La poesia dolce e comunitaria di Domenico Ferrovecchio

Marino Pagano

Due componimenti pubblicati nel volume di un concorso letterario

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Si è tenuta nelle settimane scorse, presso l’hotel Excelsior, a Bari, la premiazione della sesta edizione del fortunato premio di poesia in vernacolo “Il mio cuore, la mia terra, la mia vita”, organizzato dalla Uil Pensionati di Bari e di Puglia e dall’Ada Puglia (Associazione di volontariato per i dritti degli anziani), in collaborazione con la Uil nazionale.

Ben 132 i partecipanti alla speciale gara in versi; 251 i componimenti giunti.
Le poesie, come previsto dal regolamento, erano tutte inedite.

Il concorso ha goduto del patrocinio dell’Upi Puglia (Unione province italiane), dell’Anci pugliese, della Regione e della Provincia di Bari.
“L’iniziativa mira a far emergere e valorizzare il patrimonio spirituale, umano e culturale dei nostri anziani che, per modestia e pudore eccessivi, tengono riservati e nascosti i loro componimenti i quali, spesso, raggiungono vette eccelse di lirismo tali da poter arricchire quanti vi si abbeverano”, informano i promotori del riconoscimento.

A partecipare al benemerito concorso, come ogni anno, anche un bitontino, il caro e simpatico Domenico Ferrovecchio, poeta popolare e figlio di Michele, ormai noto a tutti come “il poeta contadino”, straordinario esempio di mai doma verve e spumeggiante fantasia.
Scomparso Michele anni fa, è ormai il figlio Domenico ad avere ereditato con costanza e impegno la nobile arte paterna.

Nobile per spirito, cuore, umiltà. Un poetare che nasce non come ricerca meramente letteraria o linguistica ma come fatto popolare: il verso serve ad unire autore e lettore in nome delle tradizioni, di ciò che lega ai valori primi di una realtà fatta di passato e futuro comuni.

I Ferrovecchio, insomma, come autentici rimatori comunitari.
A ben pensarci, un compito non facile, soprattutto meritorio.

Quanto al concorso Uil: diploma di partecipazione, per il nostro Domenico, per tutti Minguccio. Sue due poesie sono state pubblicate nel sempre più corposo volume che l’organizzazione del premio pubblica a fine gara (primo classificato il canosino Sante Valentino, con la poesia “L’aquilone”).

Ferrovecchio ci presenta i componimenti “Puglia turist” e “U chéune”.
Sì, proprio il cane, “u amòiche chiù sengéire e fedéile de l’òmene”, che non ti tradisce, ti chiede poco e si accontenta.
Animale fedele e buono, “pòute jésse de chembagnòje o da càcce/ da uàrdie o da pastàure/ te uàrde re spàdde da re làtre/ e da re malaggénde”.
In più: “Stèje atténde quànne u pàrle/ e péure ca te vòule respònne/ ma na tèine la favélle e na séupe parléue”.
“Puglia turist” è invece un inno alla nostra fantastica regione.

Una piccola guida in versi alla terra che, dal Gargano al Salento, passando per le cattedrali romaniche, la Murgia, la Valle d’Itria e tante altre bellezze naturali ed artistiche, nonché gastronomiche, incanta il visitatore.

Ma in Puglia si ritorna.
E così, rivolti al turista: “T’aspettéume che tànde amòice,/ ne stéume a organezzéue/ pe fàvve passéue/ bélle scernéute,/ mìere bùene/ e mangéue genuòine”.

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