Piano Strategico e Città Metropolitana, sfida a distanza tra i candidati

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Interventi di Paolo Intinti, Michele Abbaticchio e Carmela Rossiello
Da lungo tempo a Bitonto è acceso il dibattito sull’adesione al progetto di Bari Città Metropolitana.
L’adesione al nuovo ente giuridico pare non entusiasmare i candidati sindaci.
Già durante la sua presentazione, Paolo Intini ribadì che “da subito va revocata la delibera adottata dalla passata amministrazione che approvava la “Convenzione per il piano strategico Metropoli Terra di Bari”, al fine di ribadire con estrema fermezza che la nostra città ha la sua identità ed una sua storia che vanno salvaguardate”.
Per il professore dell’ITC è necessario “ricostruire una rete dei comuni limitrofi, interessati dal comune intento di costruire un modello coordinato di politiche urbane, sì da avviare la creazione di un sistema sinergico di città, attraverso un quadro di politiche coordinate ed efficaci per i cittadini, rafforzando la capacità di programmazione a livello territoriale. Il tutto senza rinnegare o far annegare le politiche urbane nella logica della città metropolitana, che tutto a sé conduce, perché il problema che riguarderà i comuni nei prossimi anni, perché non diventino periferia, sarà come gestire l’integrazione della pianificazione strategica di area vasta con le politiche urbane, essendo ormai le città e i luoghi, in cui si concentreranno quelle attività di sviluppo del capitale umano e quelle attrattive di investimenti, espressione delle stesse politiche di competitività”.
“Non sono assolutamente disponibile a discutere della possibilità di entrare nella Città Metropolitana” è il pensiero di Michele Abbaticchio.
Ma, secondo l’ex dirigente comunale, la differenza tra Piano Strategico, come strumento di attrazione di fondi comunitari e il concetto di Area e Città metropolitana, deve essere chiaramente spiegata ai cittadini.
“Il piano strategico Terra di Bari è una convenzione tra Comuni che salvaguarda, per legge, l’identità di ogni Comune – spiega Abbaticchio – ad oggi attuata solo per attrarre fondi comunitari, di cui Bitonto ha beneficiato per un ammontare pari a tre milioni di euro, destinati alla riqualificazione di Piazza Cavour, al Museo Diocesano e ai lavori di restauro di Porta La Maya, delle Mura Angioine e dei giardini prensili retrostanti l’ex seminario vescovile. La revoca dalla convenzione non bloccherebbe il processo di costituzione della Città metropolitana (che, invece, dobbiamo combattere con tutte le nostre forze) ma potrebbe comportare la restituzione di tutti i fondi comunitari presi grazie ad un Piano Strategico comune. Per combattere la Città Metropolitana dobbiamo conoscere perfettamente la materia. Per la cronaca, i piani strategici sono uno strumento utilizzato da quasi tutti i Comuni pugliesi”.
Il timore che Bitonto diventi “un’appendice di Bari” è presente anche nel candidato di centro-destra Carmela Rossiello secondo cui questa situazione “rappresenterebbe più una deminutio che un vantaggio per la nostra città. Per storia, tradizione e blasone, Bitonto non può diventare assolutamente la periferia del capoluogo, per quanto purtroppo nei decenni scorsi la spoliazione sia stata graduale e quasi inesorabile. Credo che sia fondamentale ricalibrare il rapporto fra la nostra città e Bari, cercando di cedere il meno possibile terreno e risorse per noi ancora importanti”.
Commenti
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mi pare che Abbaticchio parli pane al pane, mentre Intini si rimangia quello che lui stesso ha detto due gg fa quando parlava di recedere dall’area vasta. Oggi ne parla come punto fondamentale?boh!La rossiello si commenta da sola : poesia pura







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