La Cerin, il Comune e 5 milioni di debiti

Michele Cotugno Depalma

La ditta chiede di ricevere ciò che le spetta di diritto

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5.152.091.96 euro, ai quali aggiungere gli interessi.
E’ l’esorbitante debito che il Comune di Bitonto avrebbe maturato in questi anni nei confronti della Cerin, l’azienda che si occupa della riscossione dei tributi locali.
Tutta colpa, sembrerebbe, di fatture non pagate da parte del Comune dal 2003 ad oggi e che la Cerin adesso pretende di riavere.

Il colpo grosso, gobbo, e completamente inaspettato, è arrivato nelle stanze comunali poco prima di Natale ed in questi giorni la Giunta, con una delibera urgentissima, ha deciso di impugnarla e di fare resistenza ad oltranza.

Valla e compagni, che hanno deciso di chiudersi in un comprensibile silenzio, in particolare, nelle loro difese, “rimproverano” all’azienda capeggiata dall’amministratore unico Giuseppe Colapinto di avere volontariamente male interpretato la legislazione relativa e di aver assunto comportamenti non sempre corretti, in quanto avrebbe ripetutamente effettuato ”tentativi di interpretazioni diverse, e ad essa favorevoli, dell’art. 3 del contratto, slegandolo e non coordinandolo con l’art. 9 del capitolato d’oneri, tempestivamente e ritualmente contestate dalla Direzione del Servizio Finanziario tant’è che la stessa società formalmente accettò, in via definitiva, l’interpretazione dell’Ufficio sui criteri di remunerabilità delle sue prestazioni, con riferimento esclusivo alle previsioni dell’art. 9 del capitolato d’oneri”; “la frequente presentazione da parte della Soc. CE.R.IN. di fatture quasi sempre errate – a suo favore – negli importi e per le quali, dopo i rilievi dell’Ufficio, era costretta a stornare parzialmente, con l’emissione di note di variazione”, “il verosimile macroscopico errore, in otto elevate fatture poste a fondamento del ricorso per decreto ingiuntivo ovvero l’intento di “far rivivere la vecchia sua interpretazione contrattuale dell’art. 3 dimenticando l’art. 9 del capitolato d’oneri”,”la assoluta macroscopica incongruenza dell’importo delle fatture poste a fondamento del ricorso per decreto ingiuntivo, straordinariamente “superiore di gran lunga a ben 12 volte il valore presunto”, che era pari a poco più di 413 mila euro.

Il Comune non ci sta, allora, e, per dimostrare la sua estraneità ai fatti, sarebbe pronto a chiedere in sede di udienza “una perizia contabile che accerti la corretta determinazione degli importi delle fatture, per le quali è stato azionato il decreto ingiuntivo, alla luce delle previsioni dell’art. 9 del capitolato d’oneri e delle risultanze finanziarie dell’attività svolta dalla Società”, di coinvolgere come testimoni tutti quei dipendenti comunali preposti alla realizzazione dei contratti con la ditta Cerin, e di segnalare l’incredibile vicenda alla Corte dei Conti, alla Procura della Repubblica ed all’Albo Nazionale dei Concessionari della Riscossione.

La diatriba, insomma, è appena cominciata.

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Commenti

  • rimba (utente non verificato)

    E’ chiaro….come è possibile l’inconcrueza fra l’art.3 del contratto e l’art.9 del capitolato d’oneri. Eppure certi contratti sono copiati da uno all’altro. Mi chiedo come è possibile ripetersi nell’errore che da luogo alla differente interpetrazione….e poi come fa la CERIN a pretendere tanti arretrati dal 2003? Non c’è la prescrizione?