E, alla fine, l’Amministrazione comunale rimase col “cerin” acceso in mano

Mario Sicolo

E dire che le casse del Palazzo sono già abbastanza deserte

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Non so voi, ma io sono sempre stato dalla parte del fratello del figliol prodigo.
Già, incurante delle poco persuasive prediche di catechisti e parroci, lasciavo che costui si sistemasse comodamente sui miei cosiddetti.

Spiegovi.
M’infastidiva, infatti, questo suo superbo abbandono del focolare domestico per girovagare e scialacquare tutte le sostanze paterne, fino a rientrare – una volta ritrovatosi in cattive acque – nella magione avita. Con l’aggravante d’un’accoglienza festosa da parte di chi, il papà, era stato addirittura buggerato dal comportamento filiale.

In tutto questo bailamme di sconsideratezza, l’altro pargolo si spezzava la schiena per i campi e un po’ si rodeva il fegato nel vedere questo ritorno sì tanto omaggiato.

Ho pensato a questa iniqua – per me, sia ben chiaro, non vorrei che s’adontassero esegeti più dotti del soprascritto – parabola, quando ho letto la notizia della maxi richiesta della Cerin avanzata al Comune di Bitonto: cinque milioni di euro e spiccioli.

La cifra – esorbitante pure per un nababbo saudita, figuratevi per le casse comunali deserte, ove riecheggia tetro il refrain “non ci sono soldi” – pare nasca da insolvenze del nostro Palazzo.
Che tempestivamente s’è difeso sostenendo che la società in questione ha dato un’interpretazione tendenziosa delle leggi.
Si finirà davanti al giudice, presumibilmente.

Insomma, alla fine del gioco d’asilo, l’amministrazione comunale s’è ritrovata tra le mani il cerin acceso, che minaccia d’essere la miccia d’una bomba devastante.

Eppure, forse, tutto nasce da una seduta di consiglio comunale di più d’un decennio fa – allora, le assemblee in emiciclo erano un’anticchia più serie delle attuali: potevano vantare sfide dialettiche al posto di mutismo ostinato e civiche battaglie invece di stretching al braccio destro – quando fu decisa la privatizzazione, mista e cioè anomala, dell’Azienda Servizi Vari.

In quei giorni parve una necessità.
Ai colpi dell’oggi, non so, ora che l’Asv appare sempre un carrozzone traballante con l’ombra tristemente minace dell’Amiu barese, che così suggellerebbe la proterva colonizzazione del nostro territorio da parte del capoluogo divoratore.

Eppure, ci sarebbero tanti lavoratori – ergo, tante famiglie – da tutelare, se non altro per non sommergere d’incertezze il loro futuro.

E, intanto, la riscossione dei tributi è stata affidata – tutto secondo regola e leggi, per carità – proprio alla suddetta Cerin.
E, di certo, non l’ho presa io una decisione del genere.
Per questo, alla sola lettura della novità ho ripensato all’evangelico fatterello, evidente mia arbitraria associazione d’idee, non sottintesa analogia.

Però, speriamo che a Palazzo Gentile si trovi un accordo sensato e non ci sia un papà troppo misericorde. Se non altro perchè i fratelli sderenati da fatica e pagamenti (ovverossia, i cittadini contribuenti) hanno già dato abbastanza…

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Commenti

  • PieriniK (utente non verificato)

    C’è una legge che prevede che queste tasse ora riscosse dalla CERIN, possano passare di nuovo alla parte pubblica, almeno come responsabilità, e ridare all’ASV il servizio di riscossione. Ora mi chiedo perchè il Comune di Bitonto non effettua questo passaggio.