L’assurda morte di un uomo buono

Mario Sicolo

E’ successo (purtroppo) qualche giorno fa

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Ieri, quando persino la luce del lampione sotto casa sua tremava addolorato, era rimasto solo il silenzio fragile della sera.

Provate a capirci, abbracciare il cognato di E. C. in quell’istante, nella danza sospesa delle tenebre, mentre il commesso della tipografia andava attaccando una fila infinita di manifesti sulla parete triste di quel palazzo in via Garibaldi, è stato straziante.

La gente che passava non poteva non ristare dinanzi a quelle parole commosse, chiunque le avesse scritte.
Ed il cammino delle emozioni era sempre lo stesso.
Lo smarrimento dinanzi alla notizia d’una vita improvvisamente spezzata.
La sorpresa nel notare l’età – giovane, troppo giovane – di chi più non c’era.
Lo sgomento nel riconoscere nella foto proprio E., quel pezzo di ragazzo, certo un po’ schivo e riservato, ma capace d’essere allegro e donar letizia a chi lo aveva caro.

Era geometra e tanti lo ricordavano come uomo buonissimo e compito. Alcuni pure come virtuoso della sette note che aveva animato la scena musicale fine anni Ottanta, quando la città pullulava di gruppi fantasiosi e pieni zeppi di talenti.

Infine, la rabbia nell’ascoltare com’è arrivata la fine.
Disgrazia, fatalità, tragedia. Ma non solo. 
Mille le versioni raccontate, infatti, come spesso accade in questo paesone che mai diverrà città per davvero, ma con un’atroce costante: qualcosa nei soccorsi non è andato come doveva.

Lungi da noi voler speculare su chissà che, ma lasciateci almeno abbracciare idealmente – per quel che possa servire un gesto tale, in occasioni così devastanti – le sue famiglie, quella in cui aveva visto la luce e quella cui aveva dato luce, con passione.

Ora, gli amici saranno chiusi in un iroso mutismo, perchè hanno vissuto gli ultimi attimi del transito di E. quaggiù.
La moglie si rannicchierà di dolore sopra la bimba fino a diventare la sua culla d’amore, in queste sere d’ingiusto Natale. 
La madre si perderà dinanzi alle foto del figlio, sino a quando il vetro bambino della cornice non sarà divenuto uno specchio.

A tutti loro sarà parso che il petto di E. non abbia retto.
In realtà, adesso i frammenti di quel cuore – senza che nessuno se ne sia accorto, ci vorrà un po’ di tempo perchè ciò accada – sono dentro i loro cuori e baciandoli dolcemente come tessere discrete stanno disegnando quel mosaico d’amore che è la vita di tutti loro…     

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Commenti

  • rainbow70 (utente non verificato)

    ciao enrico, ragazzo educato e tranquillo, purtroppo le persone buone in tutti i sensi, ci lasciano improvvisamente senza far rumore ed ingiustamente!

  • Airborne62 (utente non verificato)

    Mi dispiace per il povero giovane, ma non potreste scrivere di piu’ su questa storia (e altre storie), dare nomi e luoghi nei quali e’ avvenuta questa tragedia? Scrivete un sacco di fronzoli poetici nell’articolo(i), ma non dite come sono andati i fatti, come e quando e perche’ questa persona ci ha lasciati. Io, come tanti altri lettori, non vivo a Bitonto e certe cose, come le scrivete, non se capiscono proprio. Grazie.