Politici bitontini, non girate la testa dall’altra parte dinanzi ai nuovi poveri
Sono anni che raccontiamo le storie dei disperati, sperando che chi di dovere ne prenda consapevolezza
Li abbiamo visti assieparsi, piano, ma inesorabilmente, fra le ombre della sera, ombre essi stessi.
Volti solcati da rughe di disperazione, occhi smarriti in un deserto di nulla, gote graffiate da barbe incolte.
In un angolo di Piazza Aldo Moro, l’esercito dei disperati ascoltava le parole, accorate e sensate, di un uomo non più giovane e pieno di dignità. Che pare sia messo male pure lui.
Il rosario delle sofferenze ha grani che fanno male. I soliti, verrebbe fatto di dire.
La mannaia dello sfratto, la casa che spesso neppure c’è, qualcosa per vestire i figlioletti, le bollette da pagare, persino cibo da mettere sotto i denti.
Eppure, quelle facce stravolte appartengono a uomini e donne che un tempo abbiamo visto con i pantaloni maculati di schizzi di malta e cemento, con le salopette stinte degli operai, sorridenti dietro il bancone d’un bar, alla guida d’un trattore scaracchiante.
Oggi, per loro, non c’è più niente da fare.
Mentre quell’uomo parlava, incurante delle lame gelate del vento di quest’inverno spietato, il mare di gente cresceva, tristemente assetato di domani. E fa persino più male il silenzio di chi qui non c’è, perchè nel buio della solitudine ha preferito togliere il disturbo, suicidandosi.
Gridare il proprio dolore a Comune, Provincia e Regione non è una soluzione, ma dovrebbe servire per rendere i politici consapevoli del dramma abissale che stiamo vivendo.
La cronaca dell’ultimo, desolante consiglio comunale fa presagire il contrario.
Sì, è vero, al principio dell’estate, i nostri amministratori si decurtarono i loro compensi del 20 e 30 percento, in proporzione alla sensibilità dei singoli.
Ma ci chiediamo: sono essi coscienti del momento che stiamo passando, sempreché si riesca a passarlo?
Cosa è stato fatto per rilanciare concretamente l’economia nella nostra città?
E per dare impulso all’occupazione?
Il timore che il nostro paese (potete anche metterci la maiuscola, se volete) possa essere una Concordia – ormai piena di discordia – guidata da tanti Schettini è davvero agghiacciante…
Commenti
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L’indegno spettacolo che i politici continuano a dare di se stessi non fa che gettare ultriore discredito sulla loro credibilità. Come si può immaginare che questi personaggi (non tutti)si impegnino per alleviare le pene di chi si trova in situazioni di estrema indigenza? Il bene comune è un obiettivo troppo nobile per essere raggiunto da uomini troppo impegnati a risolvere i loro problemi per avere il tempo di risolvere quelli degli altri. Vedere adagiato quel mostro del “Concordia” al Giglio mi fa pensare al mio Paese ferito a morte per colpa di comandanti che non hanno saputo fare il loro dovere. “Tornate a bordo politici.. cazzo.. e riprendete il timone” verrebe da dire a chi si è assopito facendo naufragare la Nave Italia.







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