Desantis (Udc): «E che il 2012 porti un cambiamento vero nel mondo della politica»
«In tempo di crisi, non è possibile che i nostri rappresentanti a Palazzo pensino solo a conservare i loro privilegi»
Dall’Avv. Vito Desantis, Segretario UDC Bitonto, riceviamo e volentieri pubblichiamo.
"Tutti i politici bitontini o sedicenti tali (nessuno escluso ed eccettuato) offrono di questi tempi uno spettacolo oserei dire surreale.
I più grotteschi sono i politici della maggioranza che sembrano animati da uno spirito di vecchi ricordi, quasi una banda di pensionati seduti su una panchina che farfugliano concetti strampalati e bolsi slogan del passato.
Uomini che siedono in Consiglio Comunale senza alcun interesse se non quello di evitare di fare rientro a casa.
Ma in generale, di tutti colpisce la monolitica se non come dicono granitica assenza di autocritica, di un accenno anche vago alle proprie responsabilità nell’avere condotto il paese sull’orlo del baratro e forse anche un po’ oltre.
E come se venissero da Marte e non avessero mai governato guardando con stupore l’accumulo di macerie ed il degrado politico e sociale che essi hanno accumulato.
La loro principale preoccupazione è quella che possano disperdersi i loro privilegi legati al dolce farniente e alle loro assurde pretese.
Ora non occorre essere Nostradamus per capire che questo modo di fare politica è arrivato al capolinea.
Ormai il popolo ha dimostrato a chiare lettere un notevole livello di insofferenza nei confronti dei privilegi, ha rimarcato l’insostenibilità di un nepotismo che ha raggiunto livelli folli, ha rimarcato la decrepitezza di un linguaggio che ormai non comunica più nulla.
I motti fanfaroniani e gli slogan dei peones oggi suonano più incomprensibili e lontani dalla realtà di quanto non apparisse prima il politichese.
Il punto è che mentre tutti si arrabattano per sbarcare il lunario, i politici si incontrano per discutere delle loro indennità e dei loro compensi.
Molti fino a ieri o ieri l’altro parlavano male della prima repubblica, quando non vi erano finanziamenti pubblici ai partiti, quando non vi erano pensioni che maturavano dopo appena due anni sei mesi ed un giorno di legislatura e quando la politica era passione e non professione o peggio mestiere.
La maggioranza oggi a Palazzo Gentile è l’esempio vivente dello sfacelo della seconda repubblica,nonché la brutta copia di ciò che era la prima.
La meritocrazia non alberga più nelle stanze della politica e se ne è accorto il popolo di Bitonto che per non votare i soliti, nel 2008 ha votato gli inutili.
Bisogna ridare dignità alle istituzioni ed affrontare la questione morale che non può prescindere dall’abolizione delle indennità ai politici specialmente a Bitonto dove esse sono diventate veri e propri stipendi per i lavativi.
Per riavvicinare la gente alla politica bisogna fare sacrifici e non lottare per diventare assessore o consigliere per indi godere dei vantaggi alla faccia del povero stupido che ha votato. Bisogna avere il coraggio di dirle certe cose e non continuare ad ammantarsi di ipocrisia.
Un sindaco incapace ed inconcludente deve avere il coraggio di dimettersi e gli assessori improduttivi devono abbandonare il campo e non continuare ad incassare indennità senza giustificazioni.
Trattasi di una questione morale alla quale nessuno deve sottrarsi. Trattasi anche di una questione di giustizia sociale per quella gente che ha perso il lavoro o che pur sottopagata continua a lavorare per sfamare la famiglia. Al Sindaco la pensione di prefetto è più che sufficiente per vivere e vivere anche bene così come lo sono gli stipendi che percepiscono gli assessori dal proprio lavoro.
Il momento di crisi richiede sacrifici e quindi esorto l’amministrazione a rinunciare spontaneamente ai suoi privilegi.
Auguro a tutti un anno nuovo che veda gli amministratori bitontini per primi in Italia come araldi del cambiamento fatto di rinunce e che veda Bitonto segnalata come la patria, la residenza e la dimora di galantuomini e di persone coscienziose e perbene, come una città che concede ospitalità a chi ama il prossimo suo e la gente bisognosa.
La politica deve essere consegnata a chi vive di politica e non dalla politica".
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