L’Analisi/Se questo è un giovane

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Le nuove leve politiche, tra incertezze e ambiguità
Ancora e sempre, le due sinistre: astiose e assetate, litigiose e rancorose. E, diciamola tutta, pure noiose. Una baleniera tanto grande in cui, naturalmente, ci si riduce a fare ciò che meglio riesce: litigare. Sempre. A prescindere, comunque.
La settimana si è aperta con una bella iniezione di veleno, con i Giovani democratici impegnati in una vibrante protesta, atta a ricostruire la storia del tavolo del centrosinistra. Prima domanda: perché le giovani leve si prestano a questo marciume? Poi, una seconda: perché, in una fase in cui è obbligatorio guardare avanti, si arrovellano su vecchie questioni, inutili e sciocche?
E’ chiaro ormai che, accecati dalla competitività, non riescono a capire come questa baldanza vendicativa si traduca in punti di svantaggio, e favorisca chi, collocandosi invece attorno a forze ben definite, nel silenzio della “calma piatta”, pensa bene di aumentare le distanze per dare, agli avversari, una buona dose di polvere da mangiare.
La prima tappa della settimana di passione della politica (di centrosinistra) bitontina è stata un comunicato stampa con cui proprio l’apparato giovanile dell’area democratica -dimostrando di aver ottimamente fatto propria la lezione dei grandi- ha offerto la (sua) storia del tavolo del centrosinistra, ovvero il recente passato della realtà politica più bluffatrice dello scenario partitico.
Con una dichiarazione che sembra più il pettegolezzo di una comare, piuttosto che il resoconto storiografico di una vicissitudine politica, i fanciulli guerriglieri del Pd hanno inteso richiamare alla memoria (un gesto coraggioso, visto che tutti, dagli elettori fedeli agli apolidi del voto, vorrebbero in realtà dimenticare questa iattura divisionista e battagliera) le vergogne del passato, spiegandole a loro modo.
Una tiritera priva di stile, che impatta contro le coscienze di chi riteneva utile l’impegno delle nuove leve. E di chi, soprattutto, è alla disperata ricerca di un buon motivo per fidarsi ancora del Partito Democratico che, come una perfetta macchina autoritaria, dopo aver imbarcato il peggio del panorama politico bitontino, si è lanciato ormai alla rincorsa del potere, accecato dal desiderio folle di raggiungerlo, arrivando persino a sboccare, coinvolgendo ovviamente la gioventù attivista, in lutulenti invettive.
Mettendoci faccia e firma, su queste pagine, abbiamo redatto riflessioni ad hoc, in passato, per spiegare la necessità di uno svecchiamento dell’apparato politico. Ma se la nuova generazione è questa qui, e parla solo perché vuole il suo posto in prima fila nella ammucchiata selvaggia delle improvvisazioni oratorie e sceglie di avvitarsi pericolosamente su vecchie “questioni morali”, senza pensare al futuro della propria identità, alla ripulita delle macerie, inevitabilmente si finisce col lacerare queste convinzioni.
La timeline della commedia delle amministrative ha registrato finora solo atteggiamenti dosati a dovere e che nulla hanno a che fare con l’etica. Prima, i giovani che passano con disinvoltura dall’associazionismo alla politica, con un piano ben architettato: annunciare di essere interessati a parlare per ripulire, discutere per migliorare, e immediatamente dichiarare le loro intenzioni reali, ovvero una bella listarella.
Poi, i comunicati stampa, con cui disseppellire vecchie polemiche, stucchevoli, senza peraltro spiegarle nella sostanza, in quel perfetto stile politico ereditato dai pessimi mentori di riferimento, pur di screditare i dissenzienti.
Dissenzienti che, a loro volta, mostrando in pubblico pacati atteggiamenti di confronto, sono correi di questo abbassamento di livello del confronto, concedendo altrettante enunciazioni esplicative. Degni toni di degna campagna elettorale, la cui immagine si riassume in una perfetta bagarre nichilistica.
Una lotta politica insulsa, buffonesca. Fa male pensare che ci sarà qualcuno disposto a votare queste personalità, e lo farà per abitudine, per fedeltà. Per utilità e per affetto. Senza sapere che, con la sua legittimazione, declasserà la classe dirigente, destinata così a perdersi dentro il vortice di una libertà politica barattata.
Certo, l’alternativa sarebbe voltare le spalle e disertare le urne. Un gesto quasi lecito, se non fosse che la palese mancanza di prospettive dei contendenti e del loro sciame darebbe, a quelle quisquilie che sarebbero comunque ottenute, il valore di un plebiscito. E questo non dobbiamo consentirlo.
Quella di questi giorni è una Bitonto latente e latitante, che dopo essere evasa dal carcere della malapolitica, ha finito per darsi alla macchia, tra abusi e menzogne, severità e macerie, compromessi e vigliaccate, giochetti e privilegi.
Quale, invece, la Bitonto che verrà?
Commenti
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IL PARTITO DEMOCRATICO E’ ORMAI ALLO SBANDO STATE FACENDO RIDERE TUTTA BITONTO E STATE DANDO LA POSSIBILTA’ ALLA DESTRA DI VINCERE ANCORA UNA VOLTA CONTINUATE SEMPRE COSI’ A PROPOSITO COMPLIMENTI PER I GIOVANI PRESENTI NELLE LISTE VOSTRE COALIZIONI: TARANTINO . LABIANCA E COMPANY LA GENTE NON è STUPIDA COME VI PENSATE E ANCORA UNA VOLTA SARETE SCONFITTI ANCHE SE ORMAI SIETE ABITUATI A PERDERE
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questo articolo è squallido….
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come vi pensate
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come voi pensate errore di battitura







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