso.

La più grande impresa del futuro primo cittadino e della sua squadra sarà ricreare dal nulla il sistema città. Visto che è proprio un “nulla” ciò che si appresta a ereditare l’eleggendo sindaco.

E’ stato detto, e quindi riconosciuto, più o meno da tutti, che il vecchio sistema è fallito.
Che il comune soffre di un’ampia arretratezza, strettamente connessa a questo fallimento, e che la stessa sarà contrastata. Arginata e risolta, con una serie di interventi, per favorire un nuovo sviluppo economico e sociale.

Possono essere le solite promesse, certo, oppure dei buoni propositi. Noi non lo sappiamo. Sappiamo, però, che questa transizione, questa “mutazione genetica” della politica bitontina non è così semplice da attuare, per quanto sembri a un tiro di schioppo.

Infatti, non sappiamo se stiamo assistendo al solito avvicendamento di facciata, simile a quelli del passato, che celavano, in realtà, il mantenimento dell’ordine costituito, di quell’ antico sistema in cui l’egemonia e il comando raramente lasciavano spazio alle decisioni funzionali al pubblico benessere e in cui assistevamo a un modo di fare pieno di rinunce, errori e abusi.

O, viceversa, a un automatico e repentino cambio di scena. Una sorta di passaggio dalla “prima alla seconda repubblica” bitontina, insomma (ovviamente senza scandali né reati, se non l’incapacità gestionale degli amministratori). Possiamo solo sperare che a partire da maggio, e proseguendo (si spera) per l’eternità, le piccolezze del passato non riguardino questa nuova generazione di governanti.

Proprio perché i nuovi eroi non hanno fatto altro che lanciare moniti e accuse, slogan e propositi. Rendendo, ora, del tutto incompatibili le vecchie falle con questo loro nuovo modo di essere. Come dire: delle due, l’una.

E tutti, a gran voce, hanno optato, certamente, per la nuova politica. Che è riassunta nella ricerca e nel coraggio di dare “fiducia, per un’ultima volta”, come ha inteso ricordare Michele Abbaticchio. O nel richiamo di quel background semplice e genuino, operaio e contadino di Paolo Intini.
E, proseguendo, nella professionalità e nella trasparenza della gestione delle finanze, promesse da Carmela Rossiello. E in ultimo, ma non per importanza, in quella inevitabile lotta all’egemonia partitocratica intrapresa dal “sudista” Agostino Abbaticchio.

In questo ventaglio di soluzioni, si intravedono diversissime alternative e possibilità, ma allo stesso tempo poche -ma evidentissime- responsabilità, che non dovranno essere però disattese o tradite. Altrimenti gli effetti sarebbero ancora più disastrosi di quel disastro del passato da cui stiamo cercando di resuscitare.

Certo, non vogliamo, né possiamo, beatificare nessuno. Al contrario, non è nostra intenzione processare le intenzioni di chicchessia con moniti minacciosi o con dubbi amletici. Semplicemente, stiamo abbracciando una partigianeria collettiva. Questo che leggete, infatti, è ciò che si potrebbe definire un articolo di parte.

Che, però, non parteggia per nessuno, se preso singolarmente, ma è a favore di ciascuno, se visto come elemento di una nuova generazione politica. Di una seconda repubblica, appunto, che sembra sul punto di sorgere, nonostante la indefessa resistenza di certi “grandi vecchi”. E nonostante i loro imperdonabili cambi di bandiera, i malcostumi e tutta quella bigiotteria comportamentale sfoggiata nel passato.

Nella veemenza di una campagna elettorale in cui la violenza dei quasi 500 candidati consiglieri ha trovato contenimento nel fair play dei quattro candidati sindaci, tutti hanno gridato a tutti di voler essere migliori.

In questi confronti, ora da “curva nord” ora da salotto, tra un comizio e un dibattito, gli accesi interventi e quella che appare come una ritrovata eticità sembrano avere elevato i diretti interessati ben oltre gli “standard qualitativi”, che noi tutti, da sempre, conosciamo e sappiamo riguardare la classe politica bitontina.

E che sappiamo, inoltre, essere decisamente bassi. Questa nuova gente, per dirla tutta, è migliore, o almeno così sembra. Ma noi, si capisce, non possiamo sostenerlo sic et simpliciter. E quindi ci chiediamo: è proprio così? Tutti lo garantiscono. Noi di sicuro, ci limitiamo a sperarlo.

Perché -si dirà- potrebbe anche essere peggiore? E’ difficile, visto che i futuri protagonisti(cioè gli attuali pretendenti tali) dovrebbero impegnarsi a fondo per cercare di peggiorare le prestazioni di chi li ha preceduti, ma non è detto che non riescano a raggiungere questo “primato”.

Però, dovessero ottenere questa “vergognosa vittoria”, sarebbero, loro e solo loro, gli artefici dell’ennesima sconfitta collettiva, perché entrerebbero nella memoria di tutti come i soliti “poltronisti”, inefficaci e incapaci. E questo è sì un rischio che la collettività deve vedere scongiurato, ma anche un’onta che la dignità dei diretti interessati dovrebbe tenere a debita distanza.

E’ una specie di garanzia offerta a questa probabile “seconda repubblica” bitontina. Una nuova stagione che, oggi, è ferma ai propositi, ai moniti, alle promesse, alle garanzie verbali. Ma che domani potrebbe addirittura compiersi.

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