La nostra redazione alla Puglia Prima di Tutto: “E voi che siete?”

Mario Sicolo

Quanta tristezza in una lettera scritta con stile eccelso, sicuramente degno di miglior causa

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Per Friedrich Hegel, filosofo insigne, il giornale era "la preghiera del mattino dell’uomo moderno".
Piace pensare che di quello contemporaneo possa essere il sito internet o il portale d’informazione.

Mario Soldati, ironico scrittore, misurava la civiltà del nuovo paese che visitava dal numero di edicole che scorgeva nelle piazze e per le strade.
Sarà per questo che a Bitonto non ce n’è una che sia una.
E edicola, in latino, significa "piccola casa", a suo modo sacra, di idee e pensieri, trattandosi di rivendita di giornali.

Già, qui da noi, i giornalai – mestiere che non solo rispettiamo, ma ammiriamo, perchè altrimenti noi che scriviamo pure sulla stampa non avremmo ragion d’essere – per sopravvivere sono costretti ad essere anche cartolai e librai.
E spesso manco ce la fanno a tirare a campare.

Comunque, siamo qui a cospargerci umilmente il capo di cenere, dinanzi alla mirabolante letteressa inviataci dalla Puglia Prima di Tutto, partito di governo della nostra città.
I suoi tre rappresentanti sono nostre vecchie conoscenze.
Con Christian Farella abbiamo condiviso un sogno chiamato pallone negli anni dell’adolescenza e stimiamo la sorridente simpatia di suo padre.
Di Francesco Labianca sappiamo che è uno stimato professionista.
Di Emanuele Napoli ammiriamo le battaglie coraggiose che sostiene per migliorare la qualità della vita nel nostro centro storico.
Punto.

Nell’epistola piccante inviataci, viene rinfacciato ad un nostro collaboratore d’aver espresso "una visione parziale della realtà", "una ricostruzione faziosa dei fatti", in un articolo sulla forza politica in questione, pubblicato da noi nei giorni scorsi.

Dunque. Deve averla combinata davvero grossa il nostro redattore.
Ha osato, infatti, citare una lettera dell’onorevole Salvatore Greco, che persino io, che pure sono mezzo rimbambinito, ricordo.
Certo, non è felicissimo quel "lo obbligava", che, dizionario alla mano, significa "costringere qualcuno a fare qualcosa".
Però, su "impegnare qualcuno ad una certa azione", già qualche dubbio mi sorge sull’uso inesatto del termine.
D’altronde, ho memoria di toni perentori, non d’una frasetta da bigliettino d’auguri con tanto di musichetta dentro indirizzato al sindaco Raffaele Valla.

Poi, nello scritto, si parla di trasmigrazioni partitiche per motivi etici e non mi pare che il nostro articolista li abbia mai messe in dubbio.
Mah… 

Siamo ai tempi, calendario alla mano, ora.
Si parla dell’assessorato a Francesco Labianca come una panacea ai "malumori" dello schieramento, a seguito del secondo rimpasto della Giunta Valla. E, ripeto, date sott’occhio, ci siamo.

Tuttavia, giuro che stavo per chiamare il mio collaboratore per bacchettarlo con veemenza, se non mi fossi accorto che lo stesso coordinatore del partito, qualche riga più su, aveva assicurato che i "malumori" non sono ancora finiti.
E, allora, gli ho telefonato ugualmente per rampognarlo di non azzardarsi a scrivere che, magari, ne vogliono un altro di assessorato, se la logica è quella.
Non si sa mai, imprudente essendo l’imberbe giornalista.

Pfui, che fatica chiedere venia ai nostri politici, mi son detto.
Noi di Bitontolive cerchiamo solo di fare il nostro dovere, giorno per giorno, nel nostro piccolo.
E, da buoni bitontini, non abbiamo il coraggio sufficiente per essere – come pure ci consigliano gli amici della "Puglia Prima di Tutto" – "i cani da guardia del potere", anche perchè abbiamo la vaga impressione che i quadrupedi abbaianti stiano dall’altra parte dell’espressione stessa.

Rifiato, adesso. E, ripensando ad Hegel e Labianca, esco per acquistare la solita mazzetta di quotidiani dal mio giornalaio di fiducia.
Con sorpresa, lo trovo sommerso da coriandoli di carta, intento com’è a tagliuzzare con certosina pazienza decine di giornali.
"Oddio, che stai facendo?", gli chiedo preoccupato d’acchito.
E lui: "Come, non lo sai? Sto estrapolando brandelli di fatti dal loro contesto per dare al pubblico una visione distorta della realtà, per aumentare il clamore di una notizia e vendere così più copie".
"Ah, scusa, hai ragione", rispondo chinando il capo.
Pago e vado via di corsa, vergognandomi di non aver capito subito…

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