Il due novembre e le lezioni d’amore che ogni giorno dimentichiamo

Mario Sicolo

Ma eterna è la memoria del cuore

0 commenta

Saranno stati gli angeli stessi a recapitare a quella Madonna di pietra la foto di Nicola.
In quell’istantanea felice, il ragazzo ha un sorriso che pare arrivare da una lontananza prigioniera.
Invece, dietro di lui, dentro di lui, solo cielo.

La mamma lascia che sia soltanto quella scultura ad abbracciare il suo bambino, per il resto c’è lei a vegliare su tutto.
C’è da spolverare questa nuova, strana casa rettangolare e bianca, dev’essere immacolata, proprio come era l’anima del piccolo Nicola, prima che qualcuno ci mettesse sopra una nuvola di cupa tristezza.

Il pupazzetto rossonero – che passione il pallone e che gol fantastici segnava, quando giocava a calcetto con gli amici – e altri piccoli oggetti.
Fra ciuffi d’erba smeraldina e fiori variopinti, alcuni cd rotti: immagine atroce d’un canto spezzato.

Che sia lucente quel marmo, s’ostina la madre, come quel sorriso lì, che è inciso sul suo cuore per sempre.
La donna, ora, abbandonato lo strofinaccio in un angolo, sfiora con le dita disperate quel volto e lo carezza lievemente.

Anche oggi, che pareva dovesse piovere, è sbucato laggiù il fuoco triste del sole che muore.
Presto, la voce metallica la inviterà ad andar via da quel campo santo, ma non ci sarà mattino che le restituirà il suo bambino.
Fa nulla. Tornerà, puntuale, domattina, ché non si può mica vivere senza luce…

Accanto, un’altra madre saluta il figlioletto baciandolo e sussurrando uno struggente “ci vediamo domani”.
La seconda data su quella lapide l’ha cancellata esattamente il giorno in cui cadde.
E così è ancora un diluvio di baci e lacrime, parole e malinconie.

Poco più in là, un’anziana signora è arrivata con passo svelto, ma breve, ha sistemato ai piedi d’una tomba su cui s’è accoccolata tre sacchetti pieni di tutto e s’è messa a pregare il marito che non c’è più, con un tremito leggero nella voce.

Per evitare che la postura le anchilosi le gambe, ogni poco muove impercettibilmente i piedi e fa crepitare così aghi di pino dipinti di tramonto.

Sarà il custode con estrema dolcezza ad interrompere quella litania che si perde nell’aria bruna come un soffio di vento ferito.

Dunque, anche questa giornata al cimitero è volata via.
Altre ne verranno, tutte uguali e pur diverse nel dolore consolante d’un ricordo sempre nuovo.
Abbiamo imparato che, se ami davvero, la morte non ha scampo ed il tempo viene piegato dall’eternità del cuore.

Sono, queste, le lezioni d’amore che tutti i giorni dimentichiamo…

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!