L’ennesima disgrazia per la signora L.: tagliato anche il telefonino
Dopo lo sfratto e le decine di bollette da pagare, aspetta ancora segnali dal Comune
“Nà, quann r caus so ouveir!”, l’esclamazione potrebbe sembrare verghiana e, invece, è manzoniana.
Nel senso che la frase, pronunciata con energia in stretto e verace vernacolo, dovrebbe equivalere ad una stupita (e magari un’anticchia profana) affermazione dell’esistenza della Divina Provvidenza.
Roba impegnativa, insomma.
A gridarcela dietro è sempre lei, la signora L., mentre recisa persuade la figlia a volgere lo sguardo da un’altra parte che non sia la vetrina del negozio di giocattoli e peluche.
La bimba scuote appena il capino biondo e quasi sorride.
Che sarà mai per una piccina che a Natale scorso ebbe niente in regalo perché niente le potevano donare i genitori?
Ovvio che anche quest’anno ci sarà il vuoto ai piedi dell’albero, che chissà se riusciranno ad addobbare.
L. quasi esulta, dunque, perché ci ha incontrato casualmente e non sapeva come fare per rintracciarci.
C’è una nuova disgrazia da comunicarci.
Mostrandoci il nokia consunto da mille chiamate inutili, ci annuncia che le hanno anche tagliato la linea al cellulare. Sì, in pratica non può più telefonare.
Nel frattempo, lo sfratto imperioso resta e restano minacciose tutte le bollette da pagare. Con quali danari nessuno lo sa, perché, tra lei e il marito, nessuno li ha.
Noi cerchiamo di starle vicino, ma è chiaro che la donna non vuole pietà, ma un aiuto concreto.
Abbiamo provato a chiamare in causa l’assessore ai servizi sociali Damiano Somma, che ha dato le sue spiegazioni legittime. Che, però, non sono andate affatto giù alla signora.
L., anzi, pur non essendo Machiavelli, è rimasta allibita dallo sterile rimando delle responsabilità alla vecchia amministrazione: “E che vuol dire: andasse da Ricci (Francesco Paolo, avvocato ed ex omologo per deleghe assessorili del collega mariottano, ndr) e Pice (Nicola, già stato per due mandati primo cittadino, ndr), se con loro si trovava bene. Non mi sembra che si risolvano così i problemi della gente. Mi sono stancata di andare ad elemosinare gli spiccioli a quella chiesa o a quella famiglia. Anche se non ce la faccio più, continuerò a lottare perché voglio avere risposte concrete dal Comune. Io non sono come tante amiche mie, che, pur vivendo nelle stesse mie condizioni, non hanno più voglia di combattere”.
L’orlo di quel precipizio chiamato disperazione è pronto ad accogliere la signora con tutti i suoi cari.
La città, invece, si interroghi su queste nuove sacche di povertà, che si vanno spalancando ieri silenziosamente, ora sempre più ferocemente.
La forbice tra chi se la gode – spesso mungendo le vacche ormai anoressiche (mercé la crisi diffusa ovunque) degli enti pubblici – e chi soffre s’è allargata a dismisura, senza che chi appartiene alla prima schiera senta almeno un vago, se non sinistro formicolio dentro l’anima…
Commenti
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La signora L faccia come tanti ormai, da tempo, fanno a Bitonto: due cassette di frutta e verdura, un bell’angolo di strada, e la “giornata” è fatta!!!Senza spese, senza doveri nei confronti di chi le tasse le paga, e soprattutto senza che NESSUNO glielo impedisca……….
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NON VEDO L’ORA CHE CADE LA GIUNTA VALLA E DAR SPAZIO A GENTE PIU SERIE CHE SA BENISSIMO COME AIUTARE STA POVERA GENTE….VALLA=BERLUSCONI…







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