Pari opportunità, Rifondazione comunista: “Bene il CUG, ma dopo tre anni di nulla”

La Redazione

“Eppoi i tempi elettorali sono quanto meno sospetti”

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Dalla segreteria politica del Circolo FdS- Rifondazione Comunista, “Peppino Impastato” – Bitonto, riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Apprendiamo a mezzo stampa che, sia pur tardivamente e in tempi elettoralmente sospetti, la “nostra Amministrazione” ha riscoperto il tema delle “Pari Opportunità”, mettendo mano alla realizzazione del CUG nell’ambito della propria struttura organizzativa e ciò, del resto, in mera ottemperanza della Direttiva Nazionale del 25 marzo 2011, a firma del MINISTRO PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E L’INNOVAZIONE e del MINISTRO PER LE PARI OPPORTUNITA’ (Brunetti e Carfagna, per intenderci).

In tale circostanza vorremmo poter condividere la soddisfazione esternata dall’Assessore Antonio Labianca, secondo il quale, l’azione “… garantirà il contrasto di qualsiasi forma di discriminazione e di violenza morale o psichica per i lavoratori" ( e non ricorda l’Assessore, per il rispetto di genere, di citare anche le lavoratrici!)

Non riusciamo però pienamente a farlo, in base almeno a due ordini di motivi, rispettivamente di ordine etico ( e ogni tanto è bene , ricordarsi che anche l’etica esiste) e di ordine più specificatamente politico.

In primo luogo, riteniamo sia bene chiarire che, all’interno del testo della Direttiva 25 Marzo 2011, i temi del contrasto alla discriminazione di genere, alla violenza morale o psichica, alla “salubrità morale” dell’ambiente di lavoro non sono assunti in termini assoluti per il proprio valore intrinseco ed universale, come legittimi diritti della persona umana e, nello specifico, delle lavoratrici e dei lavoratori; al contrario essi vengono rapportati al principi, tutto economicistico, della ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico. Insomma, in termini brutali: per evitare che gli impiegati “fannulloni” del settore pubblico (così li aveva definiti Brunetta) possano produrre poco e male, urge creare delle situazioni di “benessere”, anche di genere, in vista di un aumento della resa lavorativa; tutto ispirandosi ai principi di efficienza, efficacia, economicità, gli stessi che hanno portato alla distruzione della scuola pubblica. In base allo stesso principio, nelle stalle svizzere si diffondeva Beethoven in stereofonia.

In secondo luogo, ci impedisce di gioire della riscoperta delle Pari Opportunità, la consapevolezza politica di quanto nulla si sia fatto di concreto in questi anni, nella nostra Comunità, in merito alle politiche di genere, a cominciare dall’ostinato rifiuto da parte del Primo cittadino di istituire, in linea di continuità con la precedente Amministrazione, un assessorato ad hoc da più parti e ripetutamente richiesto.

Tre anni in cui non solo non è stato fatto nulla per garantire condizioni effettive di pari opportunità e ridisegnare la Città intorno alla qualità della vita delle donne, ma non si è mai neanche parlato di nulla che avesse a che fare con problematiche riconducibili alla sfera di Genere. Del resto, unica concessione è stata quella dell’inserimento nell’ambito della Prima Commissione della “categoria Pari Opportunità” , che di fatto è stata lasciata nelle mani di un gruppo operativo composto da 5 uomini e due sole donne! Quanto si sia adoperata la Prima Commissione in fatto di pari opportunità è sotto gli occhi di tutte e tutti.

Pur sforzandosi non si riesce ad andare oltre “Incroci sociali”, progetto del resto che vanta altri natali.
Eppure anche un’analisi sommaria, da dilettanti, avrebbe potuto evidenziare quanto, in un contesto depauperato come il nostro, il permanere di atteggiamenti culturali di oscura e malcelata violenza sulle donne, il tasso crescente di disoccupazione , la mancanza di sostegno a nuove progettualità, l’assenza o la limitatezza dell’offerta di mense, nidi e asili pubblici a prezzi calmierati, erano e sono fattori destabilizzanti per il quotidiano della popolazione femminile, ancora costretta dal carico delle attività di cura a mettere da parte la realizzazione delle proprie aspettative di lavoro, in una contingenza economica in cui esso si pone come “primaria necessità” e non più o non solo come “ bisogno volontaristico”.

Ben venga, quindi – ma senza troppi inutili trionfalismi- un provvedimento come il CUG che, per quanto strumentale e ristretto nel suo ambito di applicazione, auspichiamo possa garantire qualche beneficio alle lavoratrici inserite nell’Amministrazione comunale.

Ciò su cui , però, vorremmo aprire un pubblico confronto con l’attuale Amministrazione, è un insieme di provvedimenti a largo raggio, che vanno dalla riscrittura di Genere del Regolamento del Consiglio Comunale, per rendere obbligo la costituzione di Giunte ambosessi, all’attribuzione tardiva ma sempre necessaria di una delega assessorile alle Pari Opportunità, sino all’inserimento della nostra Città nella sfera d’azione dei Finanziamenti europei per la formazione e l’occupazione femminile e della Legge Regionale 7 sulle Politiche di Genere e sulla Conciliazione dei tempi di vita e lavoro, la “ Legge Gentile”che , se applicata, aprirebbe alle donne un insieme ampio di nuove possibilità di promozione umana, lavorativa, imprenditoriale e sociale.

Nulla di tutto questo è mai stato in tre anni neanche ipotizzato e il CUG ci appare, a tale confronto, ben poca cosa. E’ bene che l’Amministrazione lo sappia: le donne hanno memoria lunga.

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