Ecco cosa resterà di memorabile (?) dell’ultimo giorno dell’era Valla

Emilio Garofalo

Una lenta processione di martiri. Contro un altro martire

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Dell’ultimo giorno del governo Valla saranno molte le cose che si ricorderanno. Il trambusto della notizia battuta nel tardo pomeriggio, la camminata poderosa dei consiglieri comunali che hanno mandato a casa l’ex prefetto. Ora, anche ex sindaco.

E si ricorderà l’altalena del loro numero. Prima 20, poi 19. E poi, ancora, 17. Solo alla fine la roulette si è posata sul numero 21. Comunque, in ogni caso, i consiglieri che hanno firmato congiuntamente erano sempre sufficienti a isolare un uomo, che forte di una qualche unità o coesione non lo è mai stato.

Una lenta processione di martiri. Con il loro addio, attestato regolarmente da atto notarile, hanno sancito la morte del governo cittadino, e non solo. La fine di un’era, si affrettano in molti a sostenere. Finalmente, si dirà, il punto fermo a questo tema scritto male.

Di questa lunga, lunghissima giornata, si ricorderà l’amarezza di un uomo che non è mai stato capace di comprendere se stesso. Che non è mai stato in grado di comprendere le strade della sua città, con la sua gente e i mille e mille problemi. E che non ha compreso nemmeno le esigenze del suo stesso elettorato, degli esponenti del suo partito, della sua maggioranza.

Per quanto un’era che termini sia brutta, c’è sempre qualcosa di buono da ricordare. Anche la cosa più inutile, insignificante, ma con il potere di farsi ricordare perché l’unica nota armonica in uno spartito di note stonate.

Ma non in questo caso, non in questa era. Dell’esperienza Valla, nemmeno la fine è stata dignitosa, perchè neanche nelle battute finali, negli ultimi secondi, nella zona di recupero, c’è stato il benchè minimo interesse per la cosa pubblica.

Più che assistere alla fine di un governo cittadino, sembrava di guardare la fine di una festa malriuscita. Tutti a scambiarsi accuse, a vomitare gli uni contro gli altri le peggiori illazioni. L’ultima sera del mandato di Valla si ricorderà anche per questo, per la vergogna che non si è nemmeno riusciti a provare a causa della propria ostinazione.

Si ricorderanno le ultime parole, bisbigliate a mezza voce, di un protagonista che non ha mai vissuto la sua ribalta. E che, come ogni perdente, ha minacciato di voler giocare ancora. E ancora. Ben sapendo che la cosa più naturale del mondo, in questi casi, è il ripetersi della sconfitta. Ma, così come in passato non ha mai avuto valore la consapevolezza della propria inesperienza politica, anche in futuro il rischio letale dell’incapacità non basterà a dissuadere eventuali, nuovi coinvolgimenti, se ve ne saranno.

Ora, accadranno tante cose, è facile immaginarlo. I mesi di transizione saranno dedicati alla riorganizzazione degli assetti, si scopriranno le carte vincenti (o perdenti) che, sino ad oggi, tutti hanno tenuto ben nascoste nella manica. Cadranno vecchie logiche, si disintegreranno gli assetti del recente passato e si avranno nuove sorprese. Ma qualcosa fa credere che non tutte saranno piacevoli.

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Commenti

  • BASTA2013 (utente non verificato)

    TUTTI I NODI VENGONO AL PETTINE… A CASA AHAHHAHA..